Tra gli infiniti moti di cui un velivolo può essere animato, una gran parte è annoverata nella famiglia dei moti longitudinale-simmetrici.
Un moto si definisce longitudinale-simmetrico se il vettore velocità è costantemente contenuto nel piano di simmetria.
Possono far parte di questa categoria il moto librato, il moto rettilineo, sia su traiettoria orizzontale che inclinata, la richiamata, ecc. Ci proponiamo in questo capitolo di ricavare le equazioni generali del moto longitudinale-simmetrico, da cui è possibile dedurre quelle delle varie situazioni di volo summenzionate imponendo particolari condizioni. Nel moto longitudinale-simmetrico affinché la traiettoria sia costantemente contenuta nel piano di simmetria X-Z, è necessario che delle tre componenti della velocità (u,v,w), quella normale al piano di simmetria sia sempre nulla. Per la stessa ragione, delle tre componenti della velocità angolare (p,q,r) due devono essere nulle.
Equazioni del moto longitudinale-simmetrico
In base alla fig.1.2 si può affermare che, nel moto longitudinale-simmetrico, deve essere costantemente:
v = 0 , p = 0, r = 0
Fig. 1.2 Rappresentazione del piano di simmetria ed indicazione dei versi positivi delle componenti di velocità, forze, momenti e rotazioni.
Affinché ciò possa verificarsi, durante tutto il moto, deve risultare:
![]()
Poiché tra le forze presenti vi è il peso, costantemente diretto secondo la verticale, la condizione posta può essere realizzata solo se il piano di simmetria è e si mantiene verticale durante tutto il moto. Nel caso considerato, le sei equazioni di equilibrio dinamico 6.1 si riducono a tre, tante quanti sono i parametri necessari per individuare la posizione istantanea dell'aeromobile, in quanto il suo moto è piano. Esse sono:
Conveniamo, come solitamente avviene nella letteratura aeronautica, di
indicare con
le componenti della forza
risultante
lungo gli assi corpo;
le componenti del momento risultante
lungo gli stessi assi. Con tale assunzione le
equazioni 1.2 diventano:
Non considereremo, d'ora in avanti, le grandezze vettoriali come tali, in
quanto è noto il verso, ma opereremo esclusivamente con i relativi moduli. Esplicitiamo
le quantità
che
compaiono nelle 2.2. Analizziamo un elemento
infinitesimo di massa dm, posto nella terna di assi corpo, che si muova di moto longitudinale-simmetrico,
fig. 2.2.
L'elemento
oltre ad essere
animato da
e
possiede anche una velocità di rotazione
intorno al punto
dell'asse
, in
generale dipendenti dal tempo. Poiché la rotazione istantanea intorno a
può considerarsi somma delle
rotazioni istantanee intorno ad
e
rispettivamente, le componenti risultanti della velocità della particella
risulteranno:

Ricaviamo le accelerazioni
e
![]()
Sostituendo al termine
l'espressione precedentemente trovata si ottiene:
![]()
![]()
Analogamente:

Utilizzando
e
appena ricavate, si ottiene:

Sostituendo nelle equazioni 2.2 ad
le relative espressioni, si ha:

Sviluppando e semplificando:
![]()
Ricordando che per terna baricentrica, come nel caso di terna corpo,
i momenti statici
rispetto agli assi
e
sono nulli ed indicando con
i momenti d'inerzia rispetto agli assi corrispondenti, la relazione precedente diventa:
![]()
Con analogo procedimento si perviene a:


In conclusione, le equazioni del moto longitudinale-simmetrico 2.2 diventano:
3.2
Queste equazioni descrivono il moto longitudinale-simmetrico rispetto agli assi corpo. Per lo studio di tale moto è, però, più conveniente riferirsi alla terna vento coincidente, in questo caso, con gli assi di stabilità. Trasformiamo quindi, le equazioni 3.2 nelle analoghe riferite a detta terna. Ipotizzando che la direzione di riferimento delle incidenze sia proprio l'asse corpo X, in modo da considerare come incidenza
a l'angolo tra esso e l'asse vento
per le forze, fig. 3.2:
![]()
per la velocità, fig. 4.2:
![]()
Le derivate delle velocità
e
, rispetto al tempo, sono:

Sostituendo nelle equazioni 3.2 le espressioni appena ricavate per le forze e le velocità, si ottiene:


Queste identità trigonometriche, dovendo essere soddisfatte per qualsiasi valore di
a , dovranno avere uguali i coefficienti diLa terza equazione delle 4.2 resta
inalterata in quanto l'accelerazione angolare di beccheggio
è la stessa qualunque sia la terna di
riferimento.
Natura delle forze agenti sul velivolo
Le forze esterne applicate agli aeromobili a sostentazione dinamica, trascurando la spinta di Archimede in quanto irrilevante rispetto alle altre, per la loro natura, possono essere così distinte:
Forze gravitazionali;
Forze aerodinamiche, dovute al moto relativo dell'aeromobile rispetto
all'aria;
Forze propulsive;
Forze giroscopiche.
Le prime danno come risultante il peso del velivolo. Le forze del secondo gruppo dipendono dalla velocità relativa fra l'aeromobile ed il mezzo, quindi da u, v, w, p, q, r e dalle loro derivate, cioè dalle accelerazioni. Le forze di propulsione sono dipendenti dalle caratteristiche del propulsore, a loro volta dipendenti dallo stato di moto relativo dell'aeromobile, e quindi del propulsore, rispetto al mezzo; inoltre esse, quanto più intimo diviene l'accoppiamento tra velivolo e propulsore, tanto più influenzano le forze aerodinamiche del gruppo precedente che agiscono sulle superfici del velivolo. La concezione moderna del velivolo, ideato come sistema aerodinamico unitario comprendente in unica sintesi velivolo, motore e propulsore, rende sempre più difficile la considerazione delle forze di propulsione separatamente dalle forze aerodinamiche. Le forze giroscopiche sono quelle provocate dalle masse rotanti, ad esempio l'elica o il rotore del turboreattore, che influenzano le caratteristiche del moto vario dell'aeromobile e che dovranno essere equilibrate per non turbare la simmetria longitudinale del moto. Infatti, fig. 5.2, se una massa è dotata di velocità di rotazione (
w) intorno ad un asse e viene costretta a ruotare intorno ad un altro asse ad esso ortogonale (Se le forze giroscopiche agenti sul velivolo, non vengono equilibrate è facilmente intuibile come la traiettoria dell'aeromobile esca dal piano di simmetria e quindi il volo non sia più longitudinale-simmetrico. Generalmente nel caso di monomotori tali forze vengono equilibrate con le superfici di governo, mentre per i plurimotori si ricorre alla controrotazione dei propulsori simmetrici. In quest'ultimo caso l'azione giroscopica di uno dei propulsori viene annullata da quella del propulsore ad esso simmetrico, avente senso di rotazione contrario al primo e quindi momento giroscopico uguale ed opposto. Talvolta esigenze economiche possono dettare altre soluzioni, ferma restante l'esigenza di annullare le forze ed i momenti giroscopici. Noi supporremmo dora in poi, in accordo con quanto detto, che le forze giroscopiche siano nulle.
Espletiamo i termini
,
, e
delle
equazioni 4.2.
Allo scopo di distinguere i diversi gruppi di forze esterne, supponiamo
che il velivolo descriva una traiettoria curvilinea in salita (cabrata) e siano
e
i valori istantanei dell'angolo di rampa e di beccheggio
rispettivamente. Indichiamo inoltre con
l'angolo che la direzione della spinta
forma con l'asse corpo
.
Dalla fig. 6.2 si ricava che le
componenti, secondo gli assi vento
e
, delle forze agenti , sono:
per il peso:
![]()
per le forze aerodinamiche:
![]()
per le forze propulsive:
![]()
Assumendo come polo il baricentro del velivolo, il momento
risultante rispetto ad esso è uguale alla somma di quello dovuto alla forza propulsiva (
) e quello dovuto alle forze aerodinamiche (
). E nullo quello
giroscopico, perché per ipotesi sono state considerate nulle le relative azioni, e quello
gravitazionale, in quanto il peso è sempre applicato nel baricentro. Se, inoltre,
consideriamo che, indicando con r il raggio istantaneo di curvatura della traiettoria, fig. 7.2, si ha:


Tenendo conto che
, in quanto
angoli compresi tra rette ortogonali, si ha che:
![]()
e quindi:
![]()
Osservando la fig. 6.2 si nota che:

Ricordando le espressioni trovate, per le forze e le velocità, le 4.2 diventano:
Queste equazioni, in cui gli angoli e le velocità sono in generale
funzione del tempo, integrate, cioè risolte, consentono la determinazione della
traiettoria e delle caratteristiche del moto longitudinale-simmetrico. Qualora si
consideri
, angolo di
calettamento del propulsore, variabile nel tempo, con le equazioni 5.2 è possibile studiare il moto longitudinale-simmetrico
con propulsore orientabile, che interessa il caso del convertiplano. Per i velivoli
convenzionali invece, la direzione della spinta è rigidamente fissa, pertanto d'ora in
avanti considereremo
costante nel tempo.
Dalle equazioni 5.2, imponendo
condizioni particolari sia alla velocità che alla traiettoria, possono ottenersi quelle
relative a specifici moti del velivolo. Supponendo che l'angolo di rampa
sia invariabile nel tempo, le 5.2 descrivono il moto rettilineo su traiettoria
orizzontale
ed inclinata: salita (
Moto rettilineo uniforme in salita (
Moto rettilineo uniforme orizzontale ![]()
Moto rettilineo uniforme in discesa (
Le equazioni 6.2, 7.2 e 8.2 sono suscettibili
di unulteriore semplificazione se si considera la trazione
nulla.
Le equazioni che si ottengono saranno idonee a descrivere il moto librato rispettivamente su traiettoria;
in salita :
orizzontale:
discesa: