La propulsione degli aeromobili è assicurata, come principio fisico, dalla generazione di un aumento di quantità di moto di una massa nella direzione opposta al moto del velivolo. All'azione che si esercita sulla massa, corrisponde una reazione nella direzione del moto del velivolo che rappresenta la forza propulsiva, detta anche trazione disponibile. Le varie fasi concettuali del meccanismo della propulsione aerea possono essere più o meno suddivise fra diversi organi, dando luogo ad una vasta gamma di propulsori che si differenziano come caratteristiche, ma rientrano tutti nello schema sopraindicato. La soluzione più semplice, che ha portato alla realizzazione del volo meccanico, è quella di dividere le funzioni motrice e propulsiva, affidando ad un organo, il motore, il compito di generare la potenza e ad un altro, l'elica, il compito di produrre la forza propulsiva utilizzando la potenza fornita dal motore. Su questo schema sono basati la MOTOELICA, nata agli inizi del volo meccanico, e la TURBOELICA, messa a punto anni dopo, che si differenzia dalla prima solo per le caratteristiche del motore. Se, invece, le due funzioni motrice e propulsiva sono fuse in un unico organo, generando in seno alla massa stessa il lavoro necessario per incrementarne la quantità di moto, si perviene alla propulsione a getto, concettualmente più semplice ma di più difficile realizzazione a causa dei notevoli problemi aerotermodinamici e tecnologici che essa pone. I propulsori a getto possono utilizzare l'aria esterna come massa, costituendo gli ESOREATTORI, di cui i Turboreattori sono i più diffusi, oppure sfruttare masse portate a bordo dell'aeromobile, dando luogo agli ENDOREATTORI o Razzi. Nei paragrafi successivi saranno presi in considerazione i propulsori ad elica ed i turboreattori ed esaminati dal punto di vista propulsivo, essendo il loro studio termodinamico compito di altre discipline.
Si definisce potenza disponibile il prodotto della forza propulsiva o trazione fornita dal propulsore per la velocità di volo. Occorre precisare che, a causa della mutua influenza fra propulsore e velivolo, nella determinazione della potenza disponibile bisogna considerare la forza che è fornita dal propulsore in presenza del velivolo, correggendo opportunamente, spesso in base a dati sperimentali, le caratteristiche del propulsore nel suo funzionamento isolato.
In accordo con quanto detto precedentemente, in merito alla separazione delle funzioni, in questo tipo di propulsore il compito di produrre la forza traente è affidato all'elica mentre quello di produrre la potenza, per mantenere in rotazione l'elica stessa, è conferito ad un motore alternativo. Le eliche adoperate in campo aeronautico possono essere a passo fisso o variabile in volo ed il loro accoppiamento al motore può avvenire in modo diretto o con interposizione di riduttore, a seconda delle caratteristiche dell'elica e del motore. Quest'ultimo può essere motore normale o motore di quota; il secondo differisce dal primo per la presenza di un compressore capace di contrastare la diminuzione di potenza fornita con la quota. Se, infatti, l'atmosfera non variasse le sue caratteristiche termodinamiche con la quota, il motore fornirebbe, nelle stesse condizioni di funzionamento, sempre la stessa potenza; nella realtà la potenza decresce con la quota, a causa della minore pressione e densità dell'aria di alimentazione a monte della valvola di ammissione. Un modo, quindi, per evitare la perdita di potenza in quota è quello di riportare la pressione dellaria al valore che si ha a quota zero. La funzione di ripristinare la pressione è affidata, come si diceva, ad un compressore che provvede a comprimere l'aria all'aumentare della quota di volo prima che entri nel motore per partecipare al ciclo termodinamico. Poiché il compressore, però, non è in grado di fornire un grado di compressione illimitato con conveniente rapporto peso/potenza, esiste una quota massima, detta quota di ristabilimento, oltre la quale esso non è più in grado di compensare la diminuzione di pressione, perciò la perdita di potenza non può essere annullata ed il motore si comporta come un motore normale.
In questo tipo di propulsore l'elica è montata sull'albero del motore, fig. 1.5, e compie lo stesso numero di giri.
Fig. 1.5 Rappresentazione schematica di una motoelica con elica in presa diretta con il motore.
I motori alternativi, in uso per la propulsione aerea, hanno una
caratteristica di potenza (
), in funzione
del numero di giri (
), che è sensibilmente
rettilinea nell'intervallo nel quale sono comunemente impiegati ed una coppia (
) quasi costante nello stesso intervallo. Come può
notarsi dalla fig. 2.5, esiste:
un valore minimo di giri (
) al
di sotto del quale il funzionamento del motore non è stabile
perché non è in grado di vincere
le resistenze passive interne;
un valore massimo di giri (
) determinato dalle massime
forze di inerzia compatibili con la
resistenza degli organi del moto.
Fig. 2.5 Caratteristiche di un motore alternativo: coppia e potenza,
al variare del numero di giri.
L'altro elemento di cui è costituito il gruppo motopropulsore è l'elica, di cui supponiamo di conoscere le curve caratteristiche, fig. 3.5.
Fig. 3.5 Caratteristiche dellelica:
coefficienti di trazione, coppia e rendimento, in funzione del rapporto di
funzionamento.
La potenza disponibile può essere espressa dalla relazione:
dove
ed
rappresentano la potenza sviluppata dal motore
ed il rendimento dell'elica rispettivamente. La potenza del motore
(
) è funzione del numero di giri, dal
quale dipendono anche la coppia dell'elica (
), pari a quella del motore (
), ed il rapporto di funzionamento (g
). La conoscenza di
e
della geometria dell'elica
consente la
determinazione della velocità di volo corrispondente, con la relazione:
Proponiamoci ora di costruire la curva della potenza disponibile
in funzione della velocità
di volo, supponendo di conoscere le caratteristiche
del motore
e dell'elica
. Scelto un arbitrario numero di giri
sulla curva
,
fig. 4.5:
Fig. 4.5 Caratteristica di potenza del motore alternativo al variare del numero di giri.
si può conoscere la potenza sviluppata dal motore
e da questa la coppia motrice con la:
La coppia del motore e quella allalbero dellelica
coincidono, perché motore ed elica
sono in presa diretta. Dalla formula di Renard della coppia dell'elica (
) si può ricavare il coefficiente di coppia (
), al numero di giri
, con la relazione:

In base al valore di
dato dalla
4.5, si ricavano il rendimento
ed il rapporto di funzionamento
dellelica, fig. 3.5, e con le relazioni 1.5
e 2.5 la potenza disponibile e la velocità
di volo corrispondenti. Ripetendo il procedimento per più valori del numero di giri
, ecc., si perviene alla curva continua di fig. 5.5:
Fig. 5.5
Andamento della potenza disponibile di una motoelica, con elica a passo fisso e quota costante, al variare della velocità di volo e del numero di giri del motore.Da questo diagramma si nota che laumento di potenza disponibile può essere ottenuto soltanto con un aumento del numero di giri del motore, con conseguente aumento del consumo e quindi del costo del trasporto.
Costruzione del diagrammaIn questo tipo di propulsore l'elica è collegata al motore mediante un riduttore di velocità, fig. 6.5. La presenza del riduttore si rende necessaria ogni volta che le dimensioni dell'elica non sono compatibili con il numero di giri del motore; infatti, eliche delevato raggio accoppiate a motori veloci potrebbero incorrere in fenomeni di compressibilità, con possibile compromissione della loro sicurezza strutturale.
Fig. 6.5 Rappresentazione schematica di una motoelica con elica a passo fisso e riduttore.
Il procedimento per la costruzione del diagramma
è identico a quello visto nel paragrafo precedente, con la differenza
che la coppia dell'elica (
), questa volta, non
è uguale a quella del motore (
). Ricaviamo,
quindi,
in funzione delle caratteristiche del
motore e del riduttore. Indicando con
e
il rapporto
di trasmissione del riduttore
ed il
suo rendimento, la potenza disponibile del propulsore può essere
espressa dalla relazione;
La potenza all'albero dell'elica è esprimibile con la:
da cui:

e quindi:
Nota la coppia dell'elica
, con procedimento identico al precedente, si calcolano
e
, e con le formule 5.5 e 2.5 si costruisce
la curva tratteggiata di fig. 5.5. Questa curva,
per ogni valore di velocità, è più bassa di quella della Motoelica con elica a passo
fisso in presa diretta in quanto è da tenere conto del rendimento del riduttore,
minore dell'unità.
Finora si è visto che se il propulsore è provvisto di elica a passo
fisso, sia in presa diretta con il motore che con interposizione di riduttore, la potenza
disponibile può cambiare solo variando il numero di giri del motore.
Adoperando, invece, un'elica a passo variabile in volo (p.v.v.) la potenza disponibile
può cambiare non variando le condizioni di funzionamento del motore ma modificando
soltanto quelle dell'elica, attraverso il suo passo (
); in tal modo il motore
può funzionare al numero di giri di minore consumo specifico e l'elica
nelle migliori condizioni di rendimento. Supponiamo di conoscere le caratteristiche del motore
attraverso la curva
e quelle dell'elica
mediante le relative curve al variare del calettamento, fig. 8.5.
Ricordiamo che un'elica a p.v.v. è caratterizzata dalla possibilità di variare con continuità il calettamento delle pale, mediante una rotazione di ciascuna di esse attorno alla sua radice, durante il volo.
E il caso di notare che la possibilità di variare il calettamento
delle pale equivale ad avere a disposizione tutta una famiglia di eliche a passo fisso,
tra le quali in ogni condizione di volo è possibile scegliere quella di maggiore
rendimento. Nelle eliche a pale svergolate, per la determinazione del passo
si prende come riferimento la sezione posta al 75% del raggio della pala a partire dalla
radice, mentre per quelle diritte qualunque sezione può essere utile. Anche nel
caso oggetto di questo paragrafo, per costruire il grafico
il procedimento non è molto dissimile da quello visto per il caso
dell'elica a passo fisso. Sulla curva
del motore, fig. 7.5, può leggersi, in
corrispondenza di un prefissato e costante numero di giri
, quello di minore consumo, il valore della potenza
. In base ad esso si risale alla coppia
all'albero del motore (
) per mezzo della:
Nota la coppia del motore, si ricava la coppia all'albero dell'elica espressa dalle:
Fig. 7.5
Caratteristica di potenza di un motore alternativo al variare del numero di giri.in cui, come noto, la prima vale per elica in presa diretta con il motore e la seconda se il collegamento avviene con riduttore. Dalla conoscenza della coppia dell'elica si risale al coefficiente di coppia con la formula di Renard:
che rimane costante nel tempo in quanto costante è il numero di giri del
motore. In base al valore di
, espresso dalla 10.5, sui grafici dell'elica, fig. 8.5, si possono leggere i valori di
(
) e
(
) relativi
ad ogni passo ![]()
. Questi valori introdotti nelle relazioni 1.5 o 5.5 e 2.5 permettono la costruzione per punti delle curve
di fig. 9.5, in cui sono anche rappresentate,
per confronto, quelle con eliche a passo fisso.
Fig. 8.5
Curve del coefficiente di coppia e del rendimento per unelica a passo variabile in volo.Fig. 9.5
Curve della potenza disponibile per una motoelica.Variazione della potenza
con la quota, per un motore normale.
È già stato fatto notare nei paragrafi precedenti che all'aumentare
della quota la potenza del motore alternativo diminuisce, perché decresce
la densità della massa d'aria aspirata.
L'esperienza ha dimostrato che tale diminuzione è esprimibile dalla relazione:
dove con il pedice (
) sono state
indicate le grandezze a quota zero e con il pedice (
) quelle ad una quota generica maggiore di 0. Esprimiamo la 11.5 in funzione della densità relativa
. Integrando la legge di Laplace
si ottiene la:
Sostituendo la 12.5 nella 11.5 si perviene alla:
In base alla legge dei gas perfetti applicata alle quote z e zero si ha:
Tenendo conto della 12.5, la 14.5 diventa:

da cui:
Ricavando dalla 15.5 il rapporto
e sostituendolo nella 13.5 si ottiene la formula definitiva:
Il parametro
prende il nome di fattore
di riduzione della potenza in quota. Rappresentando graficamente le funzioni
e
,
fig. 10.5:
Fig. 10.5
Variazione con la quota della densità e fattore di potenza.si nota che all'aumentare della quota la potenza, rappresentata dal
fattore
, decresce più rapidamente della densità,
essendo questultima minore dell'unità. La relazione 17.5 è valida solo fino alla quota di 11000 m, in quanto fino a
tale quota è valida lequazione 16.5
utilizzata per dimostrarla. Per quote superiori, come noto, essendo latmosfera isoterma,
il rapporto
si mantiene costante e la relazione
11.5, tenuto conto della 14.5, diventa:

Poiché oltre gli 11000
anche il
rapporto
è influenzato dalla costanza della
temperatura, assumendo come quota di riferimento 11000
per la definizione della densità relativa, la relazione precedente
assume la forma definitiva:
Le caratteristiche di un motore di quota e le differenze con il motore
normale, sono state sufficientemente illustrate in precedenza; vogliamo qui vedere
come varia per questo motore la potenza al variare della quota. Nei motori di quota,
fino alla quota di progetto o di ristabilimento, si possono realizzare
pressioni di alimentazione uguali o addirittura superiori a quella atmosferica a quota
zero mediante l'uso di un compressore, che può essere accoppiato al motore con comando
meccanico o mosso indipendentemente da una turbina alimentata dai gas di scarico. A quote
inferiori a quella di ristabilimento è necessario lo strozzamento dei condotti
dammissione per evitare che, a causa della maggiore pressione atmosferica
allorigine, la pressione di mandata a valle del compressore supero i valori
consentiti. Lo strozzamento all'ammissione è realizzato per mezzo di alimentatore di
pressione che agisce indipendentemente dalla volontà del pilota ed è comandato dalla
pressione di alimentazione stessa. I motori di quota sono ormai gli unici adottati
in pratica e poiché è necessario che siano accoppiati ad eliche a p.v.v. per essere
utilizzati adeguatamente, il costruttore ne dà le curve caratteristiche della potenza a
giri costanti in funzione della quota, dette curve di calibratura, fig. 11.5. Come può notarsi, da quota zero alla quota di
ristabilimento (
), la potenza a giri
costanti aumenta grazie alla diminuita pressione allo scarico ed alla minore
potenza assorbita dal compressore. Al di sopra di detta quota, la potenza decresce
come per un motore normale che alla quota di ristabilimento abbia la stessa
potenza, mantenendosi però lievemente maggiore fino alla troposfera grazie al
migliore rendimento del compressore dovuto alla diminuzione di temperatura.

Fig. 11.5
Variazione con la quota della potenza disponibile di una motoelica con motore di quota.Il turboreattore, le cui parti essenziali sono illustrate nella fig. 12.5,
Fig. 12.5
Rappresentazione di un Turboreattore con le sue parti essenziali.ha la caratteristica proprietà di fornire una spinta, che è
indicata con
o
. Esso agisce su una portata d'aria
, ne incrementa la velocità dal valore V (velocità di
volo), al valore
(velocità allo scarico) dando
luogo alla spinta:
a cui occorrerebbe aggiungere la spinta
dovuta alla portata di combustibile introdotta in camera di
combustione che può essere ritenuta trascurabile rispetto al valore espresso dalla 18.5. E il caso di sottolineare che il turboreattore,
impiegando come fluido per la realizzazione del ciclo termodinamico l'aria, può essere
utilizzato solo entro i limiti dell'atmosfera terrestre. La propulsione oltre tali limiti
è di competenza dei razzi, il cui funzionamento è basato sullo stesso principio.
Il valore della spinta di un turboreattore, come espresso dalla 18.5, non è costante ma funzione del numero di giri
(n), della velocità di volo (V) e della quota (z). Anche il consumo specifico (consumo
di combustibile per unità di spinta prodotta e per unità di tempo di volo), ha
notevole influenza nell'uso di questo tipo di propulsione ed è funzione degli stessi
parametri che condizionano la spinta.
Vediamo, quindi, come n, V e z agiscono separatamente sulla spinta
e sul consumo specifico
. Tale analisi potrebbe essere condotta
sperimentalmente, al banco prova o in volo, oppure con metodi analitici più o meno
complicati. Poiché però, non sempre è possibile far ricorso alla sperimentazione ed i
metodi analitici, anche i più sofisticati, danno risultati spesso non confortati dalla
pratica, appare opportuno l'uso di formule semiempiriche. Esse permettono di
determinare la spinta T e il consumo specifico K, in determinate condizioni
di n, V e z, conoscendo unicamente i valori
e
, forniti dal costruttore, rappresentanti la spinta
ed il consumo specifico nelle condizioni di funzionamento
. Il numero di giri
, detto di progetto, è quello cui corrisponde il minimo consumo
specifico. I termini
e
sono generalmente denominati spinta statica a
quota zero e consumo specifico statico a quota zero rispettivamente. Le
espressioni semiempiriche, cui si faceva cenno precedentemente, sono:
in cui le dipendenze dal numero di giri sono espresse dai termini
, quelle dalla velocità da
e quelle dalla quota da
. Occorre precisare che per la validità delle 19.5 e 20.5
è necessario che la velocità dei gas di scarico (
) rimanga costante; in effetti, per tutti i turboreattori di tipo
classico e senza postcombustione, tale velocità rimane in pratica costante e pari
a 500 ¸ 550
, con uno scarto massimo del 10% poco variabile con V.
Variazione della spinta del turboreattore con il numero di giri.
La funzione
che compare nella 19.5 assume
la forma:
ed ha l'andamento della fig. 13.5.
Data la forte pendenza della curva, a parità di quota e velocità di
volo, la spinta si riduce al 50% circa per valori di
intorno al 85% ¸ 88% del numero di giri
max. Nel volo di crociera la spinta necessaria al volo richiede un numero di
giri superiore al 90% di quello massimo. D'altra parte il turboreattore per avere
un buon rendimento è necessario un regime elevato di giri al quale corrispondono maggiori
rapporti di compressione. Si noti la differenza sostanziale di comportamento con il motore
alternativo, la cui potenza era direttamente proporzionale al numero di giri. Altra
differenza sostanziale tra turboreattore e motoelica riguarda la prontezza:
mentre, cioè,
Fig. 13.5
Variazione della trazione di un turboreattore in funzione del numero di giri.Variazione della spinta del turboreattore con la velocità di volo.
La variazione della spinta con la velocità di volo, a quota e numero di giri costanti, è espressa dalla relazione:
il cui andamento grafico è illustrato dalla fig. 14.5
Fig. 14.5
Variazione della trazione di un turboreattore in funzione della velocità di volo.A causa dellandamento alquanto piatto della curva, esiste un
intervallo di velocità, coincidente con quello comune di volo (80 ¸
250
), in cui la spinta
varia relativamente poco: dal valore
Variazione della spinta del turboreattore con la quota di volo.
Con l'aumento della quota di volo, ad n e V costanti, la spinta decresce a causa della minore portata d'aria prelevata legata alla minore densità, ma nel contempo la minore temperatura dell'aria di ammissione fa migliorare il rendimento del compressore per cui la spinta diminuisce meno rapidamente della densità, fig. 15.5. Si noti come anche questo comportamento sia opposto a quello visto per la motoelica.
Fig. 15.5 Variazione della trazione di un turboreattore con la quota di volo e confronto con la variazione di densità.
L'influenza della quota sulla spinta può essere espressa dalla relazione:
Ricordando lespressione 12.5, la 23.5 si modifica come segue:
Dallequazione 14.5 scritta, in base alla 12.5 nella forma:

si ricava il rapporto
:

La 24.5 assume, quindi, la forma definitiva:
Questa relazione, essendo stata ricavata utilizzando la 12.5, è valida fino ad una quota di 11000
. Oltre tale quota, poiché il gradiente termico
verticale è costante, con procedimento analogo a quello che ha portato alla 17.1.5, la 23.5
diventa:
Nellespressione precedente, al rapporto
è stato sostituito
in quanto da
quota 11000 m in poi valgono le relazioni:

dove
rappresenta la base dei
logaritmi Neperiani (
= 2.72) ed
la costante dellaria
(
).
L'andamento grafico delle relazioni 25.5 e 26.5 è illustrato nella fig. 16.5.
Fig. 16.5
Variazione della trazione del turboreattore con la quota. E evidenziata la diversità di variazione sotto e sopra gli 11.000 metri.Variazione del consumo specifico del turboreattore con il numero di giri.
L'influenza del numero di giri del motore sul consumo specifico è esprimibile con la relazione:
che assume l'andamento grafico della fig.
17.5, dalla quale si nota che esso assume un minimo in corrispondenza del numero di
giri di progetto (
).
Fig. 17.5
Variazione del consumo specifico del turboreattore al variare del numero di giri.Variazione del consumo specifico del turboreattore con la velocità di volo.
L'influenza della velocità sul consumo specifico può essere valutata con la relazione:
di cui il grafico di fig. 18.5 ne illustra l'andamento linearmente crescente.
Fig. 18.5
Variazione del consumo specifico del turboreattore al variare della velocità. Variazione del consumo specifico del turboreattore con la quota.L'azione della quota sul consumo specifico è ricavabile dalla relazione:
L'andamento grafico della 29.5 è quello della fig. 19.5, da cui si rileva una diminuzione lineare del consumo specifico fino al limite della troposfera (11000 m) per poi rimanere costante.
Fig. 19.5
Variazione del consumo specifico del turboreattore in funzione della quota.Potenza disponibile del turboreattore.
In accordo con la definizione data in precedenza, la potenza
disponibile è il prodotto della spinta prodotta dal propulsore per la velocità
di volo. I grafici
relativi al turboreattore si ottengono moltiplicando le ordinate per le ascisse dei
grafici
di fig.
14.5. Essi hanno andamento sensibilmente rettilineo come mostra la fig. 20.5.
Fig. 20.5
Variazione della potenza disponibile di un turboreattore al variare della velocità, in funzione della quota di volo.Si noti come la potenza disponibile del turboreattore aumenti proporzionalmente con la velocità, a differenza di quanto avviene nel caso della motoelica a p.v.v. dove si mantiene quasi costante nel campo di velocità possibili di volo.
A conclusione di queste note sul turboreattore occorre aggiungere che, al solo fine di istituire un utile confronto fra turboreattore ed una ipotetica motoelica equivalente, si definisce potenza motrice equivalente del turboreattore la potenza espressa dalla relazione:
in cui
è la potenza sviluppata dal turboreattore e 0.8 un valore convenzionale assunto per il
rendimento dellelica della motoelica equivalente. E il caso di notare
che il valore 0.8 non è casuale, ma è il rendimento medio che è possibile mantenere
durante il volo con eliche a p.v.v.
Una turboelica è costituita essenzialmente come mostra la fig. 21.5. Nel turboreattore la turbina
è usata anche per fornire potenza al compressore. Se una parte della potenza della
turbina viene usata per dare il moto anche ad un'elica, si ha una turboelica.
Allo scopo di ottenere una maggiore potenza dalla turbina, questa può essere a
più stadi ruotanti sullo stesso albero, oppure si possono avere due turbine su alberi
distinti: uno aziona il compressore e l'altro trasmette la potenza all'elica.
I gas che si scaricano dalla turbina hanno ancora una velocità defflusso
considerevole capace di dare una spinta propulsiva, secondo gli stessi concetti del
turboreattore puro. In definitiva, la turboelica è un propulsore di tipo
misto che fornisce una potenza motrice
all'albero dell'elica, funzione del numero di giri (n), della velocità (V) e della quota
(z) ed una spinta
, funzione degli stessi
parametri. Lo studio teorico della turboelica è alquanto agevole se si tiene conto
che può essere vista, nel suo complesso, come generatrice di potenza oppure come
generatrice di spinta. Se si considera la turboelica come generatrice di
potenza, alla potenza motrice all'albero dell'elica
occorre aggiungere la potenza equivalente alla spinta
, come visto alla fine del paragrafo precedente.
Si definisce, allora, potenza motrice equivalente di una turboelica, la potenza
espressa dalla relazione:
Considerando invece la turboelica come generatrice di spinta, alla
spinta
occorre aggiungere la spinta
equivalente alla potenza
Fig. 21.5
Rappresentazione di una Turboelica con le sue parti essenziali.in cui
è il rendimento dell'elica effettivamente applicata all'albero, nella condizione di volo
considerata. Una volta definita la trazione equivalente della turboelica, la potenza
disponibile complessiva sarà data dalla:
Nel caso che si ponga convenzionalmente
si ha la cosiddetta potenza di spinta data da:
Per ricavare potenza e spinta disponibili dalla turboelica
nelle varie condizioni di volo, è necessario conoscere come variano la potenza motrice
all'albero dell'elica
e la spinta
in funzione del numero di giri (n), della velocità
(V) e dalla quota (z).
Influenza del numero di giri sulla potenza all'albero e trazione della turboelica.
L'effetto del numero di giri, sulla potenza
Fig. 22.5
Variazione delle caratteristiche della Turboelica in funzione del numero di giri.Influenza della velocità di volo sulla potenza all'albero e trazione della turboelica.
Con l'aumento della velocità di volo, fig. 23.5, la potenza all'albero della turboelica aumenta,
perché si ha un rapido aumento della portata d'aria e del rapporto di compressione,
mentre la spinta diminuisce per motivi analoghi a quelli visti per il turboreattore fino a
velocità di 150 ¸ 250
.
Fig. 23.5
Variazione delle caratteristiche della Turboelica in funzione della velocità.Influenza della quota sulla potenza all'albero e trazione della turboelica.
Con l'aumento della quota, la potenza all'albero diminuisce secondo un
coefficiente di riduzione leggermente superiore a quello che si ha per la motoelica, in
quanto fino a quota 11000 m la diminuzione di densità è leggermente compensata
dall'effetto benefico della diminuzione di temperatura. La spinta diminuisce ancora più
lentamente della diminuzione di potenza, fig. 24.5.
Dai grafici caratteristici della turboelica appena esaminata si ricavano, per un
determinato numero di giri ed una determinata quota, i valori della potenza all'albero
e della spinta
per ciascun valore di
, fig. 23.5. Se alla turboelica,
come sempre avviene, è collegata un'elica a p.v.v. a giri costanti e si conoscono di
questa le curve caratteristiche, a ciascuna coppia di valori
e
corrisponde un determinato rendimento dell'elica
. Si ricava così
che insieme alle funzioni
e
permette di costruire il grafico
secondo la relazione:
Le operazioni possono essere ripetute per diverse quote in modo analogo e
si perviene alla famiglia di curve
, fig. 25.5. Il loro andamento è intermedio fra
quello tipico di una motoelica e quello di un turboreattore. La potenza
disponibile della turboelica, infatti, anziché avere un andamento quasi
costante, come nella motoelica a p.v.v., cresce con la velocità ma meno
rapidamente di quanto avvenga nel caso di un turboreattore.
Fig. 24.5
Variazione delle caratteristiche della Turboelica in funzione della quota.Fig. 25.5
Variazione della potenza disponibile della Turboelica in funzione della velocità.Confronto fra Motoelica, Turboelica e Turboreattore.
La fig. 26.5 mostra, a quota e
giri costanti, l'andamento della potenza al variare della velocità per i tre diversi tipi
di propulsori trattati: motoelica, turboelica, turboreattore. Appare chiaro che esistono
delle velocità di volo a cui, ai fini della potenza, i diversi propulsori si equivalgono
(
); i criteri di scelta
saranno pertanto quelli economici o di peso. Alle basse e medie velocità, diventa quasi
obbligato l'impiego della motoelica o della turboelica, con prevalenza della
seconda che consente maggiori velocità di volo, grazie alla possibilità di istallare una
maggiore potenza a parità di peso; anche la quota di volo può essere notevolmente
aumentata con la turboelica, la quale presenta vantaggi anche nei riguardi del turboreattore
soprattutto in merito alle velocità ascensionali ed alla facilità di decollo, data la
notevole spinta fornita dall'elica alle basse velocità. Predominante diventa,
invece, l'impiego del turboreattore alle elevate velocità ed alte quote dove le
eliche andrebbero incontro a fenomeni di compressibilità con forte perdita di
rendimento.
Fig. 26.5
Confronto delle caratteristiche di potenza disponibile tra Motoelica(M.E.), Turboelica(T.E.) e Turboreattore(T.R.) in ffunzione della velocità.