Latterraggio
è la manovra che consente al velivolo di passare dalla quota di volo al suolo. Se la
manovra è eseguita correttamente il velivolo deve toccare terra con velocità verticale
nulla ed arrestarsi nel minimo spazio. In pratica difficilmente è realizzabile questa
condotta di volo, soprattutto per quanto attiene alla prima condizione; in ogni caso la
velocità verticale deve essere la minima possibile, per non sovraccaricare eccessivamente
il carrello. Le norme stabiliscono che deve intendersi per distanza di atterraggio la
distanza necessaria ad arrestare il velivolo, partendo dalla sommità di un ostacolo alto
15 metri posto allinizio della pista. La presenza di tale ostacolo può essere reale
o fittizia, nel senso che se non esiste alcun ostacolo bisogna comunque considerarne uno
dellaltezza fissata. Naturalmente se in prossimità delle piste esistessero ostacoli
di maggiore altezza, sarebbero questi a condizionare la distanza di atterraggio.
Come fatto per il decollo, anche per latterraggio tratteremo il caso di un
velivolo con carrello triciclo.
Determinazione della distanza e del tempo di atterraggio
Con riferimento a quanto ipotizzato nel paragrafo precedente, la distanza
di atterraggio, indicata con
, può essere
suddivisa in tre fasi caratterizzate da specifiche peculiarità, fig. 1.13:
discesa;
manovra;
rullaggio.
A queste che rappresentano le fasi proprie dellatterraggio, bisognerebbe aggiungere quella di avvicinamento che porta il velivolo dalla quota di volo alla sommità dellostacolo.
Fig. 1.13 Rappresentazione schematica delle fasi di atterraggio.
La manovra di atterraggio, oltre a quanto detto nel primo paragrafo, può essere condotta in due modi distinti:
nella fase di discesa laereo può mantenere la velocità costante
ed in prossimità del suolo
essere richiamato
e continuare con forte incidenza finché, diminuendo la velocità, toccare il suolo;
nella fase di discesa la velocità può essere decrescente, abbassando opportunamente gli ipersostentatori, in modo da toccare tangenzialmente il suolo alla velocità di atterraggio opportuna.
Nel caso a) laereo tocca il suolo con la minima velocità verticale;
ciò comporta un atterraggio dolce e con minori sollecitazioni del carrello, lo
spazio necessario per larresto è però notevole in quanto, essendo alta la
velocità al suolo occorrerà maggiore spazio per annullarla. Nel secondo caso lo spazio
di atterraggio è minore ma la forte pendenza della traiettoria comporta una più
alta componente verticale della velocità con conseguenti aumenti delle sollecitazioni del
treno di atterraggio. Il vantaggio di ottenere il minore spazio di atterraggio,
dato il considerevole potere ammortizzante dei moderni carrelli, suggerisce di seguire il
secondo metodo. Qualunque sia il criterio scelto occorre notare che latterraggio,
pur non essendo una manovra particolarmente pericolosa, è molto delicata e richiede una
particolare attenzione da parte del pilota.
E bene osservare ancora che la manovra è fortemente condizionata dal tipo di
propulsore di cui il velivolo dispone. E noto, infatti, che i turboreattori sono
propulsori pigri, cioè stentano ad aumentare il numero di giri, quindi a
produrre spinta, una volta che esso è stato ridotto. Questo inconveniente non si verifica
per le motoeliche. Pertanto per i velivoli muniti di turboreattori latterraggio
viene eseguito tenendo alto il numero di giri del propulsore ed annullando la spinta
sviluppata mediante laumento della resistenza con lausilio dei freni
aerodinamici. In tal modo il pilota ha, in caso di improvvisa riattaccata per
eventuali impedimenti, il motore pronto per fornire la potenza richiesta. Latterraggio,
invece, dei velivoli con motoelica può avvenire anche con diminuzione di potenza
in quanto queste ultime sono più pronte ad un comando del pilota tendente ad una
maggiore richiesta di potenza, nelleventualità di un atterraggio abortito.
Da quanto detto risulta evidente che latterraggio risente sia
dellabilità del pilota che del tipo di propulsore. Particolare attenzione occorre
porre, inoltre, allinfluenza del vento in quanto esso condiziona la pendenza e
quindi la lunghezza della traiettoria di discesa. Rispetto allo spazio in aria calma, un
vento di coda comporta, a parità di tutte le altre condizioni, una minore pendenza della
traiettoria di discesa con conseguente aumento dello spazio relativo. Con vento di prua,
invece, la pendenza cresce e si riduce di conseguenza lo spazio. Dopo queste brevi
considerazioni, proponiamoci di calcolare gli spazi e i tempi necessari per le diverse
fasi in cui è stata suddivisa la traiettoria di atterraggio e mostrato nella fig. 1.13.
Determinazione della distanza e del tempo di discesa in aria calma.
Durante questa fase di volo i regolamenti impongono che per motivi di sicurezza, connessi con la possibilità di stallo per raffiche o errori di manovra del pilota, sulla sommità dellostacolo la velocità del velivolo sia superiore alla minima aerodinamica nella configurazione di atterraggio di almeno il 30%, come espressa dalla:
In merito alla
, velocità di
stallo con ipersostentatori estesi e carrello abbassato, occorre notare che essa può
essere diversa da quella vista per la configurazione di decollo, in quanto i flaps
assumono una diversa posizione per il decollo e latterraggio, con una maggiore
angolazione per questultimo. Fermo restando quanto detto precedentemente per la fase
di discesa supponiamo, per semplicità e rapidità di calcolo, ma senza inficiare
notevolmente i risultati, che essa avvenga alla velocità espressa dalla 1.13 e a pendenza costanti. Con queste ipotesi la distanza di
discesa, in base al triangolo
di fig. 1.13, può essere
determinata con la seguente relazione:
Langolo di pendenza della traiettoria, se non è stabilito
diversamente, può essere valutato considerando che la discesa avvenga in volo planato,
ipotesi valida se il pilota fa uso dei freni aerodinamici che annullano la trazione del
propulsore. Con tale assunzione, ricordando la 2.3, langolo di discesa, variabile tra
, può essere valutato con la:
dove
è il valore assunto
dallEfficienza di volo alla sommità dellostacolo. La 2.13 in base alla 3.13 diventa:
con la quale è possibile valutare, con buona approssimazione, lo spazio
di discesa. Valutiamo ora il tempo che occorre per la discesa. Con riferimento alla fig. 1.13 notiamo che il tempo che il velivolo
impiega per passare da
a
alla velocità
è lo stesso che impiegherebbe per coprire la distanza
alla velocità:
componente orizzontale della
.
Con tale considerazione il tempo impiegato dal velivolo per la discesa sarà espresso
dalla:
in cui tutti i parametri sono noti o facilmente calcolabili.
Determinazione della distanza e del tempo di manovra in aria calma.Lultima fase della discesa consiste in un rallentamento della
planata, da iniziare ad una decina di metri dal suolo, ottenuto tirando la barra in modo
da diminuire gradualmente langolo di pendenza della traiettoria ed insieme della
velocità anemometrica. Allaltezza del punto
, fig. 1.13, una decisa richiamata
fa aumentare langolo dincidenza e quindi la portanza che frena la discesa del
velivolo. Da questo momento la velocità diminuisce ulteriormente e il contatto con il
suolo, nel punto
,
avviene nelle migliori condizioni di leggerezza a velocità molto bassa. I
regolamenti prescrivono che il tempo occorrente per compiere questa manovra sia non
superiore a due secondi. Nellipotesi che la velocità tra
e
non cambi molto e non sia diversa da quella di stallo, lo spazio di manovra può valutarsi
con la seguente relazione:
Il tempo di manovra, come precedentemente detto, è imposto dai regolamenti ed è pari a:
Determinazione della distanza e del tempo di rullaggio in aria calma.Nel punto
di fig. 1.13 il velivolo, a
causa della manovra precedente, si presenta con la coda bassa e le ruote principali del
carrello toccano il suolo. Il pilota a questo punto disattiva i motori ed inizia la
frenatura che porterà allarresto del velivolo. Durante il rullaggio agiscono
sul velivolo le seguenti forze:
la trazione
, che
rappresenta la forza sviluppata dal propulsore in presenza di inversori o la
resistenza dovuta ad eventuale
presenza di paracadute di frenamento o della trazione delle
eliche con passo invertito;
il peso
, supposto
costante;
la portanza
, variabile nel tempo in quanto tale è la velocità durante la corsa;
la resistenza
,
variabile nel tempo per la variabilità della velocità durante il
moto;
la resistenza di attrito, dovuta al contatto delle ruote del
velivolo con il suolo,
, variabile nel tempo perché varia il peso che grava
selle ruote;
la forza dinerzia
.
Nelle espressioni precedenti
rappresenta il coefficiente di attrito volvente, diverso da quello visto per il
decollo per la presenza dellazione frenante, e
la decelerazione in atto. Con riferimento alla fig. 2.13, le equazioni di equilibrio dinamico del moto del
velivolo sono espresse dalle:
in cui la prima è valida per velivoli dotati di sistemi per
linversione della spinta o del passo dellelica o di paracadute di frenamento,
la seconda se i motori sono spenti. Nella 9.13
con
è stata indicata la resistenza totale
al suolo, somma di quella aerodinamica e di quella di attrito, come esprime la:
I valori di
variano da
per atterraggi su piste asciutte in cemento, si
riducono a 0,2 se le piste sono bagnate e scendono a 0,07 se le piste sono addirittura
ghiacciate. Si intuisce come in questultimo caso lazione dei freni sia del
tutto inefficace per cui, per contenere lo spazio di atterraggio entro limiti accettabili,
occorre ricorrere a sistemi alternativi quali, ad esempio, linversione della spinta.
La ricerca dello spazio e del tempo di rullaggio può essere fatta ricorrendo allintegrazione
analitica o grafica delle 9.13, tenendo
conto della 10.13. Un modo più semplice e meno
laborioso, che conduce a risultati ugualmente accettabili, è quello di considerare il
moto del velivolo uniformemente decelerato per tutta la corsa di rullaggio. Con tale
assunzione si avrà:
Tenendo conto che il tempo di rullaggio, in modo analogo a quanto visto nel decollo per linvolo, è esprimibile nel modo seguente:
la 11.13 diventa:
Circa la decelerazione da adottare, i regolamenti consigliano i seguenti valori:
1.5
per velivoli con
semplice sistema frenante;
2
per velivoli che adottano sistema frenante alle ruote con controllo automatico dello
slittamento;
3 ![]()
per velivoli che oltre al sistema frenante alle ruote abbiano anche sistemi integrativi quali, ad esempio, linversione della spinta.
Adoperando un valore medio di decelerazione non superiore a 2
le espressioni 12.13 e 13.13
assumono la forma:
che costituiscono le formule risolutive, anche se in modo approssimato, della fase di rullaggio. In definitiva lo spazio ed il tempo totali per latterraggio sono esprimibili nel modo seguente:
Generalmente il valore ottenuto con la prima delle 15.13 viene moltiplicato per un fattore di sicurezza, che i regolamenti indicano in 1.67, per tenere conto delle diverse tecniche di atterraggio, della non perfetta efficienza dei sistemi di frenatura o addirittura degli errori di manovra. A conclusione di queste brevi note è utile far notare la maggiore efficacia del carrello triciclo rispetto a quello classico con ruotino di coda. Mentre, infatti, al momento dellimpatto con il suolo il velivolo con carrello triciclo assume una rotazione tendente a ridurre lincidenza, il contrario avviene con carrello classico. Si può verificare, quindi, nel secondo caso e se latterraggio avviene ad assetto inferiore a quello di stallo, il pericolo del piastrellamento, cioè di successivi rimbalzi dovuti allaumento di incidenza conseguente alla rotazione cabrante che il velivolo assume in seguito allurto col suolo delle ruote principali. Per evitare questo inconveniente occorre atterrare su tutte le tre ruote del carrello oppure prendere terra con unincidenza superiore a quella di stallo. Nella prima ipotesi il velivolo non subirebbe rotazione cabrante e quindi aumento di portanza, nella seconda la rotazione, comportando un aumento dincidenza oltre quella critica, produrrebbe una perdita invece che un aumento di portanza. Un altro vantaggio del carrello triciclo rispetto a quello classico, è rappresentato dallimpossibilità del capottamento o ribaltamento, conseguente allazione dei freni, per il primo ed assai frequente per il secondo. Limpiego di unenergica azione frenante, possibile senza alcun pericolo con carrello triciclo, comporta una notevole riduzione dello spazio di atterraggio con notevole vantaggio per leconomia del trasporto.