Ci proponiamo con questo capitolo di iniziare lo studio delle evoluzioni che un velivolo può compiere, cioè delle manovre che comportano una traiettoria non rettilinea del suo baricentro. Le evoluzioni possono essere suddivise, in relazioni ai velivoli destinati ad eseguirle, in normali ed acrobatiche. E intuitivo che le differenze risiedono nelle diverse sollecitazioni delle strutture e che, quindi, le seconde sono di esclusiva competenza di velivoli ad esse destinati. Tra le evoluzioni normali vengono annoverate: richiamata, virata e spirale; tra quelle acrobatiche: scivolata dali, vite, richiamata brusca, picchiata in candela, tonneau (orizzontale e verticale), loop (diritto e rovescio), virata imperiale, e volo rovescio. Per evidenti motivi di complessità di studio, in queste brevi note daremo delle evoluzioni acrobatiche solo le definizioni, mentre ci occuperemo più diffusamente delle evoluzioni normali.
Scivolata dali:
Il velivolo, inclinato trasversalmente, avanza di moto traslatorio nella direzione dellapertura, dal lato dellala bassa.
Vite:
Traiettoria elicoidale ad asse verticale di piccolo raggio e passo elevato, eseguita ad incidenze superiori allo stallo. Si tratta di una manovra ad alto rischio in quanto può, in alcuni casi, esserne compromessa luscita con conseguenze nefaste per il velivolo e gli occupanti.
Richiamata brusca:
Manovra con la quale il velivolo al termine di unaffondata viene costretto ad una ripresa rapida. Viene eseguita agendo velocemente sulla barra e la manetta che regola la potenza dei motori.
Picchiata in candela:
Manovra che permette al velivolo di scendere su una traiettoria rettilinea verticale. Tale traiettoria deve coincidere con la direzione di portanza nulla del velivolo e, quindi, lincidenza assoluta deve essere nulla.
Manovra che permette al pilota, mediante rapida azione sugli alettoni, di conferire al velivolo, già dotato di moto traslatorio, una contemporanea e continua rotazione intorno allasse di rollio. La direzione dellasse di traslazione può essere sia orizzontale che verticale così come la rotazione destra o sinistra.
Con questa manovra il pilota, agendo costantemente su barra e manetta, porta il velivolo a descrivere una traiettoria quasi circolare contenuta nel piano verticale. A seconda che il dorso sia rivolto verso linterno o lesterno della curva il looping si definisce diritto o rovescio.
La manovra consente al velivolo di invertire la rotta compiendo mezzo loop e mezzo tonneau.
Volo rovescio:
Il velivolo viene portato a volare con il dorso rivolto al suolo ad assetti negativi.
Proponiamoci ora di studiare il comportamento del velivolo in condizioni di moto non uniforme lungo una traiettoria curva giacente nel suo piano di simmetria. Esamineremo in particolare il caso della richiamata, cioè della manovra con la quale al termine di unaffondata, il velivolo viene portato su una traiettoria orizzontale o in salita, come mostra la fig. 1.8. E il caso di notare che, in generale, si parla di richiamata tutte le volte che la pendenza della traiettoria diminuisce o addirittura si inverte, cioè da negativa diventa positiva.
Fig. 1.8 Rappresentazione della traiettoria del velivolo in una richiamata.
La manovra viene eseguita agendo sul comando dellequilibratore (barra o volantino) in modo da produrre sullimpennaggio orizzontale una forza tale da dar luogo ad un momento cabrante, onde permettere al velivolo la necessaria rotazione intorno allasse di beccheggio. Laumento dincidenza conseguente alla rotazione del velivolo produce un aumento di portanza responsabile dellincurvamento della traiettoria. E evidente che in tali condizioni non è più valida lipotesi di uniformità del moto, adottata nei capitoli precedenti, a causa della nascita di forze dinerzia, dovute alla curvatura della traiettoria, che sommandosi al peso devono essere bilanciate dalla portanza. Conseguentemente variano anche le sollecitazioni agenti sulle strutture e la conoscenza del valore del fattore di contingenza che si ammette di poter raggiungere o che effettivamente si raggiunge, è indispensabile per il dimensionamento strutturale del velivolo.
Con riferimento alla fig. 2.8,
Fig. 2.8 Forze agenti sul velivolo allinizio della richiamata.può notarsi che quando il velivolo giunge al termine dellaffondata
(
) ed inizia la richiamata
di raggio
, alla componente del peso
si somma la forza centrifuga
. In un punto generico della ripresa le
equazioni di equilibrio dinamico, secondo la normale e la tangente alla traiettoria ed
alla rotazione di beccheggio, sono espresse dalle:
Consideriamo, come al solito, che la terza equazione, trascorso il periodo
di transizione e raggiunta la stabilizzazione del velivolo, sia costantemente verificata.
Notiamo, inoltre, che la trazione espressa dalla seconda delle 1.8 è nulla se la manovra riguarda un aliante, essenzialmente
positiva nel caso di turboreattore mentre nei propulsori ad elica è da
considerarsi positiva o negativa a seconda che lelica sia effettivamente traente
oppure costituisca una resistenza, come solitamente avviene quando la richiamata
viene eseguita senza motore. Poiché la componente
, man mano che il velivolo avanza, cresce a causa della diminuzione
della pendenza della traiettoria, nel punto più basso della stessa, fig. 3.8 (
,
) la portanza raggiunge il suo valore
massimo, dovendo bilanciare non solo la forza dinerzia ma anche tutto il peso
del velivolo.
Le equazioni 1.8 diventano:
Determinazione della velocità necessaria sulla traiettoria.
La velocità necessaria al velivolo in un punto qualsiasi della traiettoria può essere ricavata dalla prima delle 1.8. Sostituendo alla portanza la sua espressione aerodinamica si ottiene la 3.8, dalla quale si deduce che il velivolo raggiunge il massimo valore della velocità nel punto più basso della traiettoria, dove la pendenza assume il valore zero.
Determinazione della trazione necessaria.
La trazione necessaria è ricavabile dalla seconda della 1.8. Sostituendo alla resistenza la relativa espressione aerodinamica ed utilizzando la 3.8, per la velocità, si perviene alla:
La 4.8 mette in evidenza laumento della trazione necessaria lungo la traiettoria, fino ad uguagliare la resistenza nel punto B di fig. 3.8 come indica la seconda delle 2.8, in cui assume il valore espresso dalla:
Determinazione della potenza necessaria.
La potenza necessaria per eseguire una richiamata, in accordo con
la definizione ormai nota, è ottenibile come prodotto della trazione necessaria
per la velocità necessaria. In un punto qualsiasi lungo la traiettoria,
caratterizzato dalla pendenza
, in base alle 3.8 e 4.8, essa è esprimibile con la:
La relazione 6.8 mostra che anche la potenza necessaria aumenta lungo la traiettoria e raggiunge, nel punto più basso della stessa, il valore:
Determinazione del fattore di contingenza.
In base alla definizione di fattore di contingenza, dalla prima equazione delle 1.8, applicata in un punto qualsiasi della traiettoria, si ricava:
Come per la trazione e la potenza, anche il valore di
aumenta nella ripresa,
attingendo il valore massimo:
nel punto più basso della traiettoria. Esso rappresenta il cimento delle strutture
durante la manovra riferito al carico normale che si ha in volo rettilineo orizzontale
uniforme (
).
Determinazione del raggio minimo della traiettoria.
In base a quanto detto nei paragrafi precedenti si deduce che le condizioni più pericolose della richiamata si raggiungono nel punto più basso della traiettoria. In esso vale la prima equazione delle 2.8 che riportiamo:
Poiché il
non può crescere
oltre il valore critico di stallo, appare chiaro dalla 10.8 che per ogni velocità di volo esiste un valore minimo del
raggio di richiamata, al di sotto del quale il volo diventa instabile in quanto
interessato da perdita di portanza dovuta allo stallo. Sostituendo nella 10.8 a
il
ed a
il valore della portanza che il velivolo avrebbe se volasse in
orizzontale alla stessa velocità ed alla stessa quota, il raggio minimo di curvatura
della traiettoria si ricava risolvendo lequazione:
Il valore così ottenuto per
è quello compatibile con le caratteristiche aerodinamiche
del velivolo, ma può non essere il minimo effettivo che il pilota può conseguire nella
manovra. Infatti, la 9.8 evidenzia che la
curvatura della traiettoria dipende dal fattore di contingenza per cui, fissato il valore
limite di questultimo, dettato dai regolamenti di sicurezza, si può ricavare il
raggio minimo imposto dalla limitazione strutturale con la relazione:
che può essere superiore o inferiore a quello espresso dalla 11.8. Una terza limitazione è poi imposta dalla
necessità di non superare il valore massimo dellaccelerazione normale
compatibile con la resistenza fisiologica del pilota. Indicando, infatti, con
laccelerazione massima in atto durante la
manovra, espressa dalla:
il raggio minimo fisiologico può esprimersi nel modo seguente:
Risulta evidente da quanto detto come il raggio di curvatura della
traiettoria, in una richiamata, sia limitato da considerazioni aerodinamiche, di
resistenza strutturale e fisiologica. Il raggio minimo di manovra, o operativo, quindi che
il pilota deve adottare, dovrà essere maggiore o uguale a quello imposto dalla
limitazione che viene raggiunta per prima ed evidenziata dal più elevato del valori di
ricavabili con le 11.8, 12.8 e 14.8.