Generalità

Si definisce Autonomia di un velivolo lo spazio che esso può percorrere senza ricevere dall’esterno alcun rifornimento di carburante. Nella letteratura specifica questo tipo di autonomia viene anche indicata come autonomia chilometrica o autonomia di percorso. Per Durata s’intende, invece, il tempo che un velivolo può rimanere in volo senza ricevere dall’esterno alcun rifornimento di carburante. Talvolta viene definita anche autonomia oraria o autonomia di durata Sia l’Autonomia che la Durata dipendono dal tipo di velivolo, dalle condizioni atmosferiche e dall’assetto di volo; nei paragrafi successivi saranno esaminate in dettaglio tali influenze e ricercate le condizioni che le rendono massime per un velivolo in volo rettilineo orizzontale uniforme.

Autonomia per velivolo con motoelica in aria calma

Come noto, in volo rettilineo orizzontale uniforme valgono le seguenti equazioni di equilibrio:

1.11

Esse possono essere espresse nel seguente modo:

2.11

Dividendo membro a membro si ha:

3.11

Moltiplicando entrambi i membri per , dove indica il consumo specifico del motore espresso in e il suo tempo elementare di funzionamento in secondi, si perviene alla:

4.11

In questa espressione rappresenta lo spazio elementare percorso dal velivolo nel tempo alla velocità e il peso di combustibile consumato per percorrere tale spazio, che corrisponde alla diminuzione di peso che il velivolo subisce nel tempo . Introducendo tali posizioni nella 4.11 e risolvendo rispetto a , si ottiene:

5.11 

nella quale il termine prende il nome di fattore di economia di percorso. Supponendo che tale fattore rimanga costante ed indicando con , e rispettivamente il peso iniziale, finale ed il peso di combustibile consumato, l’integrazione della 5.11 fornisce:

Sostituendo al peso all’inizio della tratta orizzontale il peso che il velivolo ha alla partenza , trascurando il consumo di combustibile per il decollo, ed al peso alla fine della tratta orizzontale quello iniziale diminuito del consumo di carburante durante la tratta stessa , si ha:

6.11 

Questa relazione permette di ricavare lo spazio, espresso in metri, percorribile da un velivolo di peso iniziale , con il peso di combustibile , all’assetto , con il sistema propulsivo avente rendimento totale e consumo specifico di carburante . Solitamente, però, l’autonomia viene espressa in ed il consumo specifico in . Proponiamoci, quindi, di ricavare una formula equivalente alla 6.11 che permetta di esprimere l’autonomia nella nuova unità di misura. Poiché:

7.11      

la 6.11 assume la forma:

8.11 

Dalla relazione appena ricavata appare evidente che per ottenere la massima autonomia è necessario realizzare il più elevato fattore di economia di percorso, cioè studiare l’elica, il riduttore ed il motore in modo che e presentino il loro massimo e minimo, rispettivamente, in corrispondenza dell’assetto di efficienza massima. Con tali ipotesi la 8.11 diventa:

9.11 

Da notare che le autonomie ottenibili con la 9.11 sono generalmente non rigorosamente esatte, in quanto difficilmente è realizzabile l’ipotesi che il fattore di economia di percorso si mantenga costante e pari al suo valore massimo su tutto il percorso. Esso, infatti, può rimanere costante solo per brevi tratti, a causa del consumo di combustibile e delle conseguenti variazioni sia dell’assetto che del regime del propulsore, per permettere al velivolo di mantenere le volute condizioni di volo.

Autonomia per velivolo con turboreattore in aria calma.

Per il volo orizzontale di questo tipo di velivolo valgono le seguenti equazioni di equilibrio:

10.11

Dividendo membro a membro e moltiplicando per , dove il consumo specifico è espresso in e in secondi, si ottiene:

11.11

Essendo lo spazio percorso dal velivolo nel tempo e il peso di combustibile consumato, pari alla diminuzione di peso del velivolo nello stesso tempo, dalla 11.11 si ha:

12.11   

Sostituendo alla velocità l’espressione 5.4, valida in volo rettilineo orizzontale uniforme, la 12.11 diventa:

13.11  

Supponendo, per semplicità di calcolo che il consumo specifico, la quota e l’assetto siano costanti, integrando la 13.11 si ha:

Sostituendo alla densità a quota zero il suo valore, confondendo il peso del velivolo all’inizio della tratta orizzontale con quello massimo al decollo ed introducendo il consumo di combustibile , si ottiene:

14.11

Esprimendo il consumo specifico in e lo spazio in si ha:

15.11 

Questa formula, come anche la 14.11, permette di calcolare lo spazio che il velivolo percorre, in volo rettilineo orizzontale uniforme all’assetto generico , con il carico di carburante . Dalla 15.11 si deduce che, contrariamente al caso dei velivoli ad elica, l’autonomia di un turboreattore dipende dal carico alare e dalla quota ed è tanto maggiore quanto più essi sono elevati. Inoltre l’assetto di massima autonomia, a quota costante, è quello corrispondente ad come mostra la:

16.11

 

Determinazione dell’assetto di massima autonomia per turboreattore

Con procedimento analogo a quello seguito per la determinazione di e , l’assetto che rende massimo si ottiene determinando il che annulla la sua derivata prima. Ipotizzando valida la polare di Prandtl, si ha:

 

17.11

18.11 

19.11  

20.11

 

Durata per un velivolo con motoelica in aria calma

Risolvendo rispetto a la 5.11, scritta nella forma:

si ottiene:

21.11  

Se si suppone, analogamente a quanto fatto per la determinazione dell’autonomia, che l’assetto, la quota, il rendimento ed il consumo specifico rimangano costanti durante tutto il volo, integrando si ottiene:

Essendo , e , in definitiva risulta:

22.11  

Esprimendo il tempo in ore ed il consumo specifico in la 22.11 assume la forma:

23.11 

Questa formula, così come la 22.11, permette di calcolare il tempo che un velivolo, equipaggiato con motoelica ed in aria calma, rimane in volo orizzontale uniforme all’assetto generico con il quantitativo di combustibile . Volendo rendere massimo, a parità di tutte le altre condizioni, il tempo di permanenza in volo l’assetto che il velivolo deve assumere è quello di massimo indice di quota, come mostra la:

24.11 

Dall’analisi della 24.11 appare chiaro che la durata massima aumenta se il velivolo ha un basso carico alare, un motore a basso consumo specifico, un’elica ad elevato rendimento totale, un elevato carico di carburante e voli alla minima quota possibile.

Durata per un velivolo con turboreattore in aria calma

Dalla 12.11, essendo lo spazio elementare percorso dal velivolo nel tempo alla velocità , si ottiene:

25.11  

Se si vola ad assetto costante e si può ritenere che il consumo specifico del motore, espresso in , sia anch’esso costante, integrando si ha:

26.11  

Esprimendo il consumo specifico in ed il tempo in ore, si perviene alla:

27.11 

Questa relazione, come la 26.11, permette di determinare tempo che il velivolo, munito di turboreattore ed in volo orizzontale uniforme all’assetto generico , rimane in volo con il quantitativo di combustibile . Dalla 27.11 è anche interessante notare come la durata del turboreattore non dipenda dalla quota, come avveniva per il velivolo a propulsione ad elica, ma sia funzione unicamente dell’assetto. La durata massima si ha quando l’assetto di volo è quello di massima efficienza, come mostra la:

28.11  

E’ opportuno notare che sia per velivoli ad elica che per turboreattori la durata ha scarsa importanza, tranne che per particolari condizioni di volo, attese sugli aeroporti prima dell’atterraggio, per i velivoli militari con particolari funzioni di perlustrazione o voli da record. Molto più importante è l’autonomia per i riflessi sull’economia del trasporto. A tale proposito l’assetto di massima autonomia viene anche indicato come assetto economico e la velocità corrispondente velocità economica o di crociera. E’ ancora interessante far rilevare la circostanza che gli assetti caratteristici di volo per velivoli con turboreattore sono inferiori, quindi più veloci, dei corrispondenti per velivoli con motoelica. Di ciò ci si può rendere conto se si riportano tali assetti sulla polare come mostra la fig. 1.11.

fig111.gif (2956 byte)

Fig. 1.11 Rappresentazione degli assetti caratteristici di autonomia e durata massima della motoelica e del turboreattore.

Autonomia e durata per velivolo con turboelica in aria calma

Ricordando quanto illustrato in precedenza, in merito alla possibilità di considerare la turboelica come generatrice di potenza o di spinta, l’autonomia di un velivolo che adotta come propulsore una turboelica può essere ricercata utilizzando gli stessi criteri illustrati nei paragrafi precedenti. Infatti se la turboelica viene assimilata ad una motoelica di potenza equivalente espressa dalla 31.5, l’autonomia e la durata possono essere ricavate sostituendo nella 4.11 alla potenza motrice quella equivalente . Se invece, la turboelica è considerata come un turboreattore di trazione equivalente data dalla 32.5, l’autonomia e la durata possono ottenersi sostituendo nella 11.11 alla trazione disponibile quella equivalente .

Influenza del vento su autonomia e durata

La presenza di un vento teso di direzione costante non ha alcuna influenza sulla durata dei velivoli, in quanto è sempre possibile adottare rispetto alla corrente l’assetto, quindi la velocità, di minor consumo orario che consente di rimanere in volo il maggior tempo possibile, indipendentemente dalla velocità e direzione del vento. Notevole, invece, è l’effetto del vento sull’autonomia perché il consumo di combustibile per chilometro percorso rispetto alla superficie terrestre, dipende dalla velocità risultante , somma vettoriale di quella del velivolo rispetto all’aria e di quella del vento , anziché della sola velocità del velivolo . Si consideri, infatti, un velivolo in volo nella direzione di e che sia investito da un vento di intensità , come mostra la fig. 2.11.

fig211.gif (1834 byte)

Fig. 2.11 Rappresentazione delle velocità interessate in volo con vento.

Come può notarsi la direzione della traiettoria è cambiata, diventando quella della velocità risultante . Indicando con l’angolo di deriva e l’angolo che il vento forma con la direzione della traiettoria risultante, la velocità è esprimibile nel seguente modo:

29.11

Considerando i triangoli ABD e CDB , essendo BD comune ad entrambi si ha:

30.11

Dalla relazione fondamentale della trigonometria si ha:

31.11

Sostituendo la 30.11 nella 31.11 si ottiene:

32.11

In base a questa relazione la 29.11 diventa:

33.11  

Questa relazione permette di ricavare l’autonomia sia della motoelica che del turboreattore in presenza di vento.

Autonomia di un velivolo con motoelica in presenza di vento

Moltiplicando ambo i membri della 4.11 per si ottiene:

34.11 

Tenendo presente che ora lo spazio percorso è , dalla relazione precedente si ricava:

35.11 

Ritenendo valide le stesse ipotesi poste alla base della 9.11 e considerando, inoltre, il vento di piccola intensità rispetto a quella del velivolo e di direzione costante nel tempo, l’integrazione della 35.11 conduce alla:

36.11  

Autonomia di un velivolo con turboreattore in presenza di vento

Moltiplicando e dividendo il secondo membro della 11.11 per si ottiene:

37.11

Ritenendo valide le stesse ipotesi poste alla base della 16.11 e tenendo conto le considerazioni fatte alla fine del paragrafo precedente in merito al vento, l’integrazione della 37.11 conduce alla:

38.11  

Determinazione dell’autonomia in presenza di vento

Dalle 36.11 e 38.11 si deduce che le variazioni subite dall’autonomia dipendono, oltre che dall’intensità del vento, di cui si richiama l’imprescindibile esigenza della sua piccola intensità rispetto a quella del velivolo per non compromettere la controllabilità del volo, dalla sua direzione rispetto alla traiettoria risultante, coincidente con la direzione di . Infatti, in funzione dell’angolo si possono prospettare tre casi particolari:

wb01158_.gif (255 byte)      vento di coda

wb01158_.gif (255 byte)      vento di prua

wb01158_.gif (255 byte)      vento traverso o laterale

Nel primo caso, fig. 3.11, la traiettoria non viene modificata mentre il valore dell’autonomia è sempre maggiore di quella in aria calma , come mostra la:

39.11  

ottenuta dalla 37.11 o 39.11 sostituendo a il valore che si ricava dalla 33.11 imponendo .

fig311.gif (1591 byte)

Fig. 3.11 Rappresentazione della velocità risultante del velivolo in presenza di vento di coda

Il secondo caso mostra le condizioni in cui viene a trovarsi un velivolo con vento contrario, fig. 4.11.

fig411.gif (1508 byte)

Fig. 4.11 Rappresentazione della velocità risultante del velivolo in presenza di vento contrario

Anche in questo caso la traiettoria non viene modificata mentre l’autonomia diminuisce rispetto a quella in aria calma, come mostra la:

40.11 

Con vento laterale, terzo caso, viene modificata sia la traiettoria che l’autonomia, come indica la fig. 5.11.

Se si vuole conservare la traiettoria originaria è richiesto l’intervento del pilota per porre il velivolo in assetto deviato. In queste condizioni di volo l’autonomia diminuisce rispetto a quella in aria calma secondo la 41.11.

fig511.gif (2090 byte)

Fig. 5.11 Rappresentazione della velocità risultante del velivolo in presenza di vento traverso .

41.11 

Nel caso più generale di direzione del vento diversa da quella dei casi particolari qui contemplati, l’autonomia viene ricavata direttamente dalle 36.11 o 38.11 imponendo l’effettivo valore di e può risultare maggiore, minore o uguale a quella in aria calma in funzione del valore assunto dal rapporto .