Il decollo
è la manovra che consente al velivolo di staccarsi dal suolo per raggiungere poi la quota
di volo assegnatagli. Poiché dalle caratteristiche di decollo dipendono le
lunghezze delle piste degli aeroporti, le norme stabiliscono che deve intendersi per distanza
di decollo la distanza necessaria al velivolo, che parte da fermo, per il superamento
di un ostacolo alto 15 metri posto al termine della pista. La presenza di tale ostacolo
può essere reale o fittizia, nel senso che se non esiste alcun ostacolo bisogna comunque
considerarne uno dellaltezza fissata. Naturalmente se in prossimità delle piste
esistessero ostacoli di maggiore altezza, sarebbero questi a condizionare la distanza di
decollo. Riferiremo lo studio del decollo ai velivoli con carrello triciclo, ormai
largamente usato e costituito da due gruppi di ruote posti in prossimità posteriore del
baricentro e da un gruppo localizzato nella zona prodiera. Questo carrello ha ormai
sostituito totalmente quello classico a ruotino posteriore, soprattutto per motivi
legati alla stabilità della traiettoria di rullaggio e per esigenze imposte dalla diversa
architettura dei velivoli moderni.
Determinazione della distanza e del tempo di decollo
Con riferimento a quanto ipotizzato nel paragrafo precedente, la distanza
di decollo, indicata con
, può essere
suddivisa in tre fasi caratterizzate da specifiche peculiarità, fig. 1.12:
rullaggio;
manovra;
involo.
Fig. 1.12 Rappresentazione schematica delle fasi di decollo.
Nella fase di rullaggio
il velivolo, partendo da fermo, accelera fino a raggiungere la velocità di decollo
con assetto
. Nella manovra
il
pilota modifica lassetto, da quello di rullaggio a quello massimo con
ipersostentatori attivi, e laereo si stacca dal suolo. Nella fase successiva, di involo
, il velivolo prosegue, allassetto di
manovra, fino al superamento dellostacolo di altezza
. Linvolo può essere ulteriormente suddiviso in transizione,
in cui la traiettoria sincurva, e salita, caratterizzata da moto rettilineo
che supporremo uniforme, fino allaltezza dellostacolo. E importante per
leconomia del trasporto e loperatività dei velivoli, che la distanza di
decollo sia la minima possibile. Per minimizzare
è necessario rendere minime separatamente le distanze di rullaggio,
di manovra e dinvolo. La distanza di rullaggio è minima quando
la velocità di decollo è la più bassa possibile. La distanza di manovra, in
base alle sue caratteristiche e ai dettati regolamentari, è così rapida da ritenerla non
molto modificabile. La distanza orizzontale dinvolo è minima se la velocità
sulla traiettoria è quella di salita ripida, generalmente diversa da quella
posseduta dal velivolo in questa fase, non molto diversa da quella di decollo. In pratica,
per raggiungere un compromesso tra le due esigenze, i regolamenti suggeriscono di adottare
una velocità di decollo superiore del 20% di quella di stallo nella configurazione
di decollo, ossia con il carrello estratto e gli ipersostentatori estesi, come espressa
dalla relazione:
Proponiamoci ora di determinare il tempo
e la distanza di decollo
, attraverso la ricerca delle varie distanze in cui
il decollo stesso è stato suddiviso, fissando lattenzione sulle condizioni da
rispettare per renderle minime, e il tempo impiegato per percorrerle.
Determinazione della distanza e del tempo di rullaggio in aria calma.
Durante questa fase motivi di sicurezza, oltre quelli cui si accennava, impongono che la velocità di decollo sia superiore alla minima aerodinamica nella configurazione di decollo, come espresso dalla 1.12. In rullaggio, supposto eseguito con gli ipersostentatori in posizione di riposo, agiscono sul velivolo le seguenti forze, fig.2.12:
la spinta disponibile massima
che supporremo, per semplicità, costante e agente
parallelamente al suolo;
il peso totale massimo
,
supposto costante;
la portanza
, variabile nel tempo in quanto tale è la velocità durante la corsa;
la resistenza
, variabile
nel tempo per la variabilità della velocità durante il
moto;
la resistenza di attrito, dovuta al contatto delle ruote del velivolo
con il suolo,
,
variabile nel tempo perché varia il peso che grava
selle ruote;
la forza dinerzia
.
Nelle espressioni precedenti
rappresenta il coefficiente di attrito volvente e
laccelerazione in atto. Con
riferimento alla fig. 2.12, lequazione di
equilibrio dinamico del moto del velivolo è espressa dalla:
Nella 2.12 con
è stata indicata la resistenza totale al suolo,
somma di quella aerodinamica e di quella di attrito, come esprime la:
Fig. 2.12
Rappresentazione delle forze agenti sul velivolo in rullaggio. La resistenza di attrito si è supposto applicata nel baricentro ma è noto che essa agisce tra ruote e terreno.Landamento crescente della resistenza totale al suolo che il velivolo incontra durante il rullaggio, in funzione della velocità, è illustrato dalla fig. 3.12:
Fig. 3.12 Rappresentazione della resistenza totale durante il rullaggio, in funzione della velocità.Infatti la resistenza aerodinamica aumenta con il quadrato della velocità mentre quella di attrito diminuisce in quanto si riduce il peso che grava sulle ruote del carrello. Lincremento sensibile di resistenza che si nota in corrispondenza della velocità di decollo è dovuta allazionamento degli ipersostentatori e la conseguente riduzione si spiega con il progressivo rientro degli stessi e del carrello, una volta che il velivolo si è staccato dal suolo alla velocità di decollo. E il caso di notare che solitamente gli ipersostentatori vengono deflessi allinizio del rullaggio per ovviare a due inconvenienti di rilevante importanza:
lincremento di resistenza a cui precedentemente si
accennava, che costringerebbe il velivolo ad
un brusco rallentamento in una fase molto
delicata del volo;
laumento del momento picchiante dellala dovuto
allarretramento del carico aerodinamico
conseguente alla sua maggiore curvatura.
Ciò obbliga il pilota a prestare molta attenzione per
impedire che il velivolo abbassi
pericolosamente la prua.
Motivi di sicurezza, quindi, suggeriscono di adottare la seconda condotta del rullaggio, anche se lo spazio di decollo risulta alquanto più elevato rispetto al caso di inserimento degli ipersostentatori alla fine dello stesso. Altro aspetto del rullaggio, di non minore importanza, è lassetto che deve essere tale da rendere minima la resistenza totale allavanzamento. Ci proponiamo ora di determinare tale assetto. Applicando il concetto delle derivate, già altre volte usato in queste note, si può affermare che la resistenza totale al suolo, espressa dalla 3.12, è minima se:
Supponendo valida la polare di Prandtl, in mancanza di quella reale, la 3.12 assume la forma:
Questa espressione, tenendo conto che
è una costante non dipendente dallassetto, assume il valore
minimo quando lassetto è tale da minimizzare il secondo addendo del secondo membro,
cioè quando:
Eseguendo la derivata si perviene alla:
che rappresenta lassetto ottimo da tenere durante il
rullaggio per rendere minima la resistenza totale e quindi la relativa distanza. Dalla 7.12 si deduce che lassetto dipende
dallallungamento effettivo e dal coefficiente di attrito volvente. Per normali piste
in cemento
e per gli
allungamenti comuni dei velivoli commerciali, lassetto espresso dalla 7.12
corrisponde ad incidenze variabili da 3° a 6°. Praticamente questi sono gli
angoli con cui vengono montate le ali alle fusoliere quando il velivolo si trova sulle tre
ruote del carrello, configurazione corrispondente alla fase di rullaggio. Occorre
precisare che per ricavare la 7.12 ci siamo
serviti della polare teorica, valida per velivoli a distribuzione ellittica della portanza
ed in campo subsonico. Tutte le volte che queste ipotesi non sono valide, occorre ricavare
lassetto ottimo di rullaggio, graficamente o analiticamente, come lassetto
corrispondente al minimo della funzione:
Proseguiamo ora con la determinazione della distanza di rullaggio. Nota la trazione massima disponibile e la resistenza totale al suolo, con la 2.12, tenendo conto della 3.12, può determinarsi l'accelerazione del velivolo lungo la corsa di rullaggio, espressa dalla:
Nella 9.12 con A e
si sono indicati i termini
costanti:
Utilizzando la 9.12 si può
ricavare il tempo e lo spazio di rullaggio. Infatti, essendo
:
Integrando analiticamente la 11.12, con lutilizzo della 9.12, si ottiene:
che permette il calcolo esatto del tempo di rullaggio. In prima approssimazione si può calcolare il tempo di rullaggio con la relazione:
ottenuta dalla 12.12 con lipotesi semplificativa di considerare il secondo addendo della 3.12 trascurabile rispetto al primo e la trazione costante. Per la valutazione dello spazio di rullaggio si può utilizzare la seguente relazione, ottenuta ricorrendo ad un piccolo artificio matematico:
Integrando
si ottiene:
Anche in questo caso, con le stesse ipotesi semplificative che hanno condotto alla 13.12, si può determinare lo spazio di rullaggio in prima approssimazione, nel modo seguente:
Da notare che sia il tempo che lo spazio di rullaggio, come risulta dalle 12.12 e 14.12 o dalle formule approssimate 13.12 e 15.12,
dipendono dal termine
; un aumento di
questultimo comporterebbe una riduzione sia del primo che del secondo. Anche la
quota e la temperatura della pista hanno una rilevante importanza sul rullaggio, quindi
sul decollo, in quanto hanno diretta influenza sulla trazione disponibile massima.
Infatti, sia laumento della quota che della temperatura dellaria di accesso ai
propulsori comportano una riduzione della trazione e potrebbe accadere che, se le piste
sono poste a rilevante altitudine o in luoghi ad elevata temperatura al suolo, il decollo
risulti pericoloso se non addirittura impossibile. Queste brevi considerazioni dimostrano
quanto delicata sia questa manovra, anche da una stessa pista, in relazione alle diverse
condizioni ambientali. Occorre porre molta attenzione anche allinfluenza del vento
sullo spazio di rullaggio. Mentre un vento nella direzione del moto potrebbe condizionare
positivamente o negativamente il rullaggio, secondo che abbia direzione prua-poppa o
viceversa, un vento traverso o laterale oltre a quanto appena visto, potrebbe
instabilizzare talmente la traiettoria al suolo del velivolo da inibire addirittura la
possibilità di involo. Il pilota, cioè, se il vento laterale è molto intenso, non
riesce a tenere una corretta traiettoria in quanto è così elevato il momento imbardante
che il velivolo esce dalla pista.
Influenza del vento sulla corsa di rullaggio
Leffetto di un vento teso di direzione parallela a quella del moto
del velivolo durante la corsa di rullaggio e di intensità
, può essere valutato con le seguenti relazioni:
in cui occorre considerare il segno positivo se il vento proviene dalla poppa e negativo se di prua. I simboli della 16.12 rappresentano:
la velocità del vento;
lo spazio di
rullaggio in presenza di vento;
lo spazio di rullaggio senza
vento;
lo spazio che il velivolo dovrebbe percorrere in aria calma, partendo da
fermo, per
raggiungere
;
il tempo impiegato dal velivolo in aria calma per passare dalla
velocità del vento a quella di
decollo;
il tempo di
rullaggio in presenza di vento;
il tempo di
rullaggio in assenza di vento
il
tempo che occorrerebbe al velivolo in aria calma, partendo da fermo, per raggiungere
.
Per comprendere il perché in presenza di vento lo spazio e il tempo di rullaggio variano, è necessario far riferimento alla circostanza che in questo caso, diversamente da come accade in aria calma, la velocità del velivolo rispetto al suolo, in base alla quale vengono valutati spazi e tempi, è diversa da quella rispetto allaria, responsabile delle azioni aerodinamiche. In merito al calcolo dei termini non noti della 16.12 vale quanto segue:
può essere calcolato con lintegrale 14.12
esteso tra i limiti 0 e
;
può essere calcolato con la 12.12
integrata tra i limiti
e
;
può essere
calcolato con la 12.12 integrata tra i
limiti 0 e
.
Determinazione della distanza e del tempo di manovra in aria calma
Questa fase non pone particolari problemi. Il velivolo, infatti, passa
dalle condizioni di fine rullaggio
allinizio
dellinvolo
nel tempo necessario al pilota
ad azionare i flaps. I regolamenti stabiliscono che il tempo massimo di manovra non deve
superare i due secondi. Le equazioni per determinare la distanza e il tempo di manovra,
anche in base a quanto detto in precedenza in merito alla velocità a cui viene
effettuata, sono le seguenti:
Influenza del vento sulla corsa di manovra
Leffetto del vento sulla fase di manovra, essendo effettuata in un tempo molto esiguo, è praticamente trascurabile.
Determinazione dello distanza e del tempo di involo in aria calmaAl termine della manovra il velivolo raggiunge il valore massimo
della portanza per cui è in grado di staccarsi dal suolo. Lungo la traiettoria il moto è
accelerato e le componenti orizzontale e verticale dellaccelerazione, indicando con
e
le analoghe componenti della velocità, fig. 4.12, sono:
E da notare che laccelerazione
, man mano che il velivolo acquista la velocità di salita, diminuisce
fino ad annullarsi quando la
ha raggiunto il valore di regime. Durante la fase dinvolo,
fig. 5.12, le equazioni del moto possono
ritenersi espresse dalle:
Raccogliendo i fattori comuni delle due equazioni 19.12 si ottiene:
Dalle 20.12 possono ricavarsi le componenti dellaccelerazione:
Tenendo conto delle equazioni:
ricavate dal triangolo di velocità di fig. 4.12 e dalla trigonometria, le 21.12 diventano:
Queste sono equazioni differenziali difficilmente risolvibili a
meno di ritenere che il pilota operi durante la salita in modo da mantenere costante
lassetto, quindi
e
, e la trazione. In
pratica la risoluzione delle 23.12 può
solo avvenire per via numerica o approssimata. Un metodo non esatto ma che conduce a
risultati apprezzabili consiste nel ritenere che, almeno fino al superamento
dellostacolo, siano valide le seguenti ipotesi:
pendenza della traiettoria di salita
molto piccola;
componente orizzontale dellaccelerazione
mediamente pari a zero,
quindi
;
componente verticale dellaccelerazione
pari ad un valore leggermente inferiore rispetto a
quello
massimo iniziale.
Con tali ipotesi la traiettoria del velivolo è assimilabile ad una parabola di equazioni:
Nella prima delle 24.12
è un fattore correttivo dellaccelerazione
, variabile tra
e
è laccelerazione
verticale allinizio dellinvolo. In base alle 24.12, ponendo
e
risolvendo rispetto a
e
si ha:
Le 25.12 e 26.12 rappresentano le equazioni di risoluzione dellinvolo, anche se in modo alquanto approssimato.
Influenza del vento sullinvolo
Leffetto del vento sullo spazio dinvolo può essere valutato, in prima approssimazione e per vento non troppo intenso, con la relazione:
in cui
indica la velocità del
vento. Il segno positivo della 27.12 è da
considerare per vento di poppa, quello negativo per vento di prua.
In definitiva, lo spazio e il tempo necessari per il decollo in aria calma sono espressi dalle seguenti espressioni:
in prima approssimazione
in modo più esatto
Distanza bilanciata di decollo
In questo paragrafo verranno esaminate le conseguenze ed il comportamento che il pilota deve tenere in caso di avaria al sistema propulsivo durante il decollo. Infatti la possibilità per i velivoli di decollare da aeroporti aventi una determinata lunghezza di pista, è subordinata alla circostanza che la distanza bilanciata di decollo del velivolo sia minore, nelle condizioni più critiche di carico, vento e temperatura, allo spazio utile disponibile per quella classe di aeroporto. Se durante la corsa di decollo viene meno ununità motrice, sarà possibile continuare il decollo od abortirlo in dipendenza del punto della pista ove è avvenuta lavaria. E facile rendersi conto dellesistenza di una distanza critica, dal punto di inizio rullaggio, in corrispondenza della quale si può frenare il velivolo ed arrestarlo prima che la pista sia terminata, oppure continuare il decollo e superare lostacolo. La distanza critica precedentemente introdotta è definita: distanza bilanciata di decollo.
Determinazione della distanza bilanciata di decollo
Secondo le prescrizioni regolamentari il decollo dei velivoli plurimotori da un determinato aeroporto deve poter avvenire anche con un motore in avaria già allinizio della manovra. Si definisce motore critico operativo quel motore la cui avaria comporta le conseguenze più critiche per la sicurezza del volo. La criticità di ununità motrice dipende dal senso di rotazione e dalla sua posizione nellarchitettura del velivolo. Ad esempio, nel caso di un quadrimotore, uno qualsiasi dei due più esterni può essere quello critico, in quanto la loro avaria comporta la maggiore coppia imbardante rispetto a quelli interni. Nella trattazione che segue quando si parlerà di piantata o avaria di un motore il riferimento è a quello critico operativo. Esamineremo ora due distinte condizioni di decollo:
con un motore in avaria già allinizio della fase di
rullaggio;
con un motore che pianta in un punto qualsiasi della corsa di
decollo.
Nel primo caso il velivolo inizia la corsa di decollo con un motore non
funzionante. Lo spazio di decollo in queste condizioni, detto a potenza ridotta,
può essere determinato con la 28.12 o 30.12 tenendo conto che la
indica la trazione effettivamente impiegata, ossia
la trazione totale diminuita di quella non erogata dal motore in avaria. E evidente
che lo spazio di decollo a potenza ridotta, a parità di tutte le altre condizioni,
è maggiore di quello normale, cioè di quello a piena potenza.
Supponiamo ora che lavaria del motore avvenga in un punto qualsiasi della corsa di decollo. In questeventualità il pilota può tenere due comportamenti distinti:
continuare il decollo e superare lostacolo
abortire il decollo e arrestare il velivolo.
Nel primo caso, indicando con
la distanza dallinizio della pista a cui si è verificata lavaria, lo spazio
necessario per il decollo può essere espresso dalla seguente relazione:
![]()
in cui
indica lo spazio che il
velivolo deve ancora percorrere fino al superamento dellostacolo. Tenendo conto che
il velivolo è animato da unaccelerazione
prima dellavaria, quando impegna la potenza totale, e da unaccelerazione
dallavaria in poi, perché la potenza si è
ridotta, la distanza
può essere valutata nel
modo seguente:

Integrando questa espressione dal punto in cui avviene lavaria,
quando la velocità raggiunta dal velivolo è
,
alla sommità dellostacolo, quando la velocità è
, e supponendo che laccelerazione
si mantenga costante, si ottiene:

In base a queste considerazioni lo spazio di decollo a potenza ridotta risulta, quindi:
La velocità
può essere
valutata ricordando che fino allavaria il velivolo si muove di moto accelerato con
accelerazione
. Dalle equazioni generali del
moto accelerato:

applicate al caso in esame, si ottiene:

Sostituendo nella seconda equazione il valore di
ricavato dalla prima e risolvendo rispetto a
si ottiene in definitiva:
Consideriamo ora il caso in cui una volta iniziata la corsa di decollo il pilota, in seguito allavara, decida di abortire la manovra annullando la spinta residua ed applicando tutta la forza frenante possibile. Lo spazio di arresto del velivolo può essere valutato con la relazione:
![]()
in cui
indica lo spazio che il
velivolo deve ancora percorrere fino allarresto. Tenendo conto che il velivolo è
animato da una decelerazione
dallavaria
in poi, perché in presenza di azione frenante, la distanza
può essere valutata nel modo seguente:

Integrando questa espressione dal punto in cui avviene lavaria,
quando la velocità raggiunta dal velivolo è
,
al punto di arresto, quando la velocità è zero, e supponendo che la decelerazione
si mantenga costante, si ottiene:

In base a queste considerazioni lo spazio di accelerazione e arresto del velivolo risulta, quindi:
Sostituendo in questa relazione il valore della
dato dalla 33.12, si ha:
dalla quale risulta la dipendenza lineare dello spazio necessario per larresto del velivolo dalla distanza di avaria. La fig. 6.12 illustra landamento grafico delle leggi 32.12 e 35.12:
Fig. 6.12 Rappresentazione degli spazi di decollo e di arresto in presenza di avaria, nonché della distanza bilanciata diLintersezione delle due curve determina la distanza bilanciata di
decollo del velivolo
ed il punto
critico
, compreso tra linizio e la
fine della pista. La velocità raggiunta dal velivolo nel punto critico è ricavabile
dalla 33.12 nel modo seguente:
Con semplici passaggi matematici, imponendo
,
e
, si ottengono le seguenti relazioni in funzione della velocità di
decollo:
Risulta evidente che loperatività dei velivoli commerciali da
determinati aeroporti è condizionata dalla disponibilità di una lunghezza di pista non
inferiore alla distanza bilanciata di decollo del velivolo, che pertanto è un dato
fondamentale di progetto. Dallanalisi della fig.
6.12 si deduce che se lavaria avviene per
, la distanza per accelerare
e frenare il velivolo
è minore di quella
necessaria per continuare il decollo e superare lostacolo
; le norme di aeronavigabilità impongono in tali circostanze, per
motivi di sicurezza, che il decollo venga abortito. Al contrario, se lavaria avviene
per
, essendo la distanza necessaria per
arrestare il velivolo
maggiore di quella per
superare lostacolo
, al pilota è fatto
obbligo di continuare il decollo, salvo poi mettere in atto le procedure di emergenza per
limmediato rientro a terra. I manuali di volo dettano per questa emergenza, tra
laltro di provvedere allo scarico rapido del combustibile in eccesso per non
sovraccaricare pericolosamente il carrello, il quale è dimensionato per sopportare il
peso del velivolo allatterraggio e non quello massimo al decollo. Un caso
particolarmente delicato è quello in cui lavaria si verifica per
, cioè proprio nel punto critico. In tale
eventualità al pilota è data autonomia decisionale; è opportuno notare che il tempo a
disposizione per decidere se continuare o interrompere la manovra è di qualche secondo e
che qualunque titubanza può risultare fatale per velivolo ed occupanti. Non sorprenda
lesiguità di tale tempo, in quanto esso è semplicemente quello necessario per
rilevare dallanemometro la velocità raggiunta e confrontarla con quella critica
, peraltro ben evidenziata sullo strumento
stesso.