Un velivolo in volo nello spazio, supposto rigido (indeformabile) ed a comandi bloccati (superfici di governo non libere di muoversi intorno al proprio asse di cerniera, ma fisse in una determinata posizione), è caratterizzato da sei gradi di libertà; per definirne univocamente il moto, quindi, occorrono sei equazioni di equilibrio dinamico indipendenti. Di queste equazioni tre devono esprimere gli equilibri alle traslazioni lungo i tre assi di una terna di riferimento e le altre gli equilibri alle rotazioni intorno agli stessi assi. Le terne cui ci si può riferire, possono essere di due tipi: levogire o sinistrorse oppure destrogire o destrorse, di cui diamo le definizioni.
Una terna X, Y, Z, si definisce levogira se, fig. 1.1, disponendosi ciclicamente lungo ciascun asse con i piedi nellorigine e la testa secondo il suo verso positivo, per descrivere langolo minore, si vede X ruotare in senso antiorario per sovrapporsi a Y; Y ruotare in senso antiorario per sovrapporsi a Z; Z ruotare in senso antiorario per sovrapporsi a X.
Fig. 1.1 Rappresentazione di una terna di riferimento levogira.
Fig. 2.1 Rappresentazione di una terna di riferimento destrogira.
Viceversa, se gli assi X-Y-Z si susseguono ciclicamente in senso orario, fig. 2.1, la terna è destrogira. Ladozione delluno o dellaltro tipo di terna comporta scrivere delle equazioni del moto che, pur descrivendo lo stesso fenomeno, risultano formalmente, cioè solo dallaspetto, diverse. Nel corso di queste note si farà sempre riferimento a terne levogire o sinistrorse. Nello studio della Meccanica del volo, le terne adoperate possono essere mobili o fisse. Le terne mobili hanno lorigine nel baricentro del velivolo e si muovono, quindi, con esso, mentre quelle fisse sono solidali alla terra che è ritenuta immobile nello spazio e nel tempo. Tra le infinite terne mobili se ne considerano solo tre, denominate: terna corpo, terna vento e terna di stabilità. La scelta, tra queste, della terna a cui riferire il moto, è legata alla natura del particolare problema da esaminare; in alcuni casi può risultare opportuno riferirsi ad assi solidali al velivolo (terna corpo), mentre in altri è preferibile assumere una terna connessa con la traiettoria (terna vento o terna di stabilità). Qualunque sia la scelta fatta, per lindividuazione della posizione della terna mobile nel tempo, è necessario riferirla ad una terna fissa o ritenuta tale, dalla quale è osservato il suo moto.
Il riferimento fisso è rappresentato dalla terna terra Xe, Ye, Ze, fig. 4.1, i cui assi sono definiti nel modo seguente:
| Xe, asse terra longitudinale, contenuto in un piano tangente alla superficie media della terra; | |
| Ye, asse terra trasversale, contenuto in un piano tangente alla superficie media della terra e perpendicolare all'asse terra longitudinale, positivo verso la destra di un osservatore che guarda lungo la direzione positiva dell'asse Xe; | |
| Ze, asse terra verticale, perpendicolare ai due precedenti e positivo verso il basso in modo da completare la terna levogira Xe-Ye-Ze. |
La terna vento Xw, Yw, Zw , fig. 5.1, ha gli assi così definiti:
| Xw, asse vento longitudinale, diretto secondo la direzione della velocità V del velivolo, positivo nel senso del moto; | |
| Zw, asse vento verticale,
individuato dall'intersezione del piano verticale |
| Yw asse vento trasversale, perpendicolare al piano Xw-Zw e tale da completare la terna trirettangola levogira Xw-Yw-Zw. |
Da notare che, mentre l'asse vento verticale Zw in genere non è tale ma determina con Xw un piano verticale contenente V, l'asse vento trasversale Yw, per essere normale al piano Xw-Zw, è sempre orizzontale ed è positivo verso la destra di un osservatore che guarda nella direzione del verso positivo di Xw.
La terna corpo X, Y, Z ,fig. 3.1, ha gli assi definiti nel modo seguente:
| X, asse corpo longitudinale, contenuto nel piano di simmetria del velivolo ed orientato positivamente verso la prua; |
| Z, asse corpo verticale, contenuto nel piano di simmetria del velivolo, perpendicolare a X e diretto positivamente nel senso testa-piedi; |
| Y, asse corpo trasversale, perpendicolare al piano X-Z ed orientato positivamente verso la destra del pilota in modo da dar luogo ad una terna trirettangola levogira. |
Il piano individuato dagli assi X e Z è detto piano di simmetria del velivolo.
Per passare dagli assi vento agli assi corpo e viceversa, è opportuno introdurre un terzo sistema di riferimento mobile trirettangolo levogiro, utilizzato in particolare nello studio della stabilità dinamica dei velivoli, denominato terna di stabilità Xs, Ys, Zs, fig. 3.1, i cui assi sono così definiti:
| Xs, asse di stabilità longitudinale, dato dalla direzione della proiezione ortogonale della velocità V sul piano di simmetria del velivolo e diretto positivamente nel senso del moto; |
| Zs, asse di stabilità verticale, normale ad Xs, contenuto nel piano di simmetria del velivolo e positivo nel senso testa-piedi del pilota; |
| Ys, asse di stabilità trasversale, normale al piano Xs-Zs e positivo verso la destra del pilota. |
In base a tale definizione ne consegue che, per essere Xs definito dalla proiezione ortogonale di Xw sul piano di simmetria X-Z del velivolo, l'asse Zs oltre ad essere normale ad Xs risulta normale anche ad Xw ed è quindi contenuto nel piano normale ad Xw che contiene anche Zw. Qualunque sia la terna di riferimento saranno assunti positivi gli spostamenti, le velocità lineari e le forze se diretti secondo i versi positivi degli assi, le rotazioni, le velocità angolari ed i momenti se antiorari ad un osservatore disposto lungo ciascuno degli assi con i piedi nell'origine e la testa secondo il verso positivo degli stessi, fig. 6.1.
La posizione angolare degli assi vento rispetto agli assi terra è determinata attraverso la conoscenza dei due angoli seguenti, fig. 5.1:
| d angolo di virata o di rotta, definito come langolo che il piano Xw-Zw forma, in un generico istante, col piano Xe-Ze, positivo se la virata è destra; | |
| g angolo di volta o di rampa, inteso come langolo che l'asse vento longitudinale Xw forma con il piano orizzontale Xe-Ye, positivo nel caso della salita. |
Langolo n compreso fra Zs e Zw è detto di sbandamento. Esso è misurato nel piano normale a Xw ed è assunto positivo se la semiala destra risulta più bassa della sinistra; con tale convenzione lo sbandamento risulta positivo se la virata è destra.
L'angolo b , fig. 3.1, compreso fra gli assi di stabilità longitudinale Xs e
vento Xw, è denominato angolo di derapata ed è assunto positivo se il vento
relativo -
batte sul lato
destro del pilota.
L'angolo di incidenza a è quello, contenuto nel piano di simmetria del velivolo, che l'asse longitudinale di stabilità Xs forma con una direzione solidale al velivolo, positivo se tale da luogo ad una portanza diretta nel senso piedi-testa del pilota.
L'orientamento della terna di stabilità, rispetto agli assi terra, è definito dagli angoli ( Figg. 3.1-4.1-5.1):
d g b n
mentre quello degli assi velivolo rispetto alla terna di stabilità richiede la conoscenza dell'angolo di incidenza a .
Fig. 3.1
Rappresentazione degli angoli di incidenzaA volte riesce più conveniente riferire l'orientamento degli assi corpo direttamente agli assi terra per mezzo dei tre angoli, fig. 4.1:
y
Q FIn tal caso la direzione della velocità rispetto al velivolo è definita
dagli angoli dincidenza a e di derapata
. L'angolo di imbardata y è l'angolo compreso fra il piano verticale Xe-Ze ed il piano
verticale che contiene l'asse velivolo longitudinale X ed è assunto positivo se
è ruotato verso destra rispetto a Xe-Ze. L'angolo
di beccheggio Q è definito come l'angolo che l'asse
longitudinale X forma con il piano orizzontale Xe-Ye, positivo verso l'alto. L'angolo di rollio
F è l'angolo di cui risulta ruotato, intorno a X, l'asse
velivolo Y a partire dalla posizione orizzontale, positivo se l'ala destra è più bassa
rispetto alla sinistra.
Fig. 4.1
Rappresentazione degli angoli di rollioFig. 5.1
Rappresentazione degli angoli di voltaFig. 6.1
Rappresentazione delle rotazioni positive intorno agli assi di riferimento. Equazioni generali del moto vario di un corpo rigidoQuanto è detto in questo paragrafo ha carattere del tutto generale. Le equazioni a cui si perviene sono valide per qualsiasi corpo, purché indeformabile, quindi, anche per il velivolo.
Indichiamo con M la massa totale, supposta costante, del corpo che si muove di moto vario nello spazio tridimensionale X Y- Z , fig. 7.1.
Fig. 7.1
Rappresentazione della forza e accelerazione agenti sulla massa elementareCon riferimento alla terna scelta, indichiamo con
,
,
le tre componenti istantanee della velocità
lineare
del corpo, con
,
,
le tre componenti istantanee
della sua velocità angolare
e con
x ,
y ,
z le componenti dell'accelerazione
. Con i metodi della dinamica si possono determinare le
componenti della velocità e dell'accelerazione di ciascun punto del corpo in funzione dei
valori di u, v, w, p, q, r e delle loro derivate prime.
Se la massa M, come detto, si conserva costante durante il moto, per l'equilibrio dinamico del corpo la risultante delle forze ad esso applicate deve essere uguale, vettorialmente, al prodotto della massa per la sua accelerazione. In generale, poiché, il corpo possiede sei gradi di libertà, occorreranno sei equazioni indipendenti per descriverne univocamente il moto: tre esprimeranno l'equilibrio alla traslazione lungo gli assi coordinati e le rimanenti, l'equilibrio alla rotazione intorno agli stessi. Proponiamoci di determinare tali equazioni.
Supponiamo il corpo di massa M suddiviso in infinite masse elementari dm.
Un generico elemento di massa dmi , sottoposto ad
unaccelerazione
, per il 2° principio
della dinamica è sede della forza elementare:
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Essa può essere scomposta in tre forze dirette secondo gli assi, dando luogo alle componenti:
![]()
che in base alle componenti dell'accelerazione ![]()
possono essere espresse dalle 1.1.
Estendendo
l'equilibrio dinamico a tutto il corpo, su di esso agirà la forza:![]()
Anche questa forza può decomporsi secondo gli assi, ammettendo le componenti:
![]()
Queste forze, in base alle 1.1, possono considerarsi le risultanti agenti lungo gli assi, espresse dalle:

In queste equazioni la massa totale
è stata espressa in funzione del peso totale W. Le 2.1 rappresentano le equazioni di equilibrio dinamico
alla traslazione lungo i tre assi X, Y, Z ed esprimono, lungo ogni asse ed in ogni
istante, l'uguaglianza tra le forze direttamente applicate, esterne ed interne, e le forze
d'inerzia. Poiché il corpo, come più volte detto, è rigido, il sistema di forze interne
è equivalente a zero, perciò tutte le forze applicate al corpo si riducono alle sole
forze esterne.
Facendo riferimento sempre al generico elemento di massa dmi del corpo rigido, fig. 8.1:
Fig. 8.1
Rappresentazione del momento delle forze agenti sulla massa elementareproiettiamo il suo baricentro sul piano X-Y ed indichiamo con
,
,
le rispettive coordinate.
Indicando con
il braccio di
rispetto ad O, il momento
della forza
rispetto
all'origine, può essere scomposto nelle tre componenti:
Ricordando che la componente, secondo un asse, del momento di una forza è uguale alla somma dei momenti delle componenti della forza rispetto allo stesso asse, per lasse X si ha:
![]()
Analogamente, secondo gli assi Y e Z:

In base alle relazioni precedenti, le 3.1 diventano:
Sviluppiamo separatamente queste equazioni, sostituendo a
,
e
le espressioni 1.1.

In questa relazione le espressioni ![]()

In definitiva:
![]()
Con analogo procedimento:


Il sistema dequazioni 4.1 diventa:
Queste equazioni rappresentano la terna dequazioni dequilibrio dinamico alla rotazione. In conclusione, le sei equazioni, idonee a descrivere univocamente il moto vario del corpo nello spazio X, Y, Z, sono le seguenti:
6.1 
Al primo membro compaiono le forze ed i momenti delle forze esterne applicate al corpo, al secondo le accelerazioni, che sono funzioni del punto considerato e dello stato di moto del corpo, cioè del tempo.
Quelle ora scritte sono equazioni differenziali di non agevole calcolo, ma sono suscettibili di notevoli semplificazioni che rendono possibile la loro soluzione e quindi la determinazione del moto del corpo.