Lelettronica è indubbiamente il settore della scienza che negli ultimi decenni ha avuto il più rapido sviluppo. Ad essa sono dovute le più strabilianti innovazioni che hanno totalmente rivoluzionato la vita delluomo. I circuiti elettronici, infatti, governano il funzionamento di numerosi dispositivi di cui quotidianamente si fa uso: calcolatori, sistemi di telecomunicazione, elettrodomestici, automobili, giocattoli e sistemi più complessi come satelliti, strumenti per il pilotaggio, controllo del traffico aereo, etc.
Lelemento fondamentale di cui sono costituiti i circuiti elettronici
è il silicio. Esso costituisce il
della crosta terrestre ed è il più abbondante dopo lossigeno. Il silicio è
contenuto nelle rocce, nella sabbia e nel terreno, in combinazione con ossigeno e metalli.
Dal punto di vista elettrico il silicio è, insieme al germanio,
boro etc., un semiconduttore, cioè un elemento con una resistività
intermedia tra quella dei conduttori e degli
isolanti. Una caratteristica fondamentale distingue i semiconduttori dai conduttori: la
loro resistività
diminuisce con
laumento della temperatura, mentre per i conduttori cresce. Questo singolare
comportamento nasce dal particolare legame chimico che tiene unita una coppia di atomi di
un semiconduttore: legame covalente. Il legame consiste nel mettere in comune una
coppia di elettroni, uno per ciascun atomo che entra nel legame. A bassa temperatura in un
cristallo di silicio puro, tutti gli elettroni sono legati agli atomi. Un atomo di silicio
ha
elettroni, quelli più interni ruotano
intorno al nucleo, mentre i quattro più esterni rimbalzano tra due atomi vicini
mantenendo il legame tra loro; in queste condizioni il silicio è un ottimo isolante.
Aumentando la temperatura del cristallo, qualche elettrone di legame, cioè quelli in
comune, si stacca dalla coppia di atomi e si mette a vagare attraverso il reticolo
cristallino. Più si riscalda il semiconduttore e più aumenta il numero degli elettroni
liberi, cosicché la sua resistività diminuisce, cioè diventa conduttore. Cè poi
la possibilità di aumentare ulteriormente la conducibilità dei semiconduttori,
consistente nel drogarli, cioè nellintrodurre delle impurezze, rappresentate
da arsenio e antimonio oppure boro, indio e gallio.
Per comprendere leffetto prodotto dalle impurezze è necessario ricordare che il silicio è tetravalente, cioè ha quattro elettroni di valenza, mentre arsenio e antimonio sono pentavalenti, boro, indio e gallio sono trivalenti. Se si aggiungono, quindi, atomi di arsenio o antimonio al silicio, quattro elettroni di questi si legano ai quattro elettroni di valenza dellatomo di silicio, originando il legame covalente. Il quinto elettrone dellimpurità resta libero, dando origine a conduzione elettrica. Poiché tale conduzione avviene per movimento di cariche negative, il semiconduttore è classificato di Tipo n. Vediamo ora cosa accade se si aggiungono al silicio atomi di boro, indio o gallio, che hanno solo tre elettroni di valenza. In tal caso solo tre elettroni del silicio si legano ai tre elettroni dellimpurità. Il quarto elettrone di valenza del silicio è libero, originando una cosiddetta lacuna. La conduzione avviene, in questo caso, per lacune e poiché esse si comportano come portatrici di cariche positive, il semiconduttore è classificato di Tipo p.
I semiconduttori vengono impiegati per la costruzione dei diodi a cristallo e dei transistori, dei quali diamo qualche cenno.
Alla base del comportamento elettrico sia del diodo che del transistore cè la cosiddetta giunzione. In elettronica è così chiamato il contatto intimo creato artificialmente fra un metallo e un semiconduttore o fra due o più semiconduttori. Esaminiamo più in dettaglio il fenomeno che avviene in un importante tipo di giunzione: p - n.
Essa è la zona intermedia, di intimo contatto, fra un semiconduttore di Tipo n e un semiconduttore di Tipo p, fig. 1.9.

Nel semiconduttore di Tipo n i portatori di cariche sono gli
elettroni, mentre in quello Tipo p sono le lacune, che si possono pensare come
cariche positive. Attraverso la superficie di contatto alcuni elettroni passano dal
cristallo
al cristallo p, mentre
alcune lacune si spostano in senso contrario. Il semiconduttore di Tipo n acquista
una debole carica positiva, mentre quello di Tipo p diventa leggermente negativo. A
causa della forza di attrazione, le cariche mobili di segno diverso tendono a disporsi
nelle vicinanze della superficie di contatto, ma da parti opposte. In uno strato molto
sottile, di spessore minore di un millimetro, a cavallo della zona di confine, si genera
pertanto un campo elettrico, diretto da
a p
che impedisce ogni ulteriore diffusione nei due sensi dei portatori di carica. La
giunzione si comporta, cioè, come uno strato ai lati del quale vi è una differenza di
potenziale, fig. 2.9; quando nuove cariche tendono a fluire da
a p il passaggio è impedito poiché gli
elettroni vengono respinti dagli ioni di p. Lo stesso accade per le lacune.

Fig. 2.9 Differenza di potenziale attraverso la
giunzioneAffinché si abbia un flusso di corrente attraverso la giunzione,
occorre creare un campo elettrico che vinca la barriere di potenziale; questo si ottiene
connettendo la giunzione con un generatore di tensione, collegando il semiconduttore p
al polo positivo ed il semiconduttore
al
polo negativo. Il tipo di collegamento citato si chiama polarizzazione diretta. Se il
collegamento tra giunzione e generatore avviene in senso inverso a quanto appena descritto
viene detto polarizzazione negativa, la barriera di potenziale si rafforza ed è impedito
il passaggio di corrente.
Il diodo è un dispositivo elettronico costituito da una giunzione p
- n. Esso ha in sostanza la funzione di un interruttore, che viene pilotato da
una differenza di potenziale. infatti, in base a quanto precedentemente detto, la
giunzione p - n è un dispositivo a senso unico, perché consente il
passaggio della corrente in un senso, dal cristallo p al cristallo
, e lo impedisce nel senso contrario.
A seconda della differenza di potenziale applicata ai suoi capi, la giunzione può trovarsi in due stati diversi:
accesa, quando la polarizzazione è diretta, semiconduttore p connesso al polo positivo del generatore; |
|
spenta, quando la polarizzazione è inversa. |
Mentre il diodo interrompe o lascia passare la corrente in un unico senso, il transistore è un dispositivo più complesso che consente di controllarne lintensità, cioè oltre a permettere o impedire il flusso di corrente, come il diodo, può amplificarne o ridurne lintensità.
Il transistore è costituito da tre strati di semiconduttori, che possono essere affiancati in due modi diversi:
;
![]()
Nel transistore
un cristallo p è inserito tra due cristalli
, mentre in quello
un cristallo
è inserito tra due cristalli p. Il
cristallo centrale si chiama base
ed ha
sempre uno spessore molto piccolo, dellordine di
. Gli altri due cristalli si chiamano rispettivamente: emettitore
e collettore
.

Fig. 3.9 Transistori
e ![]()
Nella fig. 3.9 sono riportati i simboli elettrici dei due tipi di transistori. Come può notarsi, ciascuna zona ha una sua funzione:
lemettitore, di fornire le cariche elettriche;
la base,
di accelerare e controllare le cariche;
il collettore,
di raccogliere le cariche.
Senza ulteriore approfondimenti sul loro funzionamento, notiamo che la differenza tra i due tipi di transistori riguarda esclusivamente la polarità e, quindi, il senso di circolazione della corrente che sono opposti.
Circuiti integratiIn questi ultimi decenni lelettronica si è straordinariamente evoluta sotto due aspetti diversi, che possono apparire a prima vista contrastanti.
Da un lato, i componenti elettronici sono diventati sempre più complessi e raffinati. Essi hanno consentito di progettare e costruire circuiti estremamente complicati che possono assolvere funzioni concettualmente sempre più elaborate.
Dallaltro lato, le dimensioni dei componenti e dei corrispondenti circuiti, nonché le potenze elettriche coinvolte nel loro funzionamento, sono diminuite di diversi ordini di grandezza. Dal 1948, anno in cui è stato inventato il primo transistore, al 1980 il volume di alcune apparecchiature elettroniche si è ridotto di un fattore un milione.
Lelemento che ha reso possibile questo rapido processo di miniaturizzazione è stato il circuito integrato, fig. 4.9, il cui processo di evoluzione è iniziato verso la fine degli anni cinquanta. Fino ad allora i componenti elettronici, resistori, condensatori, transistori, diodi, etc., venivano fabbricati separatamente con materiali diversi e successivamente assemblati.

Fig. 4.9 Circuito integrato visto al microscopio di dimensioni inferiori al
Con lavvento dellintegrazione tutti gli elementi di un
circuito, compresi i collegamenti, sono costruiti direttamente su ununica piastrina
di silicio. La costruzione di un circuito integrato inizia da una barra di silicio puro,
ricavata con opportuno processo di fabbricazione e di opportuno diametro,
, da cui si ottengono, per taglio, fette molto
sottili, decimi di millimetro, chiamate wafer. Esse sono la base su cui si
realizzano i chip, fig. 5.9, cioè piastrine delle dimensioni di un francobollo, su
cui sono incisi microscopici circuiti che contengono milioni di componenti elettronici.

Fig. 5.9 Chip
La costruzione dei circuiti integrati è unoperazione molto complessa e laboriosa.
Si parte da un disegno ingrandito del circuito, da cui vengono ricavate diverse maschere che individuano le porzioni del wafer a cui devono essere aggiunte le impurità per realizzare diodi, transistori, etc. Ciascuna maschera, dopo essere stata miniaturizzata con metodi fotografici, vene appoggiata sul wafer, la cui superficie è stata precedentemente rivestita di uno strato di ossido di silicio e di un altro strato di materiale fotosensibile. Lesposizione ai raggi ultravioletti indurisce le parti non ricoperte dalla maschera e consente in una successiva operazione di eliminare, per attacco chimico, le parti ricoperte dalla maschera.
Il wafer viene poi immerso in unatmosfera impregnata dellimpurità
con cui si drogano le zone di silicio rimaste scoperte. Queste operazioni vengono
ripetute più volte, usando maschere ed impurità diverse, per realizzare i diversi
componenti. Al termine vengono depositate sul wafer, per evaporazione o spruzzo, delle
microscopiche strisce metalliche che realizzano i collegamenti tra le zone
e p del circuito.
Lo sviluppo dei circuiti integrati ha comportato una riduzione dei costi
per unità di prodotto del
allanno. Ciò
ha consentito di rendere economicamente accessibili strumenti sempre più complessi.
Nellevoluzione di questa tecnologia si possono distinguere quattro fasi successive:
integrazione su piccola scala, dal 1960 al 1965;
integrazione su scala media, dal 1965 al 1970;
integrazione su larga scala, dal 1970 al 1980;
integrazione su larghissima scala, dal 1980 in poi.
Mentre nella prima fase un chip conteneva solo alcuni elementi di
circuito, nella seconda si è passati a qualche centinaio. Lo sviluppo su larga scala ha
consentito di mettere più di
transistori su
un solo chip. Oggi sono sul mercato dei chips, dalle dimensioni
ridottissime, con più di
di elementi connessi
da circa
di collegamenti. Trentanni fa,
prima dellavvento dei circuiti integrati, un operaio esperto avrebbe impiegato dieci
anni di lavoro per montare un numero così elevato di componenti. Un prodotto, quindi, che
allora avrebbe richiesto
di lavoro con un
costo elevatissimo, oggi costa poche decine di migliaia di lire e nei prossimi anni il suo
valore è destinato a scendere ad alcune migliaia di lire.