Oltre al campo gravitazionale ed elettrico, esiste in
natura un terzo tipo: il campo magnetico. Le azioni del campo magnetico si
manifestano su materiali specifici, a differenza di quelle gravitazionali che si
esercitano su tutti i materiali. La presenza del campo magnetico può essere rivelata da
un semplice esperimento: sospendendo un ago magnetizzato in modo che sia completamente
libero di muoversi, esso si orienterà sempre secondo una direzione ben precisa e
coincidente con quella nord-sud geografica della terra.
Se si sposta lago, di cui si parlava prima, in punti diversi dello
spazio si nota che si orienta sempre secondo la stessa direzione: a questa direzione può
associarsi un vettore, denominato vettore induzione magnetica, indicato con
la lettera
. La
direzione di
è
parallela alla direttrice assunta dallago ed il verso coincide con quello del polo nord.
Lintensità del vettore induzione si ricava notando che, se si dispone un conduttore
di lunghezza
e percorso dalla corrente
, in un piano perpendicolare al vettore
, esso sarà sede di una
forza
espressa dalla:
1.3 ![]()
Da questa relazione si ottiene:
2.3
![]()
Si ricava sperimentalmente che
,
ed
sono perpendicolari tra loro, secondo la regola
della mano sinistra, fig. 1.3.

Fig. 1.3 Direzione dei vettori induzione, intensità di corrente e forza.
Disponendo, infatti, pollice, indice e medio della mano sinistra
perpendicolarmente tra loro, con il pollice nella direzione del vettore induzione
e lindice nella
direzione dellintensità di corrente
, il
medio indicherà la direzione della forza
.
Le relazioni 1.3 e 2.3 valgono se i vettori sono perpendicolari tra loro;
se il conduttore, percorso dalla corrente
,
forma con
un angolo
, diverso da 90°, la forza
sarà sempre perpendicolare al piano formato da
ed
,
ma dintensità pari a:
3.3 ![]()
Lintensità del vettore
assumerà, allora, il valore:
4.3
Lunità di misura del vettore induzione magnetica
è il Tesla, pari a
.
La circostanza che un conduttore, percorso da corrente ed immerso in un
campo magnetico, sia sede di unazione meccanica, cioè la forza
, è di fondamentale importanza perché è alla base
della realizzazione dei motori elettrici: in essi avviene, infatti, la
trasformazione di energia elettrica in energia meccanica.
Dalla formula 3.3 si può notare che la forza
è proporzionale allintensità di corrente
. Se il campo magnetico, la lunghezza del conduttore
e la disposizione reciproca non cambiano, il rapporto:
5.3 ![]()
resta sempre costante; ad esso si dà il nome di costante
elettromeccanica. In base a tale definizione la forza
può anche essere scritta nella forma:
6.3 ![]()
Tensione indotta in un conduttore
Consideriamo la disposizione sperimentale di fig. 2.3, dove un conduttore
di lunghezza
è percorso dalla corrente
ed è immerso in un campo magnetico uniforme
perpendicolare e di verso
entrante, simboleggiato dai segni ++++ che rappresentano i relativi vettori. La forza
agente sul conduttore sarà
. Se permettiamo al
conduttore di muoversi nella direzione della forza, esso compie un lavoro meccanico pari
al prodotto della forza per lo spostamento. Se tale spostamento avviene alla velocità
istantanea
, la potenza meccanica sviluppata
sarà:
7.3 ![]()

Fig. 2.3 Tensione indotta in un conduttore mobile in un campo magnetico
Per il principio di conservazione dellenergia, il generatore, che fornisce la corrente, dovrà somministrare in ciascun istante una potenza elettrica uguale a quella meccanica:
8.3 
Da questa relazione, si ricava:
9.3 ![]()
Se la tensione
è applicata al conduttore, si ha trasformazione di potenza elettrica in
meccanica, caso dei motori elettrici, se, invece, dallesterno si costringe il
conduttore a muoversi, applicando potenza meccanica, si produce potenza elettrica. La
circostanza, che facendo muovere un conduttore in un campo magnetico si produce una
tensione indotta
, è di
fondamentale importanza, perché è su questo principio che si fonda la produzione
denergia elettrica. I vettori
,
,
sono perpendicolari tra loro e legati dalla regola
della mano destra: se si aprono ad angolo retto le tre dita della mano destra e si
attribuisce al pollice il verso della velocità e allindice il verso del vettore
induzione, il medio indica il verso della tensione indotta.

Fig. 3.3 Regola della mano destra
Produzione del campo magnetico
Il modo tecnicamente più semplice per produrre campi magnetici è la corrente elettrica. Infatti, quando un conduttore è percorso da corrente, si osserva sperimentalmente la presenza di azioni magnetiche in tutto lo spazio circostante. Per evidenziare la presenza del campo magnetico, si ricorre al seguente esperimento:
Fig. 4.3 Osservazione del campo magnetico. A destra le linee dinduzione.
Avvicinando al conduttore percorso dalla corrente
un secondo conduttore percorso da
, si nota che sul secondo conduttore agisce una forza
che denota lesistenza intorno al primo
conduttore di un campo magnetico. Per determinare la direzione del vettore induzione
si ricorre alla regola della
vite: se si ruota una vite destrorsa nel senso di
, essa avanza nella direzione di
. I vettori
sono sempre tangenti a circonferenze aventi il centro
coincidente con il conduttore percorso dalla corrente
e perpendicolari ad esso. Tali circonferenze prendono il nome di linee
dinduzione e la corrente che le ha prodotte, corrente concatenata.
Lintensità del vettore induzione magnetica
dipende dalla corrente
che circola nel conduttore e dalla distanza
da esso, secondo la formula:
10.3
Quando i conduttori sono
,
paralleli tra loro e percorsi dalla stessa corrente
nello stesso verso, il vettore induzione magnetica, in un generico punto
a distanza
, molto minore di
, vale:
11.3 ![]()
Fig. 5.3 Induzione
prodotta da n conduttori.
Il solenoide è una bobina di conduttore avvolto ad elica
.
Fig. 6.3 Solenoide
Allinterno del solenoide il vettore induzione vale:
12.3 ![]()
Il coefficiente
corrisponde ad una costante cui si dà il nome di permeabilità
magnetica nel vuoto e si indica con
.
Con questa posizione il vettore
diventa:
13.3 ![]()
Il solenoide percorso da corrente è uno strumento pratico per la generazione di un campo magnetico. Esso è, quindi, simile ad un magnete permanente naturale, ma presenta i seguenti vantaggi:
utilizzando un elevato numero di spire
si
generano campi molto intensi, anche con correnti
molto deboli;
il
valore dellinduzione
può essere regolato mediante variazioni di corrente: annullando la
corrente si annulla anche
.
Sfruttando questo principio si possono costruire telecomandi, pilotare elettromagneti, etc.
Forze meccaniche tra conduttori, percorsi da corrente
E noto che un conduttore, percorso da corrente ed immerso in un
campo magnetico, è soggetto ad una forza meccanica. Si può facilmente comprendere,
quindi, che: due conduttori di lunghezza
,
ad una distanza
tra loro e percorsi da
corrente, si scambiano una forza; infatti, fig. 7.3, il campo magnetico prodotto dalla
corrente
che circola nel conduttore 1, in
corrispondenza del conduttore 2 a distanza
,
è:
Fig. 7.3 Forze agenti
su conduttori percorsi da corrente elettrica.
14.3 ![]()
Il conduttore 2 sarà, quindi, soggetto ad una forza pari a:
15.3
Analogamente, il campo magnetico prodotto da
in corrispondenza del conduttore 1, espresso
dalla 16.3:
16.3
eserciterà su di esso una forza :
17.3 ![]()
Se le due correnti sono dello stesso valore, le due forze sono uguali in modulo e pari a:
18.3 ![]()
Le due forze, espresse in Newton, saranno repulsive se le correnti sono discordi, attrattive se le correnti sono concordi.
Se invece di un conduttore, nel campo magnetico è immersa una spira percorsa da corrente, fig. 8.3, essa sarà soggetta ad una coppia, valutabile nel seguente modo:
Fig. 8.3 Coppia
agente su una spira in un campo magnetico
19.3 ![]()
Si definisce flusso magnetico
attraverso una generica superficie
, fig. 9.3, il prodotto della superficie attraversata per la componente
dellinduzione ortogonale ad essa:
20.3

Lunità di misura del flusso magnetico è il Weber (Wb).
Fig. 10.3 Tensione indotta in una spira, per variazione del flusso magnetico
Consideriamo una spira, fig. 10.3, immersa in un campo magnetico costante.
Se un lato della spira si muove con velocità
,
nel tempo
la spira
subirà una variazione di superficie:
21.3
Conseguentemente la spira sarà interessata da una variazione di flusso pari a:
22.3 ![]()
da cui si può ricavare la tensione indotta nella spira, data da:
23.3 
Lespressione 23.3 è nota come legge di Faraday; essa esprime la condizione che ad una variazione di flusso magnetico di un Weber al secondo, corrisponde una tensione elettrica di un Volt.
Ogni circuito percorso da corrente
, genera un campo magnetico concatenato con se stesso
, fig. 11.3:
Fig. 11.3 Flusso magnetico concatenato
Se la corrente varia nel tempo, si produce una variazioni di flusso
concatenato
che induce una tensione nello stesso
circuito, esprimibile con la relazione:
24.3 ![]()
Introduciamo una nuova grandezza di rilevante importanza in elettrotecnica, linduttanza. Essa è definita dal rapporto:
25.3 ![]()
ed è misurata in Henry. Si ha linduttanza di un Henry quando la corrente di un Ampère produce un flusso concatenato di un Weber. Poiché, se varia la corrente varia anche il flusso, la 25.3 può anche essere espressa come:
26.3 ![]()
In base a questa relazione, la tensione autoindotta
, tenendo presente la 24.3,
può essere espressa dalla relazione:
27.3 ![]()
Questa relazione ha unimportanza analoga a quella di Ohm per le resistenze; esiste però una differenza fondamentale: la tensione autoindotta è direttamente proporzionale alla variazione di corrente nel tempo e non al valore della corrente. Da ciò deriva che una corrente anche intensa ma costante nel tempo, non induce alcuna tensione, mentre una corrente anche se molto debole ma rapidamente variabile, può indurre tensioni molto forti. Il componente appositamente studiato per presentare un valore di induttanza definito e costante è detto induttore ed è costituito da una bobina di conduttore, il cui simbolo elettrico è rappresentato in fig. 12.3:
Fig. 12.3 Induttore
Energia immagazzinata in un campo magnetico
Lenergia immagazzinata in un circuito induttivo di induttanza
percorso dalla corrente
, fig. 13.3, è:

28.3 ![]()
Classificazione dei materiali dal punto di vista magnetico
Un qualsiasi corpo, allo stato liquido, solido o gassoso, si magnetizza se
immerso in un campo magnetico. La grandezza che tiene conto dello stato magnetico è il
vettore induzione
, che
è legato al vettore intensità del campo magnetico
dalla relazione:
29.3 ![]()
dove
rappresenta la permeabilità
magnetica del materiale, esprimibile, in funzione della permeabilità del vuoto
, nel modo seguente:
30.3 ![]()
La
è detta permeabilità relativa, cioè
il valore della permeabilità magnetica del materiale riferita a quella del vuoto, il cui
valore è
. La permeabilità magnetica è il
parametro che caratterizza le varie sostanze riguardo al loro comportamento magnetico. La
maggior parte di esse presenta una permeabilità magnetica
non molto diversa da quella del vuoto e quindi suscettibili di un
magnetismo estremamente debole; queste sostanze sono classificate diamagnetiche se
è poco
(acqua,
rame, oro, argento, etc.), oppure paramagnetiche (aria, alluminio,
manganese, platino, ecc.) se
è poco
. Esistono però altre sostanze che presentano una
permeabilità
, centinaia o migliaia di volte
superiore a quella del vuoto, e quindi uno spiccato stato magnetico. Queste ultime (ferro,
nichel, cobalto e loro leghe) sono classificate come ferromagnetiche e di esse si
fa uso per la costruzione dei circuiti magnetici. Il processo di magnetizzazione
delle varie sostanze può essere sintetizzato del seguente diagramma:
Fig. 14.3 Andamento della magnetizzazione delle varie sostanze
Unulteriore peculiarità dei materiali ferromagnetici è il loro comportamento nei riguardi di campi magnetici variabili, sintetizzato dal ciclo di isteresi fig. 15.3:
Fig. 15.3 Ciclo di isteresi magnetica
Nella fig. 15.3 il tratto O-P rappresenta la curva caratteristica di prima
magnetizzazione. Dopo aver portato il materiale alla saturazione (punto P) si procede ad
una diminuzione dellintensità
. Si
osserva una conseguente diminuzione del valore di
; la curva rilevata ( tratto P-M) non coincide con la curva
O-P, ma risulta più alta. La differenza tra le due curve prende il nome di isteresi.
Quando il valore di
è ridotto a zero,
rimane uguale a
che viene detta induzione residua. Per
annullare linduzione residua è necessario applicare un campo inverso, detto coercitivo,
rappresentato dal tratto O-A. Aumentando il valore negativo del campo, fino a
, si raggiunge la saturazione in senso opposto
(tratto A-P) ed infine riportando gradualmente il valore di
a zero e poi a valori positivi crescenti, si descrive il tratto
P-M-A-P della curva. Si è descritto in tal modo un ciclo chiuso detto ciclo
disteresi. Adottando valori diversi di
, si descrivono cicli di diversa ampiezza. Nel diagramma si possono,
quindi, individuare i seguenti punti caratteristici:
= valore massimo del
campo e quindi dellinduzione
= induzione residua, cioè valore
dellinduzione quando il campo è zero;
= campo coercitivo necessario
per annullare linduzione e quindi la magnetizzazione.
Del ciclo disteresi interessa, oltre la sua forma, anche larea, perché rappresenta lenergia dissipata per effetto dellisteresi magnetica, valutabile con la relazione:
31.3
= costante dipendente dal materiale;
= volume del ferro;
= induzione massima (punto P
della fig. 15.3)
Lenergia dissipata, che si manifesta sotto forma di calore, può essere anche molto elevata, se il ciclo deve essere realizzato con elevata frequenza. Per tale motivo, in questi casi, sono adottati materiali dolci che presentano area piccola a parità di valore massimo dellinduzione.
I materiali ferromagnetici sottoposti a cicli di magnetizzazione, cioè a
campi magnetici variabili, sono soggetti ad un altro fenomeno dannoso, costituito dalle correnti
parassite o di Foucault,
che circolano in piani di materiale perpendicolari alla direzione dellinduzione
.
Si definisce circuito magnetico uno sviluppo di linee di induzione che si svolge prevalentemente in materiali ferromagnetici.
Esempio di circuito magnetico:
Fig. 16.3 Circuito magnetico
Le linee di flusso, prodotte da un circuito elettrico percorso dalla
corrente
, fig. 16.3, sono obbligate a seguire
il percorso determinato dalla forma del nucleo magnetico, così come la corrente elettrica
(flusso di elettroni) deve seguire landamento del circuito elettrico: da
questanalogia è scaturito il nome di circuito magnetico. Il nucleo magnetico
è il corpo ferromagnetico che realizza in pratica il circuito. Talvolta il nucleo può
presentare parti che non sono costituite da materiale ferromagnetico, denominate interferri
o traferri. I circuiti magnetici sono regolati dalla legge di Hopkinson e
dai principi di Kirchhoff.
La prima esprime la proporzionalità tra il flusso magnetico
e le amperspire
, secondo la relazione:
32.3 ![]()
nella quale
è la forza
magnetomotrice, f.m.m., e il coefficiente di proporzionalità
prende il nome di Riluttanza, la cui
espressione analitica, per un tronco di circuito lungo
, di sezione retta
e
permeabilità magnetica
, è la seguente:
33.3 ![]()
Lunità di misura della Riluttanza è
.
Per i principi di Kirchhoff vale quanto detto per i circuiti
elettrici, a condizione di sostituire la f.e.m
con la forza magnetomotrice
e lintensità di corrente
con il flusso magnetico
.
Circuiti magnetici in serie o parallelo
Raramente un circuito magnetico è omogeneo, cioè composto da un unico materiale ferromagnetico, spesso è costituito da tronchi diversi sia nelle dimensioni sia nel tipo di materiale, oltre alleventuale presenza di traferri. Nel caso, quindi, di un circuito magnetico complesso non omogeneo, ogni tronco costituisce un circuito collegati tra loro in serie o parallelo.
Circuiti magnetici collegati in seriePiù tronchi sono collegati in serie se sono attraversati dallo stesso
flusso magnetico
.
Un esempio di circuito magnetico con tronchi collegati in serie è rappresentato dalla
fig. 17.3. Esso è costituito da quattro tronchi di cui uno è il traferro. La riluttanza
totale è la somma delle riluttanze dei singoli tronchi, come esprime la seguente
relazione:
34.3 
Fig. 17.3 Circuito magnetico composto da più tronchi in serie
Circuiti magnetici collegati in parallelo
Più tronchi sono collegati in parallelo se sono sottoposti alla stessa
f.m.m
. Un esempio di circuito magnetico
con tronchi collegati in parallelo è rappresentato dalla fig. 18.3. Esso è costituito da
tre tronchi. La riluttanza totale è ricavabile con la relazione seguente:
35.3 
da cui:
36.3 
Fig. 18.3 Circuito magnetico composto da più tronchi in parallelo