Il volo si definisce librato se la trazione è costantemente nulla. Esso è tipico dell'aliante (velivolo privo di motore), ma può interessare anche un velivolo con propulsore, purché in ogni istante del volo la trazione prodotta sia nulla.
Dall'analisi delle equazioni 9.2, 10.2 e 11.2 si deduce che, dovendo il velivolo mantenere una certa velocità per sostenersi, la forza traente può essere data soltanto da una componente del peso.
Fig. 1.3 Forze agenti sul velivolo in volo librato
In accordo, quindi, con le 11.2, la traiettoria del velivolo può essere solo discendente, fig. 1.3, ma ciò non deve far pensare allimpossibilità di effettuare un volo in salita; è noto, infatti, che gli alianti possono anche salire rispetto al terreno, pur tenendo un assetto picchiato e scendendo continuamente rispetto alla corrente d'aria nella quale volano. La ragione di tale comportamento è dovuta alla presenza intorno al velivolo di una corrente ascensionale e risiede nella differenza tra i valori della velocità ascensionale dell'aria e discendente dell'aliante; si ottiene, infatti, una velocità verticale di salita quando la velocità ascensionale della massa d'aria è maggiore di quella discendente dell'aliante.
Questi aspetti sono propri del volo veleggiato, cioè del volo in aria agitata, oggetto di un prossimo paragrafo.
Trattiamo in questo paragrafo il volo librato in unatmosfera completamente calma. Questa è unipotesi assolutamente teorica in quanto, anche se di modesta intensità, sono sempre presenti nellatmosfera moti che la rendono agitata.
Consideriamo un velivolo in volo librato e supponiamo, solo per semplicità, che tutte le forze agenti su di esso giacciano nel piano di simmetria e siano applicate nel suo baricentro, fig. 2.3. Supponiamo, inoltre, che il baricentro dell'aereo percorra una traiettoria rettilinea a velocità ed incidenza costanti. In base a tali ipotesi le equazioni del volo librato sono le 11.2 che trascriviamo:
Fig. 2.3
Equilibrio delle forze agenti sul velivolo in volo libratoNotiamo che esse possono ottenersi anche direttamente dall'analisi della fig. 2.3, oltre che come caso particolare delle equazioni generali del moto, ricavate nel capitolo precedente. Supponiamo, inoltre, che la terza delle 1.3 sia costantemente verificata; se le forze aerodinamiche agenti dovessero dar luogo ad un momento risultante di beccheggio diverso da zero, sarà sempre possibile ripristinare l'equilibrio alla rotazione intorno a Yw, agendo sulle superfici di governo.
Determinazione della pendenza della traiettoria
Dividendo membro a membro le prime due equazioni delle 1.3 si ottiene:![]()
La relazione 2.3 mostra che langolo di rampa, in altre parole la pendenza della traiettoria, non è influenzato né dalla superficie alare né dal peso del velivolo, ma unicamente dallassetto di volo, in quanto ad ogni incidenza corrisponde uno ed un solo valore dell'efficienza. Dato, inoltre, che E varia entro limiti ben determinati, figg. 3.3 e 4.3, esisterà un valore minimo di g , al disotto del quale il volo librato in aria calma non è possibile, dato dalla:
Facciamo vedere ora come, sia
che tutte le altre caratteristiche del volo librato che saranno calcolate, sia
possibile leggerle sulla polare del velivolo opportunamente costruita, cioè ruotata come
in fig. 5.3 in cui
e
siano riportati nella
medesima scala. Infatti, la pendenza del segmento
, che unisce lorigine degli assi con un punto qualsiasi della
curva, è inversamente proporzionale al valore di E corrispondente all'assetto del punto
A; è quindi possibile leggere direttamente sulla polare i valori dell'angolo di rampa per
i vari assetti di volo, compreso il valore minimo. Si noti in fig. 5.3 che alcune pendenze sono possibili con due assetti
diversi: uno meno cabrato (punto A), cui corrisponde un volo veloce, ed uno più cabrato
(punto B), cui corrisponde un volo lento; se il secondo si trova oltre lo stallo non è
realizzabile in pratica, in quanto i regimi di volo con
sono instabili ed il velivolo ha tendenza ad entrare in vite.
Limportanza dellassetto di minima pendenza della traiettoria (
) è fondamentale se, come nel
caso dell'aliante, interessa percorrere grandi distanze orizzontali con piccola
perdita di quota, fig. 6.3.
Fig. 3.3 Rappresentazione dei parametri aerodinamici in funzione della incidenza.
Fig. 4.3 Rappresentazione dei parametri aerodinamici.
Fig. 5.3
Rappresentazione sulla polare dellassetto di minima pendenzaFig. 6.3
Rappresentazione della pendenza minimaEssendo l'efficienza funzione dell'incidenza, come espresso dalla 4.3, per determinare il suo valore massimo basterà
trovare l'incidenza che annulli la sua derivata prima rispetto a
.
Facciamo, quindi, la derivata prima dellespressione 4.3, in cui a
è stata sostituita la polare di Prandtl, e uguagliamola a zero:


In base alla 7.3 si può osservare
che per raggiungere una elevata efficienza, quindi bassi valori di
, occorre ridurre
oppure assumere alti valori dell'allungamento
. Da notare che quando con una
opportuna scelta dei profili e un buon disegno delle altre parti del velivolo, si sia
ridotto al minimo il
, l'unico modo per
aumentare l'efficienza massima è quello di aumentare l'allungamento;
per questo motivo gli alianti di elevate prestazioni hanno allungamenti
elevatissimi (
= 30).
Determinazione della velocità sulla traiettoria
La velocità del velivolo lungo la traiettoria di discesa si può determinare dalla seconda equazione delle 1.3; da essa si ricava:
La 8.3 evidenzia che ad assetto
costante
la velocità varia solo al variare
della quota. In piccoli intervalli di quota, in cui è possibile assumere
, il volo si può ritenere uniforme, in tutti gli
altri casi la velocità varia in modo inversamente proporzionale a
, cioè diminuisce man mano che il
velivolo scende di quota.
Determinazione della velocità di discesa verticale.
Dal diagramma di velocità, fig. 7.3,
si ricava che allassetto A , cui corrisponde sulla traiettoria la velocità
, la velocità di discesa verticale è data da:
Poiché gli assetti che più interessano il volo librato sono
quelli corrispondenti ai minimi valori di g , cioè incidenze
prossime a quelle in cui la retta
di fig. 7.3
risulta tangente alla polare del velivolo, cuicorrispondono valori di g
molto piccoli (
), approssimando
uguale ad 1 e
uguale alla tangente di
, la 9.3 diventa:
Fig. 7.3
Rappresentazione dellOdografa o polare della velocità del volo librato.Il termine
prende il nome di indice
di quota perché da esso dipendono, nel caso di velivolo a motore le caratteristiche
di salita e la massima quota raggiungibile, mentre nel caso dell'aliante la velocità di
discesa. L'indice di quota è una caratteristica della polare del velivolo,
indipendente dalle sue dimensioni e dal carico alare. Dalla relazione 10.3 si nota che la minima velocità di discesa verticale si ha
in corrispondenza del lassetto di massimo indice di quota, cioè di
. Il punto della polare cui corrisponde il massimo
valore dell'indice di quota è un assetto più cabrato di quello relativo
alla
, come sarà
dimostrato successivamente.
Il massimo della funzione
si
ottiene eseguendo la sua derivata prima rispetto a
ed uguagliandola a zero:


Confrontando la 5.3 con la 11.3 si può vedere come lassetto
sia
volte
più grande del
, quindi più cabrato. Ciò
giustifica quanto affermato alla fine del paragrafo precedente.
Si studierà in questo paragrafo il comportamento del velivolo in tutto il campo degli angoli di rampa g possibili.
In base alle prime due equazioni delle 1.3, indicando con
la pressione dinamica di volo, si ricava:

Quadrando e sommando si ha:
Questa formula, di carattere generale, consente di calcolare per ogni
valore di g , cui corrisponde biunivocamente un valore di
, la velocità
lungo la traiettoria. E facile rendersi conto osservando la fig. 7.3, che il segmento
rappresenta
e che può essere
portato nella stessa direzione il segmento
,
proporzionale alla
espresso dalla 15.3. Se si riporta sulla polare ruotata, fig. 7.3, il luogo dei punti B, estremo dei
segmenti
ed inclinati sull'asse
dell'angolo g
corrispondente, si ottiene una curva che prende il nome di Odografa del moto o polare
della velocità, che permette di risolvere rapidamente problemi inerenti il volo librato.
Si noti che se gli assi della polare sono quotati nella stessa scala delle velocità,
adottata per la costruzione dellOdografa, i segmenti
rappresentano la componente orizzontale
della velocità sulla traiettoria e i segmenti
la componente verticale
o velocità di discesa.
Particolare interesse presenta il punto in cui l'Odografa interseca l'asse delle w. Questa condizione di volo, cui corrisponde g = 90°, prende il nome di affondata verticale. La condizione di equilibrio lungo la traiettoria è:
![]()
La velocità corrispondente, espressa dalla:
prende il nome di velocità limite. E il caso di notare che
per ottenere la 16.3 non è stata considerata la
resistenza indotta
, in
quanto il velivolo per mantenere una traiettoria rettilinea deve necessariamente assumere
unincidenza aerodinamica
. I valori di
che si raggiungono nei moderni velivoli
aerodinamicamente fini, cioè con basso valore di
e con elevato carico alare, sono altissimi, tali da non poter essere
sopportati dalla struttura alare che si romperebbe a causa del forte carico torsionale.
Con la 16.3 si ottiene una velocità limite
alquanto superiore rispetto a quella reale; infatti, agli alti numeri di Mach, che facilmente si raggiungono
in affondata, la nascita della resistenza dovuta alla compressibilità
dellaria incrementa sensibilmente la resistenza di profilo. Anche tenendo conto,
però, di questa nuova resistenza la
è molto
elevata e deve essere limitata a valori compatibili con la resistenza torsionale delle
strutture. Ciò è realizzato aumentando la resistenza mediante i cosiddetti freni
aerodinamici, cioè opportune superfici retrattili, che al momento opportuno si fanno
fuoriuscire dall'ala o dalla fusoliera.
Finora si è considerato il caso del volo senza motore in aria perfettamente calma. Questo non è il caso più comune per l'aliante che invece cerca di sfruttare le correnti ascendenti esistenti nell'atmosfera, in assenza delle quali il volo veleggiato non sarebbe possibile ma si ridurrebbe a semplici planate più o meno lunghe. Si supponga che, fig. 8.3,
Fig. 8.3 Rappresentazione dello spostamento dellOdografa in volo librato in aria agitata.
mentre il velivolo vola all'assetto corrispondente al punto A, con
velocità
, l'aria circostante sia dotata di una
velocità propria
costante. LOdografa
del volo in queste condizioni si ottiene sommando, per ogni punto dellOdografa
relativa al volo in aria calma, alla velocità
del velivolo la
dell'aria; ciò equivale a
traslare la curva nella direzione del vento della quantità
. Come può notarsi, langolo di rampa, a pari assetto, non
è più g ma g ', determinato dalla
semiretta
. Si vede subito che con
avente una componente diretta in senso opposto a
, cioè ascendente, è
possibile anche il volo in salita senza motore (traiettoria
); il contrario avviene, invece, se
ha una componente concorde con
, nel qual caso la nuova Odografa si trova tutta più
bassa di quella corrispondente al volo in aria calma e anche
risulta maggiore.
Da quanto esposto nei paragrafi precedenti risulta che un aliante, incontrando una corrente ascendente di velocità maggiore di quella propria di discesa, può salire rispetto al suolo, raggiungendo anche quote considerevoli. Al cessare della corrente ascendente l'aliante percorre in volo planato una distanza S data da, fig. 6.3:
in cui z' rappresenta la quota finale della planata, z quella iniziale ed E l'efficienza corrispondente all'assetto di volo. Il valore massimo dello spazio orizzontale percorribile è espresso dalla 18.3:
denominato autonomia del volo librato, in cui i simboli hanno
significato noto ed
è l'efficienza
massima di volo. Secondo il tipo dascendenza sfruttata dall'aliante per
salire, i voli veleggiati si classificano in:
voli di pendio
voli termici
voli d'onda
Spesso però, accade che le ascendenze siano dovute contemporaneamente a più duna di queste cause, senza che sia possibile individuare quale sia la predominante.
Nei voli di pendio si sfruttano le correnti ascendenti provocate dalla deflessione del vento da parte di un ostacolo, fig. 9.3. Tali correnti sono più intense quando l'ostacolo è molto esteso in senso normale al vento come nel caso di una catena di colline, di dune, ecc.
Fig. 9.3
Traiettoria seguita dal velivolo in volo di pendio.Nei voli termici si sfruttano le correnti ascendenti verticali, o quasi, provocate dal non uniforme riscaldamento solare del suolo; le masse d'aria calda in ascesa si espandono raffreddandosi, fino a che ad una certa quota il vapore condensa e origina una nube, precisamente un cumulo, fig. 10.3.
Fig. 10.3
Traiettoria seguita dal velivolo in volo termico.Nei voli d'onda si sfruttano le forti ascendenze presenti in certi tratti di correnti ondulatorie che, in talune condizioni, si originano sottovento ai rilievi montani, come indicato in fig. 11.3.
Fig. 11.3
Caratteristiche del volo donda.