Il volo uniforme su traiettoria inclinata dell'angolo di rampa
sul piano orizzontale non è, a rigore, possibile in
quanto variano lungo la traiettoria la densità dell'atmosfera ed il peso del velivolo,
dovuto al consumo di carburante. Se si impone, quindi, che la velocità debba rimanere
costante, l'assetto e la potenza devono variare continuamente affinché la
traiettoria possa mantenersi rettilinea. Volando, invece, ad assetto costante,
cioè a velocità indicata costante, la velocità effettiva sulla traiettoria deve
variare continuamente. Da quanto detto, che sarà sufficientemente chiarito dallo sviluppo
della trattazione, si deduce che il volo rettilineo su traiettoria inclinata è
necessariamente vario ed il suo studio richiede l'introduzione, nelle equazioni di
equilibrio, delle forze inerziali che inevitabilmente complicano lo studio del problema in
esame.
In via esemplificativa, giustificata dal carattere didattico dell'esposizione, consideriamo
il volo in salita con l'ipotesi di atmosfera a densità costante e velivolo con peso
invariabile nel tempo.
Per determinare le caratteristiche del volo propulso su traiettoria inclinata, con le ipotesi richiamate alla fine del paragrafo precedente, basta scrivere le equazioni di equilibrio alla traslazione secondo la traiettoria e la direzione ad essa normale. Con riferimento alla fig. 1.6 tali equazioni sono espresse nel modo seguente:
Fig. 1.6 Disposizione delle forze agenti sul velivolo, in volo su traiettoria in salita.
Determinazione della velocità necessaria
La velocità che il velivolo deve avere sulla traiettoria di salita, detta pertanto necessaria, può essere ricavata dalla prima delle 1.6. Esprimendo la portanza in forma aerodinamica si ha:
La velocità
sarà pertanto calcolabile con la:
Quest'ultima relazione può essere posta nella forma:
in cui ![]()
rappresenta la velocità che il velivolo avrebbe in
volo orizzontale allo stesso assetto ed alla medesima quota della salita. La 4.6 esprime la circostanza che nel volo in salita
occorre una velocità minore di quella su traiettoria orizzontale a pari assetto e quota,
perché essa deve dar luogo ad una portanza che equilibri la sola componente
e non tutto il peso
, come avviene in volo orizzontale.
Determinazione della trazione necessaria
La trazione necessaria, affinché il velivolo mantenga sulla
traiettoria la velocità
, può essere ricavata
dalla seconda delle 1.6 che, sostituendo alla resistenza
la corrispondente espressione aerodinamica, assume la forma:
L'efficienza del velivolo sulla traiettoria di salita è esprimibile dalla:
Ricavando
dalla 6.6 e sostituendolo nella seconda delle 1.6, si può valutare la trazione necessaria
anche con la:
Per istituire un confronto tra la trazione necessaria in salita e
l'equivalente su traiettoria orizzontale a pari assetto e quota
, moltiplichiamo e dividiamo il secondo addendo al secondo membro della 7.6 per
ottenendo la:
Nella 8.6, anche per
molto piccoli, il termine in
parentesi assume valori maggiori dell'unità, da cui si deduce che per volare su
traiettoria in salita occorre una trazione maggiore di quella che sarebbe necessaria in
orizzontale a pari assetto.
Calcolo della potenza necessaria
La potenza necessaria per volare su una traiettoria in salita è il
prodotto della trazione necessaria
per
la velocità necessaria
, esprimibile con
la relazione:
Tenendo conto delle 4.6 e 8.6, la 9.6 assume la forma:
Come per la trazione, anche la potenza necessaria in salita è
maggiore di quella occorrente per volare in orizzontale allo stesso assetto e quota, in
quanto il termine
assume valori maggiore di uno. Spesso per il calcolo della
, in luogo della 10.6,
viene usata una formula approssimata, soprattutto quando non è nota la pendenza della
rampa, ottenibile utilizzando la seconda delle 1.6
ed espressa dalla:
nella quale si è considerato il cos
ed indicato con
la velocità verticale del velivolo, come risulta dal
triangolo di velocità della fig. 2.6

Fig. 2.6 Componente verticale
della velocità
.
Secondo quanto indicato dalla 11.6
è possibile affermare che per portare il velivolo da A a B (fig. 3.6) situati a quota zero e
rispettivamente, occorre una potenza somma di quella necessaria per
volare in orizzontale, allo stesso assetto della salita, da A a C e quella necessaria per
sollevare il velivolo da C a B con velocità
.
Da notare che nello sviluppo della 11.6 alla
resistenza che il velivolo incontra sulla traiettoria
è stato sostituito il valore
.
Infatti, esprimendo aerodinamicamente la resistenza
e ricordando la 4.6 si ha:
la quale esprime la circostanza che a pari assetto e quota la resistenza sulla salita è minore della corrispondente su traiettoria orizzontale, in quanto la velocità è minore.
La pendenza della traiettoria di salita può essere valutata con la
seconda delle 1.6, in funzione della trazione, o
con la 11.6 in funzione della potenza. Infatti,
dallespressione
si può ricavare l'angolo
di rampa
,
espresso dalla:
![]()
Dalla relazione appena ricavata, in cui al posto della trazione
necessaria è stata sostituita quella che il propulsore deve fornire per bilanciarla (
), si può dedurre che la
massima pendenza della traiettoria, espressa dalla:
si ha in corrispondenza della massima differenza tra la curva della trazione disponibile e quella della resistenza al volo. In fig. 4.6 è illustrato il caso di un turboreattore.
Fig. 4.6 Assetto di salita di massima pendenza o di salita ripida.Nella 14.6 è stato considerato,
come solitamente avviene, il peso
costante; se, invece, non è possibile ritenerlo tale la massima
pendenza si ha in corrispondenza del valore espresso dalla:
E il caso di notare che il valore
che compare nelle espressioni 13.6,
14.6 e 15.6
è funzione della pendenza della rampa, come indica la 12.6. La risoluzione delle equazioni per la determinazione della pendenza
della traiettoria, può ottenersi per via analitica o numerica.
Illustriamo il procedimento analitico.
L'equazione 13.6 scritta nella forma:
in base alla 12.6 diventa:
Ricordando le espressioni trigonometriche di
e
la 17.6 diventa:
Eliminando i denominatori si perviene alla:
La risoluzione di questa equazione di 2° grado, in
Occupiamoci ora della risoluzione numerica.
Riscriviamo lequazione 16.6, in base alla 12.6, nella forma:
![]()
Come può notarsi, lincognita
compare sia al primo che al secondo membro. Alla soluzione numerica
di questa equazione, e di tutte quelle simili, si perviene applicando un metodo detto iterativo
o passo-passo. Esso consiste nellimporre allincognita al secondo
membro il valore nullo
e risolvere
lequazione. Si ricava un valore
; questo
è il primo passo. Il successivo passo consiste nel sostituire
a
al secondo membro e risolvere nuovamente
lequazione. Si perviene ad un nuovo valore
.
Il procedimento continua fino a che i valori
e
di due passi successivi coincidono o
differiscono di una quantità inferiore o uguale al grado di approssimazione
prefissato. La delicatezza del metodo consiste nella probabilità che esso possa essere
divergente, cioè che
aumenti; in tal caso
occorre abbandonare questo tipo di risoluzione. Generalmente, però, il metodo è
rapidamente convergente,
diminuisce, e bastano pochi passi per arrivare alla soluzione.
In funzione della potenza l'angolo di rampa può essere determinato in base alla relazione 21.6, ricavata dalla 11.6 posta nella forma:
per la quale valgono le stesse considerazioni fatte precedentemente in
quanto anche
dipende dalla pendenza della
traiettoria. In base alla 21.6 il massimo
valore di
, nell'ipotesi
di peso
e velocità sulla traiettoria
costanti, è ricavabile con l'espressione:
Se l'ipotesi di costanza dei parametri citati non è applicabile
è valutato con la relazione:
Determinazione della velocità ascensionale
La componente verticale della velocità sulla traiettoria, fig. 2.6, può essere valutata utilizzando l'espressione 11.6 nelle forme espresse dalle:
in cui la seconda
è da
considerarsi in un calcolo di prima approssimazione, quando non è nota la pendenza
della traiettoria. E facile dedurre da queste relazioni che la massima
velocità ascensionale consentita al velivolo si ha, in prima approssimazione
e nell'ipotesi di peso
costante, in corrispondenza della massima differenza tra la potenza
disponibile e necessaria, come indica la:
Un'analisi più accurata impone l'impiego della prima
delle 24.6,
da cui può ricavarsi la relazione:
In fig. 5.6 è mostrato il caso di una motoelica;
Fig. 5.6 Assetto di massima velocità ascensionale o di massima salita.
La possibilità di valutare per ogni pendenza la corrispondente
velocità sulla traiettoria e le relative componenti orizzontale (u) e verticale
(w), viene offerta dal diagramma
, fig. 6.6, denominato polare della
velocità, dal quale si possono trarre utili considerazioni.
Da esso, infatti, è possibile dedurre che:
ogni vettore uscente dall'origine, come
, rappresenta la velocità necessaria
su una
traiettoria inclinata
sull'orizzontale;
il vettore
rappresenta
la velocità massima del velivolo su traiettoria orizzontale
![]()
il vettore
rappresenta la velocità di stallo del velivolo si traiettoria orizzontale
;
il vettore
rappresenta
la velocità di massima salita
(o SALITA RAPIDA) a cui
corrisponde la massima velocità
ascensionale
con una pendenza della
traiettoria
minore
di quella massima;
il vettore
rappresenta
la velocità di massima pendenza
(o SALITA
RIPIDA), a cui
corrisponde una velocità ascensionale
minore del valore massimo ed una traiettoria di
massima pendenza
.
Da notare come l'assetto di salita rapida
sia meno cabrato, quindi di maggiore velocità
sulla traiettoria, di quello relativo alla salita ripida
.
Generalmente questi assetti caratteristici del volo in salita vengono determinati con precisione mediante prove di volo, ma sono suscettibili anche di una valutazione analitica rigorosa anche se talvolta laboriosa.
Influenza del tipo di propulsore sulle caratteristiche di salita
Da quanto esposto nei paragrafi precedenti risulta che il volo su traiettoria in salita è dipendente dalle caratteristiche di potenza del propulsore adottato dal velivolo; passiamo, quindi, in rapida rassegna i tipi di propulsori più comunemente usati.
Motoelica a passo fisso e motore normale
La SALITA RAPIDA si ha ad un assetto situato nell'intorno di
quello di efficienza massima, maggiore o minore a seconda del funzionamento dell'elica; in
particolare meno cabrato, quindi più veloce, di quello di
, fig. 7.6 se l'elica è stata
progettata per dare il massimo rendimento alla massima velocità.
La SALITA RIPIDA si ha ad un assetto più cabrato, quindi meno
veloce, di quello di massima efficienza, grazie alla caratteristica che la spinta
del propulsore in esame aumenta con il diminuire della velocità.
La massima velocità verticale
,
funzione del massimo supero di potenza disponibile rispetto a quella necessaria ( 24.6) alle varie quote, decresce quasi
linearmente dal valore massimo a quota zero fino alla quota massima raggiungibile, a cui
è praticamente nulla.
L'esperienza insegna che conviene fare graficamente la determinazione degli assetti particolari di salita a causa della variabilità del rendimento dell'elica.
Motoelica a passo fisso con motore di quota
Se la motoelica è provvista di un motore di quota, la
caratteristica del volo maggiormente influenzata è la velocità ascensionale
che, contrariamente al caso
precedente, rimane quasi costante da quota zero fino a quella di ristabilimento, per poi
decrescere come per un motore normale. Gli assetti di SALITA RAPIDA e SALITA
RIPIDA restano praticamente gli stessi.
Motoelica a passo variabile in volo
La SALITA RAPIDA si realizza in corrispondenza dell'assetto di
minima potenza o massimo indice di quota
. Infatti, la potenza disponibile, alla quota generica
, è esprimibile dalla relazione:
in cui è stato indicato con
Ricavando dalla 17.5 la potenza motrice e sostituendola nella 27.6 si ottiene la:
Uguagliando questa potenza a quella necessaria al volo in salita, espressa dalla 11.6, si ottiene la:
Da questa relazione, ricordando che in volo orizzontale
, si ricava la velocità ascensionale
espressa dalla relazione:
Dalla 30.6, nell'ipotesi di rendimento dell'elica costante, resa attendibile dall'impiego dell'elica a p.v.v., si deduce quanto affermato all'inizio circa l'assetto di salita rapida ed espresso dalla relazione:
Ricordiamo che questa formula non è rigorosamente esatta, in quanto
nell'uso della 11.6 abbiamo supposto
. La
, se
il motore è normale, decresce costantemente con l'aumento della quota, con motore
di quota, invece, rimane quasi costante fino alla quota di ristabilimento, per
poi diminuire fino a ridursi a zero. L'assetto di SALITA RIPIDA si ha ad un assetto
compreso fra quello di minima potenza
e
quello di stallo. Quanto detto è sintetizzato nella fig. 8.6.
Ricordando l'espressione 19.5, la potenza disponibile del turboreattore alla quota
generica
è esprimibile dalla relazione:
Indicando con
il prodotto
, la 32.6
può scriversi nel modo seguente:
Uguagliando questa potenza a quella necessaria nel volo in salita, espressa dalla 11.6, otteniamo:
Nella stessa ipotesi di validità della 11.6
, dalla 34.6 può ricavarsi la
espressa da:
Per determinare l'assetto di SALITA RAPIDA, occorre trovare i
valori di
e
che rendono nulla la derivata
, ossia massima la
. Generalmente tale assetto è leggermente meno cabrato, quindi più
veloce, di quello di minima trazione
, a
cui tende all'aumentare della quota, fig. 9.6.
Anche per il turboreattore la
decresce
con la quota, ma più lentamente della motoelica a p.v.v.
La SALITA RIPIDA si ha per l'assetto corrispondente al valore massimo
dell'angolo di rampa espresso dalla 15.6,
che in prima approssimazione, assumendo
, prende
la forma:
dalla quale si deduce che la salita ripida si ottiene per l'assetto di massima efficienza, fig. 9.6. Da quanto si è detto precedentemente si evince che il velivolo con turboreattore ha le sue migliori caratteristiche di salita (RAPIDA e RIPIDA) a velocità più elevate rispetto a quelle del velivolo con motoelica a passo variabile in volo.
Fig. 9.6 Assetti caratteristici di salita
di un turboreattore.Il velivolo con turboelica ha caratteristiche di salita (RAPIDA e RIPIDA) intermedie fra quelle della motoelica a p.v.v. e quelle del turboreattore. Poiché la potenza della turboelica aumenta notevolmente con la velocità, pur essendo già abbastanza elevata alle basse velocità, gli assetti di migliore salita sono spostati verso velocità maggiori rispetto a quelle della motoelica a p.v.v. Anche a basse velocità la turboelica presenta buone caratteristiche di salita, che sono una delle principali prerogative di questo tipo di propulsore.
Si definisce quota di tangenza la massima quota raggiungibile
dal velivolo. Analizzando l'andamento dei grafici della potenza disponibile (
) e necessaria (
) alle diverse quote, si nota che al crescere di
i superi di potenza (o di trazione, per il
turboreattore) diminuiscono fino a diventare nulli alla quota alla quale le curve sono
tangenti, fig. 10.6: da ciò la denominazione di quota
di tangenza. A tale quota è possibile il solo volo orizzontale ad un solo assetto:
quello individuato dal punto di contatto, alla velocità
. Una conferma può aversi dalle 24.6,
le quali evidenziano che, annullandosi il supero di potenza disponibile su quella
necessaria, la velocità ascensionale
si
annulla. Avvicinandosi alla quota di tangenza la
tende a zero, quindi, la continuazione della salita sarebbe possibile
solo in aria perfettamente calma, impiegando per raggiungerla un tempo infinito.
Questa circostanza giustifica la definizione che è data a tale quota di tangenza
teorica. Nell'atmosfera piccole raffiche con componente verticale di velocità di 0.3
0.4
sono normali, perciò
quando la
diventata di questo ordine di
grandezza la salita non è più praticamente possibile, poiché non dipende più solo
dalla volontà del pilota ma anche dalle condizioni atmosferiche. Sorge ,allora, la
necessità di stabilire la quota massima raggiungibile in condizioni normali o quota di
tangenza pratica. Essa è fissata alla quota alla quale la velocità
ascensionale del velivolo si è ridotta al valore di 0.5
. Nelle note che seguono sarà esaminata l'influenza del tipo di
propulsore sulla quota di tangenza teorica.
Motoelica con elica a passo fisso
L'assetto ottimo per salire alla quota di tangenza è lo stesso
della salita rapida visto in precedenza, cioè a velocità leggermente superiori a
quelle di
. Conviene fare graficamente la
determinazione della quota di tangenza a causa della variabilità del rendimento
dell'elica. Il motore di quota, rispetto a quello normale, eleva la quota
di tangenza ma non altera l'assetto per raggiungerla.
Motoelica con elica a passo variabile in volo
Anche per questo tipo di propulsore l'assetto di minima potenza
è quello che il velivolo deve assumere sia per la salita
rapida che per la quota di tangenza. La determinazione della quota di tangenza
viene condotta ricordando che a tale quota la velocità ascensionale si annulla e quindi
in base alla 30.6 si può scrivere:
Poiché la quota compare sia nel fattore di riduzione della potenza con
la quota
che nella densità
relativa
, ricaviamo dalla 37.6 il prodotto
espresso dalla:
Al secondo membro della 38.6
compaiono, per un determinato velivolo, tutte grandezze note; tenendo conto che il primo
membro decresce con
, la quota di tangenza
è quella a cui compete il valore minimo del prodotto
, esprimibile dalla:
L'assetto che il velivolo deve assumere, come può notarsi, è quello di massimo
indice di quota o di minima potenza. La 39.6 mette in luce anche che mantenendo costante l'assetto,
poiché il termine
diminuisce con la quota, la quota
di tangenza può essere elevata tanto più quanto minori sono il carico per unità
di potenza
ed il carico alare
. Da notare che se il motore è normale,
essendo
Il motore di quota, a parità di potenza a quota zero
, poiché
comincia a diminuire dalla quota di ristabilimento, eleva la quota di
tangenza tanto più quanto più alta è la quota di ristabilimento stessa.
Per raggiungere la quota di tangenza, un velivolo con turboreattore deve assumere un assetto ricavabile dalla 35.6 imponendo che la velocità ascensionale sia nulla:
Poiché la velocità sulla traiettoria
non può annullarsi, in quanto si avrebbe assenza di moto, la 41.6 è verificata se:

Dalla 42.6 si può ricavare
, termine influenzato dalla
quota, e si ottiene:
Ricordando che
diminuisce con
la quota, esso assumerà il valore minimo alla quota di tangenza in corrispondenza
dell'assetto di
come indica la:
in cui a
è stato sostituito un valore medio, variabile da 0.8 a 0.9. La 44.6 mette in evidenza che la quota di tangenza può essere
elevata facendo diminuire il rapporto
tra il
peso del velivolo e al spinta complessiva istallata a quota zero.
Come per la salita, anche ai fini della tangenza, questo tipo di
propulsore ha caratteristiche intermedie tra la motoelica a p.v.v. e un turboreattore. Per
uno studio analitico più approfondito occorre considerare la motoelica equivalente
o il turboreattore equivalente e procedere nel modo illustrato nei paragrafi
precedenti. Per la valutazione della tangenza pratica, sia della motoelica che del
turboreattore, si possono utilizzare le stesse relazioni usate per la determinazione di
quella teorica (25.6 e 30.6), imponendo gli assetti ricavati precedentemente
e per la velocità
ascensionale il valore 0.5
. La quota alla quale la
uguaglia
il valore prefissato, rappresenta la tangenza pratica. Il procedimento di calcolo
appena illustrato è, però, meno immediato del caso della tangenza teorica, esigendo una
risoluzione numerica delle equazioni utilizzate, ossia la determinazione dell'andamento
ed individuando la quota a cui
.
Determinazione delle velocità minima e massima in volo orizzontale uniforme a quota costante.
Le velocità minima e massima, a ciascuna quota, vengono individuate dai punti di intersezione dei grafici della potenza disponibile e necessaria relativi a quella quota, fig. 11.6.
Fig. 11.6 Individuazione grafica delle velocità minima e massima, sulle curve delle potenze a quota costante.
In corrispondenza di
e
è possibile solo il volo orizzontale in quanto è
verificata la condizione
. A velocità
inferiore alla
o superiore alla
il velivolo non può volare in orizzontale per
mancanza di potenza disponibile. A quote relativamente basse il grafico
presenta, nel campo delle basse velocità, ordinate
superiori a quelle del grafico
; i due grafici hanno, quindi, un solo punto in comune, ad assetti molto
piccoli, che individua il valore della velocità massima. Finché ciò si verifica la
velocità minima di volo è imposta soltanto da ragioni aerodinamiche (stallo),
calcolabile con la nota formula:
bisogna, però, ridurre l'ammissione del motore; tale riduzione del regime del motore è richiesta finché si è a quote inferiori a quelle corrispondenti ai valori:
ottenute eguagliando potenza necessaria e disponibile e valide per la
motoelica (a) ed il turboreattore (b) rispettivamente. Oltre la quota espressa dalla 46.6 i due grafici
e
hanno due punti in comune
e la velocità minima, quindi, è regolata dalle caratteristiche di potenza del propulsore
ed è superiore alla minima aerodinamica; essa è calcolabile imponendo l'equilibrio tra
potenza disponibile e necessaria come espresso dalla 47.6:
Esplicitando la
, in funzione del tipo di propulsore, dalla 47.6 risulta la:
E il caso di notare che l'uso della 48.6 non è agevole in quanto sia la potenza disponibile
che l'assetto
sono funzioni della velocità; non essendo, quindi, noti alla velocità
minima, la 48.6 può essere risolta solo
numericamente. Tale soluzione consiste nel calcolare la velocità di volo in
corrispondenza di vari assetti, nell'intorno dell'assetto di stallo, ed individuare tra
queste quella più bassa. Generalmente la soluzione grafica è la più rapida: essa
consiste nel tracciare, nella stessa scala, i grafici delle potenze (disponibile e
necessaria), sovrapporli ed individuare il punto di intersezione nel campo delle basse
velocità. Il metodo grafico è idoneo anche per la determinazione della velocità
massima, che analiticamente può essere calcolata ipotizzando che
sia costantemente uguale al suo valore minimo
. L'approssimazione fatta equivale a trascurare la potenza indotta
, fig. 5.6, proporzionale all'inverso della velocità, e ritenere
che tutta la potenza richiesta alle alte velocità sia dovuta alla potenza di penetrazione
o passiva. Con l'ipotesi fatta, uguagliando potenza necessaria e disponibile, la velocità
massima è calcolabile con la:
per una motoelica a passo variabile in volo (
), oppure, per il turboreattore con la:
La 49.6 a) mette in evidenza la
dipendenza della
dalla potenza superficiale
e dal fattore di quota
. Se il motore accoppiato all'elica è normale la velocità massima
assoluta si ha al suolo, in quanto
assume il
valore massimo, e decresce progressivamente fino a ridursi alla
alla quota di tangenza teorica. Con motore di quota, poiché
cresce leggermente fino alla quota di
ristabilimento, grazie al migliore rendimento del compressore, la velocità massima si ha
a tale quota per poi seguire un andamento decrescente come per il motore normale. La 49.6 b) mostra che, per i turboreattori, la
è proporzionale alla spinta superficiale
ed al fattore di quota
. Poiché
, con l'aumento della quota, si mantiene leggermente più grande di
, si potrebbe dedurre che la
cresca con la quota; in realtà tale aumento è
solo apparente in quanto al crescere della velocità diventano rilevanti i fenomeni
comprensibili per cui cade l'ipotesi (
) posta
alla base della trattazione. Anche per i turboreattori, quindi, la velocità massima, pur
essendo ad ogni quota superiore a quella della motoelica, decresce progressivamente fino
alla tangenza teorica a cui eguaglia la
.
Determinazione del tempo di salita
Il tempo di salita assume un certo rilievo solo se ci si riferisce a
quello minimo necessario per coprire un determinato intervallo di quota. La sua
determinazione viene condotta in base alla conoscenza della funzione
espressa dalla 31.6
o dalla derivata della 35.6, per la motoelica o
turboreattore rispettivamente. Infatti, nota tale finzione, il tempo
che occorre per coprire la distanza verticale
alla velocità
è espresso dalla relazione 50.6:
Il tempo totale per salire da quota zero alla quota generica z, è espresso dall'integrale della 50.6:
Come può notarsi, poiché avvicinandosi alla quota di tangenza teorica
si riduce a zero, l'integrale della 51.6 tende ad infinito; la funzione
In base a quanto detto, il tempo per salire alla quota di tangenza teorica
non può essere una caratteristica del velivolo; per questo motivo si introduce la
tangenza pratica definita precedentemente. La risoluzione della 51.6, oltre che analiticamente, può eseguirsi, in modo più
semplice, numericamente nel modo seguente: suddiviso il dislivello di quota
in intervalli
, tali che in essi la
possa
ritenersi costante, in ogni intervallo si può calcolare il tempo di salita con la
relazione
. Il tempo totale sarà la somma dei
tempi parziali calcolati precedentemente. Il calcolo dei tempi di salita fatto con i
metodi illustrati in questo paragrafo, è scarsamente approssimato, soprattutto per
velivoli veloci ed alte quote. Basta ricordare in proposito che, contrariamente a quanto
fino ad ora supposto, ad assetto costante il peso e la velocità sono variabili lungo la
traiettoria e la loro influenza sulla velocità ascensionale
e sui tempi minimi di salita
diventa sempre più rilevante al crescere della velocità e
della quota. Ritenendo, infatti, la velocità sulla traiettoria non più costante, la
seconda delle 1.6 diventa:
dove
rappresenta la forza
dinerzia corrispondente all'accelerazione in atto. Indicando con
lo spazio percorso sulla
traiettoria si ha:
La 52.6, quindi, diventa:
L'effetto della variazione di velocità lungo la traiettoria si traduce in un termine
inerziale
che, in
funzione della variazione di
, può sommarsi o
sottrarsi alla trazione. Se, ad esempio, si vuole volare ad assetto costante, a parità di
peso e pendenza della traiettoria, poiché la velocità indicata
è costante, si ha:
Il termine ![]()
Poiché, inoltre, fig. 13.6,
, la 56.6
può anche porsi nella forma:
57.6In definitiva la 54.6, in base alla 57.6, diventa:
Come può notarsi, il termine inerziale, in parentesi quadra, cresce col
quadrato della velocità e con la quota; ad esempio alla velocità di 150
= 540
alla quota di 12000
è pari a circa il 60% del peso W. Ciò spiega come per i moderni
aviogetti, non si possa assolutamente trascurare tale influenza nella determinazione della
velocità ascensionale e tempi minimi di salita.
Rappresentazione grafica delle prestazioni di un velivolo
Nei paragrafi precedenti sono stati esaminati i criteri di calcolo
(analitici e grafici), per ciascuna quota, delle caratteristiche di volo (
,
,
,
.etc.) in funzione delle qualità del
propulsore istallato. Generalmente queste grandezze sono riportate in grafico in funzione
della quota al fine di rendere più immediata e sintetica la rappresentazione delle
caratteristiche del velivolo. Le figg. 14.6, 15.6 e 16.6
mettono in evidenza quanto detto, rispettivamente per una motoelica con motore normale ed
elica a passo fisso, per una motoelica con motore di quota ed elica a passo variabile in
volo ed un turboreattore.
Fig. 14.6 Variazione con la quota delle caratteristiche di salita di una motoelica con elica a passo fisso.
Fig. 15.6 Variazione con la quota delle caratteristiche di salita di una motoelica con elica a p.v.v. Fig. 16.6 Variazione con la quota delle caratteristiche di salita di un velivolo munito di turboreattore.