In questa sezione sarà trattato un argomento di fondamentale importanza per la sicurezza del volo: la stabilità. Esamineremo in primo luogo il concetto di stabilità dal punto di vista generale, in quanto esso riguarda qualsiasi corpo in equilibrio, successivamente lo specializzeremo al caso del volo del velivolo. Cominciamo con laspetto generale. E noto il concetto di equilibrio di un corpo sottoposto ad un insieme di forze. Infatti se su un corpo agisce un sistema di forze, interne ed esterne, esso è in equilibrio se il sistema di forze soddisfa le equazioni cardinali della statica, ossia sono verificati gli equilibri, alle traslazioni e alle rotazioni, relativi ai gradi di libertà del corpo stesso. Lequilibrio del corpo, però, da solo non assicura che esso si conservi nel tempo se cause qualsiasi tendono a modificarlo. La ricerca delle condizioni da rispettare per la conservazione dellequilibrio è il compito della stabilità. Ritorniamo al caso del corpo, supposto in equilibrio, soggetto a cause con intento di modificare il suo stato. La reazione del corpo può essere di tre tipi:
annullare la causa perturbatrice e conservare lo stato d'equilibrio
iniziale;
assumere una nuova condizione di equilibrio, ma diversa da
quella iniziale;
allontanarsi sempre più dalla condizione d'equilibrio iniziale.
Nel primo caso lequilibrio del corpo si dirà stabile, nel secondo indifferente, nel terzo instabile. E chiaro che il caso di più rilevante interesse e di cui ci occuperemo è il primo, cioè quello di un corpo, inizialmente in equilibrio, che in seguito allintervento di una perturbazione tende ad annullare tale azione e conservare lequilibrio in cui si trovava inizialmente. Questo tipo di stabilità prende il nome di stabilità statica; quindi, un corpo in equilibrio è staticamente stabile se ha la tendenza ad opporsi a qualsiasi causa che tenda a modificare il suo stato. Lesistenza di stabilità statica assicura che il corpo una volta spostato dal suo stato iniziale acquisti, a causa della sua inerzia, un moto oscillatorio intorno ad esso, per riassumerlo stabilmente dopo un tempo più o meno lungo. Il moto oscillatorio può assumere tre caratteristiche differenti, cioè essere:
rapidamente smorzato;
costante nel tempo;
divergente, cioè amplificarsi sempre più nel tempo.
Anche in questa circostanza, la caratteristica di maggiore interesse è la prima, cioè quella che consente al corpo che ha visto modificare il suo stato iniziale di equilibrio, di riassumerlo rapidamente. Questo secondo tipo di stabilità è chiamata stabilità dinamica. In definitiva, affinché un corpo possa conservare nel tempo il suo stato di equilibrio, deve possedere qualità di stabilità sia statica che dinamica. Applichiamo ora il concetto appena esaminato al velivolo, supposto rigido, incernierato nel suo baricentro ed animato di moto rettilineo uniforme. Se il velivolo, che nelle condizioni poste è in equilibrio dinamico, viene perturbato da una causa esterna (ad es. raffica) o interna (ad es. spostamento del carico e quindi del baricentro), la sua reazione può manifestarsi in uno dei seguenti modi:
cambiare assetto e mantenerlo nel tempo;
cambiare assetto continuamente, allontanandosi sempre più
da quello iniziale;
cambiare assetto, per poi ritornare nuovamente e rapidamente
a quello iniziale.
Si comprende facilmente come sia fondamentale che il velivolo debba sempre trovarsi nello spirito dellultimo caso, perché il suo volo sia confortevole e soprattutto sicuro. Infatti il velivolo, se perturbato, non solo deve reagire in modo da annullare la perturbazione (stabilità statica), ma ciò deve realizzarsi attraverso un moto oscillatorio rapidamente smorzato (stabilità dinamica). E necessario precisare che la stabilità, statica o dinamica, deve intendersi non associata ad alcun intervento del pilota, cioè è una qualità che il velivolo deve possedere intrinsecamente, sia a comandi liberi (superfici di governo libere di muoversi intorno alle proprie cerniere) che a comandi bloccati (superfici di governo fisse in una posizione). In altre parole il velivolo dove essere in grado di continuare in sicurezza il volo anche se viene abbandonato a se stesso. In pratica ciò non avviene in quanto il velivolo oltre che stabile deve essere anche manovrabile con una certa facilità o maneggevole. E intuitivo che stabilità e manovrabilità sono qualità antitetiche, cioè un aumento della prima peggiora la seconda e viceversa. Infatti un velivolo molto stabile è duro a qualunque comando del pilota e quindi poco maneggevole. Il grado di stabilità o manovrabilità da conferire ai velivoli non può prescindere dallimpiego cui essi sono destinati. I velivoli civili, ai quali non sono richieste evoluzioni particolarmente severe e rapide, hanno un grado di stabilità predominante sulla manovrabilità, mentre il contrario si verifica per quelli militari. Finora si è parlato genericamente di cause o perturbazioni tendenti a modificare lo stato di equilibrio del velivolo, senza fare alcun cenno alle loro conseguenze. E a queste ultime che intendiamo ora riferirci, perché ciò permetterà di fare unulteriore distinzione. Quando una perturbazione interessa il velivolo può provocare, separatamente o congiuntamente, una rotazione intorno ad ognuno dei suoi assi caratteristici, cioè di beccheggio, di rollio o imbardata. Si parla allora di stabilità longitudinale, stabilità trasversale e stabilità direzionale rispettivamente. Ognuna di tali stabilità deve essere studiata staticamente, dinamicamente, a comandi liberi e bloccati. Si comprende come tale analisi sia particolarmente laboriosa e spesso non agevole dal punto di vista matematico. Cercheremo, quindi, di trattare largomento più dal punto di vista concettuale, soffermandoci più diffusamente sulla stabilità statica a comandi bloccati e limitandoci, per brevità, a dei cenni per le altre. Riferendo il velivolo alla terna di assi corpo, si definisce:
stabilità longitudinale, la stabilità della rotazione
intorno allasse di beccheggio;
stabilità trasversale, la stabilità della rotazione intorno
allasse di rollio;
stabilità direzionale, la stabilità della rotazione intorno
allasse di imbardata.
E opportuno notare che mentre la stabilità longitudinale può essere studiata indipendentemente dalle altre, la trasversale e direzionale sono intimamente correlate e suddividerle è solo un artificio matematico. Infatti, mentre una rotazione di beccheggio non produce alcun movimento intorno agli assi di rollio o beccheggio, al rollio si accompagna sempre imbardata e viceversa.
Stabilità statica longitudinale a comandi bloccati.
Consideriamo un velivolo dotato di moto rettilineo uniforme. Supponiamo che tutte le forze ad esso applicate convergano nel baricentro e che siano soddisfatte le seguenti equazioni di equilibrio:
in cui
indica il momento delle
forze agenti, rispetto al baricentro. Il rispetto delle equazioni appena scritte, che
assicura un moto equilibrato, non garantisce che il velivolo conservi il moto rettilineo
uniforme al manifestarsi di cause accidentali, di varia natura, tendenti ad alterarne lo
stato. Occorre, infatti, anche assicurare che sia verificata la condizione di stabilità
statica longitudinale. Questultima può essere definita in base al rapporto tra
la variazione del momento baricentrico longitudinale, conseguente ad una variazione
dellincidenza, e la variazione dincidenza stessa:
La condizione di stabilità statica longitudinale, espressa dalla 2.14, può anche essere indicata in termini adimensionali dalla relazione :
e prende il nome di Indice di stabilità statica longitudinale. Rispettando la convenzione, a suo tempo fissata, di assumere positive le rotazioni cabranti, poiché la condizione di stabilità statica longitudinale esige che ad un aumento di incidenza si accompagni un momento picchiante e viceversa, risulta che un velivolo è staticamente stabile longitudinalmente se è soddisfatta la condizione seguente;
ossia se lindice di stabilità statica longitudinale è negativo. Questa relazione, infatti, garantisce che ad una variazione di incidenza, comunque prodottasi, la reazione del velivolo si identifica in un momento longitudinale che ripristina la condizione iniziale. Il rispetto contemporaneo delle relazioni 1.14 e 4.14 assicura la possibilità di volare allassetto voluto e garantisce che tale assetto sia di equilibrio stabile. Lindice di stabilità statica longitudinale ha landamento grafico rappresentato dalla fig. 1.14:
Fig. 1.14 Rappresentazione dellindice di stabilità statica longitudinale negativo.
in cui il punto
rappresenta la condizione di centraggio
, ossia di velivolo in equilibrio. Se una qualunque causa facesse
aumentare lincidenza, ad es. raffica ascendente, spostando il punto rappresentativo
da
a
, il velivolo tenderebbe a
cabrare ma la contemporanea nascita di un momento longitudinale negativo
, cioè picchiante, ripristinerebbe la condizione
iniziale riportando lassetto da
ad
.
Analogamente se lincidenza dovesse accidentalmente diminuire, punto
, il momento cabrante di reazione
la farebbe nuovamente aumentare riportando il
velivolo alle condizioni del punto
. Con analogo ragionamento si può dimostrare che se lindice di
stabilità statica longitudinale fosse maggiore di zero:
il volo del velivolo sarebbe instabile. Infatti, in base alla fig. 2.14, che rappresenta landamento grafico
della 5.14, si può osservare che se il velivolo
accidentalmente cabra, punto
, il momento longitudinale di reazione
amplifica sempre più la cabrata, così come ad una picchiata
accidentale, punto
, la reazione
amplifica sempre più la picchiata stessa.
Per indice di stabilità statica longitudinale nullo, fig. 3.14:
Fig. 3.14 Rappresentazione dellindice di stabilità statica longitudinale nullo.se il velivolo varia lincidenza, conserva la nuova incidenza perché anchessa è di equilibrio ma non esiste la possibilità di ripristinare le condizioni iniziali: il velivolo è in equilibrio indifferente.
Alla stabilità statica longitudinale a comandi bloccati concorrono tutte le parti del velivolo, di cui ne esaminiamo ora il contributo.
Contributo dellala isolata alla stabilità statica longitudinale a comandi bloccati.
Prendiamo in considerazione il caso, assai frequente nella pratica
corrente, di unala a profilo costante con baricentro posizionato dietro il fuoco
e proponiamoci di ricavare il suo contributo allindice di stabilità del velivolo
completo. Ricordiamo che il fuoco è il punto in cui devono intendersi applicate
tutte le variazioni di forza aerodinamica, conseguenti a variazioni dincidenza,
dovendo rimanere costante rispetto ad esso il momento aerodinamico. Nella fig. 4.14 è stata indicata la portanza corrispondente
allincidenza aerodinamica
applicata nel
fuoco, che non differisce molto dal centro aerodinamico, ed il momento focale
. In merito a questultimo è opportuno
precisare che esso dipende dalla geometria del profilo; in particolare è negativo, cioè
picchiante, per i profili classici, cioè a semplice curvatura, nullo per quelli
simmetrici e positivo, cioè cabrante, per quelli a doppia curvatura o autostabili.
Con riferimento alla fig. 4.14, il momento
baricentrico può scriversi nel modo seguente:
Adimensionalizzando la 7.14 si perviene alla relazione:
Lindice di stabilità, derivando la 8.14 rispetto ad
, risulta:
Imponendo che la rotazione intorno al baricentro sia nulla
, dalla 8.14
risulta che, se
e la posizione del baricentro
restano costanti, lunica incidenza di equilibrio è espressa dalla:
Per poter ottenere più incidenze di equilibrio occorre avere la
possibilità di variare la posizione del baricentro, soluzione adottata agli inizi
dellaviazione mediante spostamento del corpo del pilota, oppure modificare la
curvatura del profilo, per mezzo di alette mobili poste in prossimità del bordo
duscita. Comunque, nel caso di ala isolata a geometria fissa o di velivolo tutta
ala, lequilibrio è possibile ad una sola incidenza, come espresso dalla 10.14. Occorre ancora verificare che tale
incidenza sia di equilibrio stabile. La 9.14
mostra chiaramente che lindice di stabilità statica longitudinale
dellala è positivo, essendo
e gli altri
parametri essenzialmente positivi. In definitiva, se lala è a geometria fissa ed ha
il baricentro dietro il fuoco, come in fig. 4.14,
dallanalisi contemporanea delle relazioni 9.14
e 10.14 si possono trarre le seguenti
importanti conclusioni:
il volo diritto
è equilibrato ma instabile;
il volo rovescio
è squilibrato e instabile, quindi impossibile.
Per rendere stabile il volo diritto occorrere centrare lala davanti
al fuoco
, come si ricava dalla 9.14, ma in tal caso la 10.14 evidenzia che lincidenza di equilibrio è negativa; il
volo stabile è quello rovescio. Per poter avere il volo diritto equilibrato e stabile,
oltre al centraggio davanti al fuoco, è necessario intervenire sulla geometria del
profilo e rendere
positivo: ciò equivale ad
assumere profili a doppia curvatura o autostabili. Poiché questi profili
presentano delle caratteristiche aerodinamiche non soddisfacenti, il loro uso non è
consigliato. Generalmente i velivoli adottano, per le loro migliori prestazioni
aerodinamiche rispetto agli altri, profili a semplice curvatura e poiché sono centrati
dietro al fuoco, il contributo dellala è instabilizzante. Unultima
osservazione sul caso in cui
è nullo. E
questo il caso dei profili simmetrici per i quali, in condizioni di stabilità, centraggio
davanti al fuoco, lincidenza di equilibrio è nulla; ciò comporta assenza di volo
per mancanza di portanza. Si potrebbe far coincidere il fuoco con il baricentro. Ciò
comporta equilibrio per qualsiasi valore dellincidenza, ma stabilità indifferente.
I profili simmetrici vengono, quindi, adottati solo per il piano di coda verticale,
talvolta per quello orizzontale, mai per lala.
Contributo della fusoliera alla stabilità statica longitudinale a comandi bloccati.
Il contributo di questa parte e delle eventuali gondole motrici alla stabilità totale del velivolo è di valutazione non sempre agevole, soprattutto a causa delle forme geometriche raramente regolari. I risultati di teorie, alquanto sofisticate, dimostrano che fusoliera e gondole contribuiscono ad aumentare linstabilità. Una delle teorie utilizzate, quella di MUNK per corpi affusolati, afferma che linstabilità della fusoliera è fortemente dipendente dalla posizione dellala rispetto ad essa: più lala è arretrata più cresce linstabilità. Analogo discorso si può fare per le gondole motrici: poiché esse sono solitamente montate a sbalzo, cioè situate davanti al fuoco dellala, forniscono un contributo instabilizzante notevole. Indichiamo genericamente con:
il momento delle
azioni aerodinamiche della fusoliera rispetto al baricentro del velivolo;
il contributo alla stabilità
statica longitudinale totale, della sola fusoliera.
Si conclude, quindi, che il velivolo parziale, cioè il complesso ala-fusoliera, è instabile; occorre, allora, dotarlo di organi capaci di conferirgli la necessaria stabilità. Per conferire stabilità statica longitudinale a comandi bloccati ai velivoli, si ricorre ai piani fissi orizzontali di coda, detti stabilizzatori.
Contributo del piano orizzontale di coda alla stabilità statica longitudinale a comandi bloccati.
Indichiamo con:
e
la portanza dellala e del piano di coda;
e
lincidenza aerodinamica
dellala e del piano di coda;
langolo
di calettamento del piano di coda alla fusoliera, valutato tra la corda e lasse
corpo longitudinale
;
e
la superficie
alare e del piano di coda:
e
la pressione dinamica in corrispondenza dellala e del piano di coda;
la
distanza del fuoco del piano di coda dal baricentro del velivolo;
e
il coefficiente ed il gradiente della retta di
portanza del piano di coda;
langolo di deflessione che lala impone alla corrente in corrispondenza
del piano di
coda;
langolo di deflessione della corrente, in corrispondenza del piano di
coda, a
portanza nulla, cioè ad
;
lallungamento effettivo dellala.
Il momento delle azioni aerodinamiche del piano di coda rispetto al baricentro del velivolo, rispettando la convenzione assunta circa il verso positivo delle rotazioni, cioè cabranti, può scriversi nella forma:
avendo supposto di ritenere trascurabili il momento focale e il momento dovuto alla resistenza. Il coefficiente di portanza del piano di coda, è esprimibile nel modo seguente:
Langolo
è funzione
dellallungamento e dellincidenza alare, secondo la relazione:
Tenuto conto delle relazioni 12.14 e 13.14, la 11.14 diventa:
Adimensionalizzando questa espressione con il momento
, si perviene alla:
In questa espressione:
il rapporto
rappresenta lefficienza del piano di coda. Viene generalmente indicata con
e
varia tra
;
il rapporto
prende il
nome di rapporto volumetrico di coda. Si indica con
e varia tra
.
Con i simboli appena introdotti, lespressione precedente assume la forma definitiva:
Il contributo alla stabilità statica longitudinale del piano di coda si ottiene derivando la 16.14 e si perviene alla:
Stabilità statica longitudinale a comandi bloccati del velivolo completo.
Il coefficiente di momento del velivolo completo, sommando i contributi dellala, della fusoliera e del piano di coda, è esprimibile nel modo seguente:
Derivando la 18.14 si ottiene lindice di stabilità statica longitudinale del velivolo completo, che vale:
Dallanalisi della 19.14 si possono trarre le seguenti conclusioni:
lindice di stabilità statica longitudinale del velivolo
completo non dipende né dallincidenza, né dal
calettamento del piano di
coda. Ciò significa che una volta assicurata la stabilità per una
condizione di volo essa permane per
qualsiasi altra;
il contributo del piano di coda, essendo negativo, è lunico stabilizzante ed
è tanto più elevato
quanto più è:
|
elevato il gradiente della retta di portanza
|
|
|
elevato lallungamento dellimpennaggio orizzontale, perché con esso cresce anche il gradiente di portanza; |
|
|
elevato il rapporto volumetrico; |
|
|
elevata lefficienza. |
Da quanto detto in precedenza risulta evidente che gli unici elementi che condizionano fortemente la stabilità statica longitudinale del velivolo sono la posizione reciproca baricentro-fuoco dellala ed il rapporto volumetrico del piano orizzontale di coda. Per concludere queste brevi note sulla stabilità statica longitudinale a comandi bloccati, si può dire che essa viene percepita dal pilota mediante lampiezza del movimento delle superfici di governo: più elevata è lampiezza più il velivolo è instabile. Essa, quindi, è strettamente connessa con la risposta del velivolo allazione del pilota e ne influenza notevolmente il comportamento, specialmente in condizioni di atmosfera turbolenta.
Determinazione della posizione più arretrata del baricentro.
E stato detto in precedenza che la stabilità statica longitudinale a comandi bloccati, dipende essenzialmente dalla posizione del baricentro del velivolo rispetto al fuoco dellala. Per ogni velivolo, di assegnate caratteristiche geometriche, ponderali ed aerodinamiche, esiste una posizione limite arretrata del baricentro, denominata punto neutro posteriore, oltre la quale non può spostarsi, pena il manifestarsi dellinstabilità. Infatti, se in condizioni di equilibrio dinamico longitudinale i momenti rispetto al baricentro, delle portanze dellala e del piano di coda, si equilibrano, un arretramento del baricentro comporta il prevalere del momento della portanza alare, rispetto a quella del piano di coda, con tendenza del velivolo a cabrare. Tale tendenza può essere ostacolata aumentando langolo di calettamento dello stabilizzatore o di deflessione dellequilibratore. Poiché non è possibile aumentare linclinazione dellimpennaggio orizzontale oltre un valore massimo senza incorrere nello stallo dello stesso, si intuisce che larretramento del baricentro è da esso limitato. La posizione più arretrata, quindi, che il baricentro può assumere viene determinata uguagliando a zero la relazione 19.14, cioè imponendo che quando il baricentro occupa la posizione limite la stabilità si annulla. In base a tali considerazioni si ha:
Da essa si ricava:
Il valore assunto dalla 21.14
è generalmente
ed indica che la posizione limite
arretrata del baricentro del velivolo è localizzata al
della corda media dellala. La stabilità statica longitudinale
a comandi bloccati per questa posizione è, ovviamente, nulla mentre per
posizioni normali del centro di gravità del velivolo,
della corda, lindice di stabilità assume valori tra
.
Stabilità statica longitudinale a comandi liberi.
Senza trattare diffusamente questo tipo di stabilità, riportiamo semplicemente alcune considerazione di particolare interesse. La stabilità statica longitudinale a comandi liberi differisce da quella a comandi bloccati per il diverso contributo del piano orizzontale di coda. A comandi bloccati, infatti, lequilibratore è solidale con lo stabilizzatore, mentre a comandi liberi esso assume posizioni di equilibrio, variabili con lincidenza, corrispondenti allannullarsi del momento di cerniera. Da uno studio accurato risulta che, se lequilibratore non è sovracompensato, ossia se il momento di cerniera non è eccessivamente ridotto, la stabilità statica a comandi liberi risulta minore di quella a comandi bloccati perché la posizione del punto neutro posteriore risulta più avanzata rispetto a quella a comandi bloccati. Lanalisi della stabilità a comandi liberi permette anche di determinare la posizione del punto neutro anteriore, cioè della posizione più avanzata del baricentro del velivolo.
Essa è la posizione limite anteriore del baricentro a cui con la massima escursione angolare dellequilibratore è ancora possibile portare il velivolo allincidenza di stallo.
Da notare che il raggiungimento del massimo spostamento angolare dellequilibratore è notevolmente influenzato dalla pressione dinamica di volo e richiede al pilota uno sforzo muscolare crescente allaumentare di essa. Per agevolare il compito di pilotaggio si ricorre ai servocomandi, cioè a meccanismi capaci di amplificare lo sforzo applicato dal pilota sugli organi di comando del velivolo: barra o pedaliera.
Un velivolo è staticamente stabile a comandi liberi se, con baricentro avanzato rispetto al punto neutro posteriore, occorre esercitare sforzi di barra a picchiare per aumentare la velocità di volo ed a cabrare per ridurla.
La stabilità statica a comandi liberi viene avvertita dal pilota per mezzo della variazione degli sforzi da esercitare sui comandi per ottenere una prefissata variazione dincidenza, così come quella a comandi bloccati è avvertita attraverso la variazione dellampiezza del movimento delle superfici di governo per ottenere la detta variazione dincidenza. In definitiva mentre un velivolo centrato dietro il punto neutro posteriore non sarebbe staticamente stabile longitudinalmente, se centrato davanti al punto neutro anteriore non sarebbe in grado, anche con la massima barra, di conseguire lincidenza di stallo. Da notare che mentre la prima condizione impedirebbe praticamente il volo, la seconda potrebbe essere voluta per sopperire ad eventuali errate manovre del pilota.
Centraggio grafico del velivolo. Diagramma di Crocco.
Dallo studio della stabilità statica longitudinale, sia a
comandi liberi che bloccati, è stata evidenziata limportanza che assume la
posizione del baricentro. Esamineremo in questo paragrafo un metodo grafico che permette
il centraggio di un determinato velivolo, ossia di determinare, per un generico
assetto di volo, langolo di calettamento dello stabilizzatore necessario per
equilibrare il velivolo con deflessione nulla dellequilibratore. Per assetti
diversi da quello considerato lequilibrio sarà raggiunto variando langolo di
barra. Da notare che nel caso di piano orizzontale di coda costituito da unica superficie,
cioè non suddiviso in stabilizzatore e equilibratore, denominato taileron,
langolo di calettamento è variabile con continuità e ad esso ci si riferisce
quando si parla di angolo di barra. Infatti, la stessa variazione di portanza prodotta dal
piano di coda può ottenersi variando sia lincidenza di tutto il piano che
mantenendola costante e facendo variare la curvatura del profilo, conferendo un diverso
angolo di deflessione alla parte mobile. Supponiamo sia noto, in base a rilievi effettuati
in galleria aerodinamica o sperimentali, il grafico di fig. 5.14, indicante landamento del coefficiente di portanza
in funzione del coefficiente di momento, riferito al bordo dattacco, a diversi
angoli di barra o di deflessione dellequilibratore
.
Fig. 5.14 Rappresentazione del diagramma del coefficiente di momento in funzione del coefficiente di portanza.
Sullo stesso diagramma è indicata la retta uscente dallorigine e
passante per il baricentro, detta retta baricentrica. Nella fig. 5.14 i segmenti
,
e
rappresentano
i coefficienti di momento rispetto al bordo dattacco dellala
, mentre
,
e
sono i coefficienti di momento rispetto al
baricentro
ai diversi angoli di barra
. Poiché, come detto, dobbiamo ricercare le
condizioni di centraggio ad angolo di barra nullo, riferiamoci alla curva dei momenti
relativa a
. Il punto
, intersezione della retta baricentrica con la
curva presa in esame è caratterizzato dalla condizione
;
è quindi lassetto
di equilibrio del velivolo ad angolo di barra nullo. Sul grafico di fig. 5.14 può essere
tracciata una famiglia di rette ad uguale incidenza, dette isocline, molto utile ai
fini del centraggio del velivolo. Infatti, con riferimento alla fig. 6.14, consideriamo due generiche rette di momento,
e
, relative a due angoli di barra diversi.
Supponiamo che ai punti
e
corrisponda
la stessa incidenza ed indichiamo con:
![]()
![]()
![]()
Nellipotesi che la distanza del centro aerodinamico del piano di coda dal bordo
dattacco dellala, indicata con
,
non sia variata al variare della deflessione dellangolo di barra da
a
, si può scrivere:
Poiché la variazione di portanza del piano di coda
, conseguente alla variazione dellangolo di
barra, coincide con la variazione della portanza totale
del velivolo, in quanto lincidenza non è variata,
lespressione 22.14, utilizzando le
rispettive espressioni aerodinamiche, può scriversi nella forma:
Da essa, semplificando, si ricava:
Nella fig. 6.14 il rapporto
appena scritto rappresenta la pendenza della retta passante per i punti
e
, cioè per punti ad uguale incidenza, come
supposto in precedenza. Il diagramma di fig. 6.14,
completato con le due famiglie di curve, momenti ed isocline rappresenta il
diagramma di Crocco di cui la fig. 7.14 ne
rappresenta un esempio.
Con lausilio del diagramma di Crocco è possibile procedere
celermente al centraggio del velivolo alle varie incidenze. Ad esempio, fig. 7.14, se la posizione del baricentro è quella indicata dal
punto
, ad angolo di barra nullo
lincidenza di equilibrio, cui deve corrispondere
, è
. Al variare
dellincidenza (
) il nuovo assetto di
equilibrio (
) è quello corrispondente
allintersezione della retta baricentrica con lisoclina di quellincidenza
e langolo di barra di equilibrio è quello relativo alla curva dei momenti passante
per detta intersezione (
). Il diagramma di
Crocco può essere utilizzato anche per analizzare il centraggio del velivolo per
qualsiasi posizione del baricentro nellintervallo di massima escursione.
Infatti, supponiamo che
sia
lintervallo entro cui può variare la posizione del baricentro per la conservazione
della stabilità del velivolo:
e
sono
le posizioni dei punti neutri, anteriore e posteriore rispettivamente. Con il
baricentro nella posizione
, lequilibrio
alla rotazione è assicurato, con barra in posizione neutra, allincidenza
. Se il baricentro si sposta nel punto neutro
posteriore
e
lincidenza è rimasta
langolo di
barra di equilibrio è diventato
; il punto
rappresentativo del centraggio si è spostato da
a
, intersezione
della nuova retta baricentrica con lisoclina relativa ad
. Ricordiamo che in queste condizioni di centraggio, la condizione di stabilità
statica longitudinale è nulla. Un ulteriore arretramento del baricentro nel punto
richiederebbe un angolo di barra di equilibrio
superiore a quello massimo: ciò, ovviamente è impossibile ed il velivolo risulterebbe instabile.
Analogo discorso può essere fatto se il baricentro del velivolo dovesse spostarsi nel punto
neutro anteriore
.
Infatti, langolo di stallo
può essere
conseguibile con la massima escursione negativa della barra
. Lavanzamento del baricentro in
, oltre il punto neutro anteriore, richiederebbe un angolo di barra
superiore a quello massimo consentito per in raggiungimento dellangolo di stallo,
mentre con la deflessione
si riesce a portare
il velivolo ad unincidenza
inferiore a
quella di stallo. In precedenza si è detto che questa circostanza potrebbe essere voluta
per sopperire ad eventuali errori del pilota, ma se ciò dovesse verificarsi, per errato
caricamento del velivolo al decollo, il decollo stesso potrebbe essere compromesso per
limpossibilità di conseguire la massima portanza: ne deriverebbe un aumento della
distanza di decollo e se la pista non lo consente, limpossibilità di portare il
velivolo in volo.
Si definisce stabilità statica trasversale la stabilità dellequilibrio alla rotazione intorno allasse di rollio, cioè la tendenza che deve possedere il velivolo di opporsi a qualsiasi accidentale rotazione di rollio prodottasi durante il volo. Anche in questo caso, come in quello di beccheggio appena esaminato, se il velivolo è staticamente stabile trasversalmente, si instaura intorno alla posizione di equilibrio trasversale originaria un moto oscillatorio che deve risultare rapidamente smorzato, determinando stabilità dinamica trasversale. Quindi, affinché il velivolo possa mantenere inalterata la sua traiettoria rettilinea, senza virare, deve essere staticamente e dinamicamente stabile trasversalmente, cioè deve possedere la capacità di annullare rapidamente qualunque rotazione di rollio prodottasi a causa di un moto trasversale perturbato. Mantenendo la convenzione assunta sul verso positivo dei momenti e delle rotazioni di rollio, lindice di stabilita statica trasversale dovrebbe, a rigore, essere espresso dalla derivata del momento di rollio rispetto allangolo di rollio, secondo la 25.14:
Questa relazione assicura, in accordo con il significato di stabilità,
che ad un rollio positivo fa riscontro un momento di rollio negativo e viceversa; cioè,
se accidentalmente una semiala tende ad abbassarsi o alzarsi, nasce un momento contrario
che la riporta nella posizione originaria. La relazione 25.14, però, non ha particolare valore in quanto essendo il
velivolo simmetrico, qualunque posizione angolare rispetto allasse di rollio è di
equilibrio. Infatti, con riferimento alla fig. 9.14,
supponiamo che il velivolo sia animato di moto rettilineo uniforme e che acquisti
accidentalmente una velocità di rollio
.
Due sezioni simmetriche rispetto al piano di simmetria, per effetto della
velocità angolare, sono animate di velocità periferiche
che, tradotte in velocità di corrente e sommate
vettorialmente a quella di traslazione del velivolo, danno luogo per la semiala che si
abbassa ad un aumento di velocità
ed incidenza
, per quella che si alza ad una riduzione di
velocità
ed incidenza
. Per effetto di queste variazioni di condizioni aerodinamiche, sulla
semiala destra si ha un aumento di portanza ed una diminuzione su quella di sinistra. La
differenza di portanza così prodottasi originerà un momento di rollio
che tende a frenare la rotazione ed a ridurre la
velocità angolare. Dopo un certo tempo p si annulla e il velivolo assume una
nuova posizione di equilibrio, che non è quella originale né tende a ritornarvi. Ciò
dimostra che i velivoli non possiedono stabilità statica trasversale, ma non sono neanche
instabili in quanto il momento che si origina, detto anche ammortizzante, impedisce
alla velocità di rollio di raggiungere in tempi brevi valori elevati. Ne consegue che la
manovra degli alettoni è sempre in grado di assicurare il corretto controllo trasversale
del velivolo. E opportuno notare che la diversa portanza che si instaura sulle
semiali durante il rollio è accompagnata da una diversa resistenza indotta: le semiali,
quindi, sono soggette a diversa resistenza totale con nascita di un momento imbardante
che pone il velivolo in assetto deviato, cioè con vento in deriva, con
conseguente derapata. Se si tiene conto anche che il rollio produce inevitabilmente
una virata e quindi limpossibilità di mantenere un volo rettilineo uniforme,
si comprende come sia essenziale limmediato intervento sugli alettoni per
ripristinare il corretto assetto trasversale
.
E però indispensabile che ogni velivolo in volo derapato risulti sottoposto
prontamente e spontaneamente, senza lintervento del pilota sui comandi,
allazione di un momento di rollio idoneo a produrre una rotazione che tenda ad
arrestare la derapata incipiente: questo è il senso da attribuire allindice di
stabilità statica trasversale. Il metodo che solitamente viene seguito per incrementare
lazione del momento ammortizzante, di cui si parlava in precedenza, è quello di
orientare le estremità alari verso lalto, ossia conferendo al velivolo un diedro
alare o diedro trasversale. Per diedro, indicato nella fig. 10.14 con
, deve intendersi langolo che il semipiano alare forma con quello
orizzontale.
Esaminiamo in dettaglio leffetto del diedro. Se il velivolo
acquista una rotazione di rollio accidentale, ad es. positiva, nasce la componente del
peso
che tende a porre il velivolo in assetto deviato
con conseguente scivolata verso la parte della semiala abbassata, come mostra la fig. 11.14.
Tale moto equivale ad una nuova corrente
che investe il velivolo avente direzione opposta a quella della forza che
lha generato, fig. 12.14.
La velocità
ammette delle
componenti perpendicolari ai semipiani alari di diversa direzione, che sommandosi
vettorialmente con la velocità di traslazione del velivolo originano un aumento di
velocità ed incidenza totali per la semiala bassa ed analoghe diminuzioni per quella
alta. Per la semiala sopravvento si ha, quindi, un aumento di portanza ed una
diminuzione per quella sottovento: il momento di rollio negativo conseguente tende
a riequilibrare trasversalmente il velivolo. Il diedro dellala, come visto,
ha lo scopo di conferire automaticamente una stabilità statica trasversale al
velivolo ogni qualvolta esso ha tendenze a derapare. E bene sottolineare la
considerazione che il velivolo completo in derapata è già soggetto ad un momento di
rollio tendente a riequilibrarlo trasversalmente, anche in assenza di diedro alare, dovuto
alla presenza del piano di coda verticale che si trova ad operare con angolo di deriva
diverso da zero. Se si tiene conto, poi, che anche altri accorgimenti
dellarchitettura del velivolo concorrono a produrre un comportamento simile a quello
appena visto, è più opportuno parlare in generale di un effetto diedro,
comprendendo in esso tutte le cause che tendono a tenere in equilibrio il velivolo
trasversalmente, di cui quello dellala ne è solo una parte. Un velivolo, pertanto,
possiede un effetto diedro stabile se è in grado di produrre un momento di rollio
inverso alleffetto prodotto dal volo derapato. Vediamo più in dettaglio quali sono
le cause che possono influire sulleffetto diedro del velivolo completo. Esso
è prevalentemente dipendente:
dalla morfologia dellala e del piano di coda orizzontale;
dallinterferenza ala-fusoliera;
dal piano di coda verticale.
Contributo dellala alla stabilità statica trasversale
Da quanto detto in precedenza risulta evidente che il contributo
dellala alla stabilità statica trasversale è legato in prevalenza alla
presenza dellangolo diedro; se, infatti, ne fosse priva in volo derapato non
nascerebbero né le componenti normali della corrente laterale, né il momento di rollio
inverso che da esse è causato. Molta importanza ha anche lestensione lungo la
semiapertura alare del diedro,
fig. 13.14: maggiore è la parte di semiala
interessata, più intenso è il momento stabilizzante in quanto una maggiore superficie è
sede di aumento di portanza.
Una sensibile influenza hanno anche la rastremazione e lallungamento, così come la forma del bordo esterno. Si dimostra analiticamente che lala ha un effetto diedro stabile, nei riguardi di una eventuale derapata, quanto più basso è il valore risultante dalla:
Questa relazione, in cui oltre ai simboli già noti,
è langolo di derapata;
è la distanza del
centro aerodinamico della semiala dal piano di simmetria del velivolo, che vale
per ali:
|
rettangolari |
|
|
ellittiche
|
|
|
triangolari
|
esprime la circostanza che derapata e rollio devono essere opposti, cioè ad una derapata positiva deve corrispondere un rollio negativo e viceversa. Da unattenta analisi della 26.14 è possibile dedurre che, per un fissato diedro:
a parità di rastremazione, un aumento dell'allungamento,
cui corrisponde un maggiore gradiente
della retta di portanza, contribuisce
favorevolmente alla stabilità trasversale;
a parità di allungamento, un aumento della rastremazione,
comportando un avvicinamento del
centro aerodinamico al piano di
simmetria, determina una riduzione del momento di rollio
stabilizzante.
Si diceva in precedenza che anche lestremità alare partecipa, anche
se in minima parte, alla stabilità trasversale. Tenendo conto, infatti, che essa può
assumere una delle forme illustrate dalla fig. 14.14,
è intuitivo rendersi conto che nei riguardi di un vento laterale, il contributo può
essere stabile
, indifferente
o instabile
. Per concludere la disamina del contributo dellala
alleffetto diedro, vediamo il comportamento della freccia, cioè
dellangolo che il bordo dattacco forma con la direzione dellasse
trasversale
del velivolo. Ricordiamo che nel
caso di ali a freccia la portanza è proporzionale alla componente della velocità normale
al bordo di attacco. Si comprende allora, analizzando la fig. 15.14, come in seguito ad una derapata positiva la velocità
risultante
sia più perpendicolare al bordo
dattacco della semiala destra che a quello di sinistra, se la freccia è positiva,
mentre il contrario avviene per freccia negativa. E quindi evidente che la freccia
positiva è stabilizzante trasversalmente, mentre è instabilizzante se è
negativa.
Fig. 14.14 Effetto delle estremità alari sulla stabilità trasversale.

Contributo dellinterferenza ala-fusoliera alla stabilità statica trasversale
Linterferenza ala-fusoliera partecipa alla stabilità statica trasversale in modo diverso a seconda della posizione dellala rispetto alla fusoliera. Se lala è bassa, fig. 16.14 a), ad una derapata positiva corrisponde sul dorso della semiala sopravvento un aumento di pressione statica, dovuta allazione frenante dellaria da parte della fusoliera, che crea un momento di rollio instabilizzante. Se lala invece è alta, fig. 16.14 b), laumento di pressione statica si verifica nella zona ventrale della semiala sopravvento, originando un momento di rollio stabilizzante.
Fig. 16.14 Effetto della posizione dellala sulla stabilità statica trasversale.Se lala, poi, è a freccia positiva leffetto diedro stabilizzante di questultima si somma al contributo dellinterferenza ala-fusoliera, contrastandolo se lala è bassa o amplificandolo se è alta. Occorre notare che un effetto diedro troppo stabilizzante può dar luogo al non piacevole fenomeno della instabilità pendolare, caratterizzato dalla tendenza del velivolo ad entrare in oscillazioni di rollio, derapando sincronicamente da un lato e dallaltro. In base a quanto detto si deduce che per ala bassa e a freccia il diedro è positivo, fig. 16.14 a), mentre per ala bassa e a freccia molto pronunciata, leffetto diedro può essere talmente intenso che occorre ridurlo conferendole un diedro negativo, fig. 16.14 b). In conclusione, laspetto architettonico di un velivolo subsonico o transonico è generalmente con diedro positivo, negativo per quello supersonico.
Contributo del piano di coda verticale alla stabilità statica trasversale
Lazione aerodinamica sulle superfici verticali del piano di coda durante il volo derapato è sempre stabilizzante trasversalmente, in conseguenza del momento di rollio provocato dalla forza che su esse si genera, fig. 17.14.
Fig. 17.14 Contributo del piano di coda verticale alla stabilità statica trasversale.E bene notare che il momento di rollio, quindi leffetto stabilizzante, del piano di coda verticale aumenta al crescere della sua superficie e del suo allungamento, così come avveniva per il piano di coda orizzontale nei riguardi della stabilità statica longitudinale.
La stabilità statica direzionale è la stabilità dellequilibrio alla rotazione intorno allasse di imbardata. Anche nei riguardi della stabilità di rotta, se il velivolo ha tendenza ad annullare qualsiasi rotazione imbardante accidentale, si instaura un moto oscillatorio intorno alla originaria posizione di equilibrio direzionale che deve essere rapidamente smorzato: un velivolo cioè, perché possa mantenere immutata la sua rotta, deve essere staticamente e dinamicamente stabile direzionalmente. Nei velivoli ad architettura classica, il compito di assicurare la stabilità statica direzionale è affidato alla deriva, cioè alla parte fissa del piano di coda verticale. Lindice di stabilità direzionale, con la solita notazione sui segni dei momenti e delle rotazioni, può essere espressa dalla relazione:
La relazione appena scritta assicura che se il velivolo subisce una
rotazione positiva intorno allasse di imbardata, cui corrisponde un angolo di deriva
o derapata negativo, semiala sinistra avanzata rispetto alla destra, il momento
imbardante che ne deriva è negativo e tende ad annullare la derapata stessa,
fig. 18.14.
Alla stabilità statica direzionale contribuisce ogni parte del velivolo. Vediamone separatamente il contributo.
Contributo dellala alla stabilità statica direzionale
Il contributo dellala alla stabilità statica direzionale, anche se di modesta entità, è generalmente stabilizzante ed è esaltato dalla freccia e dal diedro. In generale, quando il velivolo acquista una velocità di imbardata positiva la semiala sinistra ha una velocità di avanzamento maggiore della destra e produce, quindi, una portanza maggiore. Conseguentemente è più elevata la resistenza indotta che, incrementando quella totale, dà luogo ad un momento di imbardata tendente ad annullare langolo di deriva. Se lala possiede anche una freccia positiva, presentando alla corrente una maggiore sezione frontale, la resistenza aumenta ulteriormente esaltando il momento imbardante raddrizzante e quindi la stabilità. Con freccia negativa, invece, è la semiala destra che si presenta alla corrente con una maggiore sezione frontale, cresce quindi linstabilità direzionale. Il diedro, se presente, per effetto della velocità laterale di fig. 17.14 fa aumentare la portanza della semiala sinistra contribuendo ad accrescere la stabilità direzionale in quanto produce un effetto simile a quello visto in precedenza per la rotazione imbardante.
Contributo della fusoliera alla stabilità statica direzionale
Il comportamento aerodinamico della fusoliera investita da una corrente laterale è simile a quello visto per la stabilità statica longitudinale: come allora è fortemente instabilizzante anche direzionalmente, in quanto una accidentale rotazione imbardante è inarrestabile.
Contributo del piano di coda verticale alla stabilità statica direzionale
Il piano di coda verticale è lunica parte del velivolo con
capacità di conferirgli una sensibile stabilità statica direzionale. Infatti,
come può notarsi dalla fig. 17.14, il piano di
coda verticale investito da una corrente non simmetrica, produce una portanza il cui
momento rispetto al baricentro è decisamente stabilizzante. Il grado di stabilità
direzionale del piano verticale dipende dal gradiente della sua retta di portanza
, dal rapporto volumetrico
, con
distanza del fuoco dal baricentro del velivolo, e dal
rapporto delle pressioni dinamiche
. E
intuitivo che un aumento di questi fattori comporta una notevole crescita della stabilità
statica direzionale del velivolo.