Il calcolo statico ha sostanzialmente lo scopo di accertare o
verificare il comportamento di una struttura aeronautica soggetta ad una assegnata
distribuzione di forze che si ritengono applicate staticamente.

Tali forze sono principalmente:
a) forze
aerodinamiche, distribuite sulla superficie esterna del velivolo;
b) forze
di massa, cioè forze dovute alla massa delle varie parti del velivolo e di tutto ciò che
il velivolo trasporta: tali sono i pesi e le forze dinerzia;
c) spinte
degli apparati propulsori;
d) differenze
di pressione fra linterno e lesterno di una cabina o di un altro
compartimento pressurizzato;
e) reazioni
del terreno sugli organi di atterraggio, evidentemente solo nelle fasi in cui il
velivolo è in contatto col terreno;
d) altre
forze di natura particolare, come la trazione applicata al gancio di traino di un aliante
o altre.
E quindi evidente che ogni calcolo statico deve essere
preceduto dalla determinazione delle forze agenti e che laccuratezza con la quale
si valutano i carichi influenza in modo determinante (sia in senso positivo che negativo)
laccuratezza del risultato finale della verifica statica.
In alcuni casi le deformazioni dovute ai carichi sono tali da
fare variare in modo apprezzabile la distribuzione delle forze aerodinamiche. Si pensi per
esempio alleffetto della deformazione torsionale dellala: essa provoca
variazioni di incidenza aerodinamica le quali, specie se la velocità di volo è
elevata, possono alterare sensibilmente la distribuzione della portanza e del momento.
Questi fenomeni, nei quali si ha una profonda interazione fra
il comportamento aerodinamico e quello strutturale, possono avene notevole importanza, ed
in alcuni casi essere particolarmente pericolosi, specialmente alle più alte velocità di
volo.
Vengono normalmente denominati fenomeni aeroelastici,
ed aeroelasticità il loro studio.
Nel calcolo statico propriamente detto, le forze sono
considerate note. Inoltre dovremo ritenere che sia nota anche la struttura in
tutti i suoi dettagli.
In effetti nelle prime fasi del progetto di un
velivolo la struttura non può essere nota in tutti i suoi dettagli infatti il
progetto della struttura consiste proprio nel determinare, e nel dettagliare
attraverso successivi affinamenti, la struttura ottimale, cioè la struttura che
costituisce il miglior compromesso fra le esigenze di basso peso, costo limitato, durata,
affidabilità, ecc., che soddisfa i requisiti.
Per
questo nelle prime fasi del progetto è opportuno impiegare schemi di calcolo il più
possibile semplici e isostatici; semplici perché consentano di
eseguire rapidamente i numerosi calcoli che possono essere necessari alla ricerca della
struttura migliore, senza daltronde richiedere la precisazione di troppi dettagli;
se è possibile anche isostatici perché consentano di determinare le
sollecitazioni in una parte della struttura, o addirittura in un elemento di questa,
indipendentemente dalla definizione e dalla scelta della struttura circostante, e quindi
di dimensionare o verificare, entro certi limiti, indipendentemente, le varie parti della
struttura.
Nelle fasi più avanzate del progetto si dovranno e si potranno invece impiegare schemi di calcolo via via più raffinati e più dettagliati, che tengano conto in modo più realistico delle intera azioni iperstatiche fra le varie parti della struttura.

Osserviamo infine che anche i carichi agenti sulla struttura,
in generale, potranno essere determinati con accuratezza via via crescente
allavanzare del progetto. Inoltre le condizioni di carico per le quali si deve
eseguire il calcolo sono più di una, corrispondenti a situazioni diverse; quindi quando
si parla di calcolo strutturale conviene fin da ora intendere il calcolo della stessa
struttura con diverse condizioni di carico.
Schema semplice a travi

Lo schema più semplice con il quale si può rappresentare la
struttura di un velivolo è quello nel quale le sue parti principali, e cioè lala,
la fusoliera e gli impennaggi vengono considerati travi (v. p. es. la figura ).
Anche le superfici mobili e cioè gli alettoni, gli
ipersostentatori, lequilibratore ed il timone possono essere visti come travi,
collegate alle corrispondenti superfici fisse attraverso le cerniere (o le guide) e gli
organi di comando (figura ).
Questo procedimento, ha i vantaggi ed i limiti del modello
che abbiamo chiamato trave, che sono principalmente:
1. Si possono calcolare gli sforzi in una sezione della trave conoscendo le azioni interne in quella sezione, ed ignorando completamente la situazione delle sezioni vicine. Con schemi isostatici del tipo di quelli indicati nelle figure.
2. Le azioni interne possono essere valutate direttamente conoscendo i carichi, prima di sapere come sono fatte le travi. Ciò richiede che si possano individuare degli assi, più o meno convenzionali delle travi stesse, e quindi delle sezioni normali allasse.

3.
Il modello di trave non permette, in generale, di calcolare gli sforzi con
sufficiente attendibilità in prossimità delle zone di vincolo, di brusca variazione di
sezione, di brusca variazione dellorientazione dellasse, o di applicazione di
forti carichi concentrati. Esempi di tali zone, particolarmente importanti per ché
soggette a forti sollecitazioni, sono le zone di attacco fra lala e la fusoliera
(zona di vincolo), e le parti che contengono grandi aperture (brusche variazioni di
sezione), quali il vano carrello e le porte di un velivolo da trasporto. Una situazione
ancora più difficile è quella della zona di incastro di unala a freccia, nella
quale oltre al vincolo si ha una brusca variazione dellorientazione dellasse .
Il modello di trave non può essere impiegato, neppure in prima approssimazione, per
quelle parti che per il loro basso allungamento non possono in alcun modo essere viste
come travi e che tuttavia spesso sono parti fondamentali della struttura, come ad esempio
le ali dei velivoli molto veloci .